DAL PROLOGO AL PODIO

A cura di Claudio Boscolo e Giorgio Sernagiotto.

Nuova categoria, nuova vettura, nuova line-up e nuove sfide. Questo è quello che ci aspetta fin da subito nel prologo del FIA WEC a Spa, un paio di giornate prima dell’inizio vero e proprio della stagione, per testare e mettere più kilometri possibili sotto le ruote per raccogliere preziosi dati.

La due giorni di Prologo, sarò sincero, non è stata delle più semplici sia mentalmente che da un punto di vista tecnico.

Se da una parte abbiamo la consapevolezza di avere un pacchetto che ci possa permettere di lottare e di giocarci qualche posizione di rilievo dall’altra c’è quella sorta di ansietta da prestazione e quel dubbio sul riuscire finalmente a concretizzare tutto il lavoro di questi anni in qualcosa di buono.

Perché è purtroppo vero che gli anni della Dallara, per quanto possano aver regalato tante prime volte emozionanti, siano stati al tempo stesso molto frustranti e raramente ci abbiano visto competere al massimo del nostro potenziale umano, specialmente qua nel WEC.

A Spa si fonde la paura di non riuscire a far bene con la voglia di riscatto e questa sensazione è ancor più ampliata dall’impossibilità di testare per il meglio, soprattutto nella seconda importantissima giornata del Prologo.

Tante bandiere rosse a spezzettare il lavoro e poi il fattaccio: l’Hypercar Toyota che piomba addosso ad un incolpevolissimo Roberto Lacorte privandoci della possibilità di testare ancora per numerose e preziose ore.

L’importante è che Roberto stia bene e, dopo le scuse di Kobayashi, amici come prima.

Questo imprevisto però è fonte di ulteriore accumulo di stress.

Si arriva così al day-off, spartiacque tra le due giornate di Prologo e il week end di gara vero e proprio dove proviamo gli ultimi accorgimenti e limiamo gli ultimi dettagli.

Dopo tutti questi giorni di preparazione è il momento di dare il massimo nonostante le nostre FP1 si concentrino più sul recuperare il terreno perso a causa del botto con Kobayashi.

Nonostante gli intoppi, posso comunque dirmi soddisfatto del mio passo e della mia prestazione personale, anche se resta chiaro che al momento sia Aston Martin che Porsche si dimostrano decisamente più prestanti sul circuito belga.

Le FP3 ci mettono di fronte ad un altro imprevisto con le gomme che ci mette un po’ in difficoltà.

Si arriva al turno delle qualifiche che, da quest’anno, vede i piloti Bronze dover dare la caccia al tempo per quanto riguarda le categorie AM.

È il nostro Roberto a dover affrontare le insidie di una Spa con temperature rigidissime sull’asfalto.

Il circuito miete subito due vittime illustri: la Porsche di Proton e quella di Project One finisco nelle barriere dopo aver perso il controllo in uscita dal Radillon, andando a sbattere molto violentemente contro le barriere di gomme. Fortunatamente entrambi i drivers se la cavano con qualche ammaccatura e nulla più.

Al termine delle qualifiche riusciamo a piazzarci in sesta posizione, non male ma nemmeno nella miglior posizione possibile. Tuttavia, si sa, le qualifiche in una gara da 6H contano poco o nulla e queste deve darci fiducia per domani.

Per dare morale il sabato di gara decido di proporre delle prove di cambio pilota, per rincuorare e dare fiducia a tutto il team e, devo dire, nel suo piccolo questo aspetto ha contribuito a regalare quel pizzico di fiducia extra che ci mancava e ad avvicinarsi con uno spirito più propositivo verso una gara comunque difficile.

La strategia di gara impone che sia Roberto ad iniziare la gara e, da subito, riesce ad esprimere un bel ritmo che gli consente di recuperare diverse posizioni in poco tempo fino a giungere negli scarichi della Aston Martin di Paul Dalla Lana che, dopo essersi visto fiocinare dal nostro compagno di squadra ha colpito la nostra 488 mandandola in testacoda facendoci perdere così una quindicina di secondi.

Visto che le sfortune, e il grip meccanico, non vengono da soli le gomme fredde inguaiano nuovamente il povero Robi costretto ad un’altra giravolta senza conseguenze a Les Combes.

Terminato l’ottimo stint, nonostante due imprevisti (questo week end sembra la sagra della sfortuna) è il mio turno sulla nuova 47.

La strategia prevede un durissimo doppio stint da ben due ore e venti di guida che si può riassumere in una sorta di turno alla Dr Jackyll e Mr Hyde dove la prima parte mi risulta difficilissima; tanti bloccaggi, tanta fatica a trovare quel grip meccanico che vede il proprio culmine nel contatto di gara con Rahel Frey, fortunatamente anche questo senza conseguenze per nessuna delle due vetture.

Dalla direzione gara arriva poi la notizia del drive through comminato alla 98 di Dalla Lana per il contatto con la nostra vettura raccontato in precedenza.

Dopo il primo pit stop, con cambio gomme e rifornimento, la vettura sembra cambiare le risposte ai miei comandi. Ora è un’altra storia e riesco finalmente ad esprimere al massimo il mio potenziale di guida riuscendo a togliere un secondo e due/tre decimi dal mio passo gara.

Insomma, la rimonta è concreta e lascio la vettura alla nostra new entry, Antonio Fuoco, in terza posizione a parità di strategia con le due GTE davanti a noi.

Antonio è bravissimo a restare lì con quelli davanti per tutta la durata del suo stint e riesce a tirare fuori delle prestazioni di gran rilievo fino al fattaccio.

Comunicazione della direzione gara impietosa: drive through per speeding under yellow flag per la vettura #47.

Bene signori, è in questi momenti che ci sente crollare il mondo addosso.

Fatico ancora adesso a descrivere quanto sia stato difficile e quanto mi sia sentito in colpa per quella penalità.

Mezz’ora di inferno vero e proprio a sperare nel coniglio tirato fuori dal cilindro di Antonio per recuperare la posizione persa.

Che però, nonostante l’ottima prestazione del nostro pilota gold, non sembra arrivare.

A dieci minuti dalla fine della gara appare la comunicazione: car number 88 under investigation.

Si può riprendere a sperare.

Ed è proprio come nei film, quando ormai la gara sembra decisa che arriva il colpo di scena che ti riporta improvvisamente di nuovo in corsa.

A cinque (sigh!) minuti dalla fine viene ufficializzato il drive through per la Porsche davanti a noi.

La terza piazza torna di nostra proprietà: è podio!

Dopo tanti anni di bastonate, di sfortune, di una vettura che non ci ha mai permesso di lottare come avremmo potuto e voluto finalmente qualcosa di bello!

Dopo la grande ed amara delusione di Daytona con il sogno infranto sul più bello ecco una piccola e rocambolesca rivincita.

Il team di AF Corse sempre on point, capace di darci il miglior supporto possibile assieme alla nostra caparbietà ci ha portato sul podio a Spa.

Questa tappa è stata un vero e proprio rollercoaster di emozioni e davvero è difficile spiegare la felicità nel riuscire a condividere il podio con Roberto dopo tutto quello passato assieme.

Adesso però bisogna pensare al circuito dell’Algarve e vedere di dare il massimo anche lì.

Alla prossima!

Fotografie a cura di Fabio Taccola.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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