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A cura di Alessandro Rizzuti e Claudio Boscolo.

Anche quest’anno non avete studiato. Siete stati al mare a far nulla o peggio a “lavorare”, e quindi tocca a noi dirvi chi corre quest’anno alla 24 Ore di Le Mans e spiegarvi perché fa schifo. Oggi ci occuperemo solo dei prototipi, tra qualche giorno passeremo anche alle GT.

HYPERCAR

Iniziamo con le LMP1 rimoddate, però più belle, ma anche più lente mannaggia a te ACO:

  • Toyota Gazoo Racing: Le auto #7 e #8, le uniche ibride in pista, hanno già vinto. Nel senso che competono da soli. Nel senso che la lotta sarà solo tra i compagni. Se non fanno come nel 2016 o 2017 non ci sarà una lotta per la vittoria assoluta.
  • Alpine Elf Matmut: La #36. Come la Rebellion dello stesso anno. Nel senso che è letteralmente la stessa macchina, con gli stessi problemi ma in più sono francesi. Hanno quindi meno possibilità di vincere della Rebellion del 2020, a meno che il BOP non li salvi
  • Glickhenaus Racing: #708 e #709. Per favore James stai zitto e piantala di bloccare gente su Twitter per l’amor di Dio. Per il resto, difficile finiranno la gara nonostante Pipo Derani e i motori Pipo.
Le cosiddette hypercar Toyota.

LMP2

Sono troppi in questa categoria. Cioè meno male eh, però facciamo una scelta dei team principali.

  • Richard Mille Racing: #1. Le aspettative sono quelle che sono per il team tutto femminile, ma Sophia Floersch è simpatica oltre che bella quindi le si vuole bene.
  • Dragonspeed USA: #21. Cialtronissimi a mettere USA nel nome, il team schiera l’ormai 96enne Juan Pablo Montoya, ancora assassino come ai bei vecchi tempi delle corse coi cavalli. Rischia lui di vincere la triple crown prima di Fernando Alonso.
  • United Autosports USA: #22. Perché gli Stati Uniti d’America sono il più grande paese ed è giusto continuare a sottolinearlo. L’equipaggio è tra i favoriti alla vittoria di classe grazie soprattutto agli stupendi occhi di Phil Hanson (no homo).
  • G-Drive Racing: #26. Dato che Nyck De Vries ha finito l’ultima goccia di sapone utile nel momento di massimo bisogno del nostro redattore inviato speciale alla 6 ore di Monza, non possiamo che augurare che l’auto rimanga senza benzina a Tertre Rouge a tre minuti dalla fine. Infami.
  • JOTA: #28. C’è Sean Gelael, dai, pollo fritto e motore ad olio esausto, cosa volete di più? Peccato che c’è anche Stoffel Vandoorne altrimenti era vittoria a tavolino.
  • Team WRT: #41. Ci sono un polacco, uno svizzero e un cinese. Il polacco ha una sola mano ma compensa con un manico eccezionale. Lo svizzero non ha il manico ma è fortunato, tanto da ritrovare le chiavi della sua M4 appoggiate sulla portiera, dopo averle perse in mattinata. Il cinese si chiama Ye Yifei che è un nome simpatico.
  • ARC Bratislava: #41. Unico equipaggio che pesa più della macchina, che è gialla e molto carina. Non sono particolarmente veloci ma non importa, perché puntano sulla simpatia. E poi hanno Oliver James Webb che purga la sua fortuna con un equipaggio non all’altezza.
  • High Class Racing: #49. Beh. Beh. C’è Magnussen. Quale? Tutti e due. Ufficiale padre e figlio fanno le risse in pista come una vera famiglia.
Bella vero?

Di Alessandro Rizzuti

Laureato in storia e bassista metal a tempo perso, fermamente convinto che sotto le sei ore si parla di gare sprint. Ogni tanto faccio qualche articolo ironico, sperando di essere divertente almeno su internet.

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