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Eccoci con un’altra intervista dalla 6 ore di Monza, stavolta il (s)fortunato pilota è Earl Bamber, veterano delle gare endurance. Pilota della Cadillac insieme ad Alex Lynn e Richard Westbrook, il neozelandese quest’anno si è distinto per delle ottime prestazione sulla LMDh. Sul lato GT è andata anche meglio, con una vittoria alla 24 ore del Nurburgring su una Ferrari 296 GT3. Ma ora bando alle ciance, e via con l’intervista.

“Sei appena tornato da Spa, hai corso a Daytona e Le Mans, e ovviamente quest’anno hai vinto al Nurburgring. Quale tra queste ore è la tua preferita?”
“La mia preferita, e la sfida più grande, è sicuramente Le Mans. La ragione è che non hai mai la possibilità di correre su quella pista. Tutti [i costruttori] progettano le loro auto perché vogliono andare a Le Mans e vincere. Sulle altre piste, a Spa, al Nurburgring, a Daytona (anche se è molto importante per Cadillac) puoi andare a fare dei test sull’auto. A Le Mans invece hai una chance all’anno, e se va male devi aspettare 365 giorni per riprovarci.”

Teamwork, la chiave del successo nelle gare endurance, soprattutto durante i pit stop.

“Qual è l’aspetto che ti piace di più dell’endurance e quale ti piace di meno?”

“Ah, bella domanda. Credo che la caratteristica migliore per me è che serve un team completo ed essere perfetti per raggiungere i risultati migliori. In pista vuol dire affidabilità e avere gli uomini giusti in pit lane e nei box. In confronto alla Formula 1, dove per esempio fai uno o due pit stop per gara, nell’endurance ne fai sette o otto in una gara da sei ore, e ogni pit stop deve essere perfetto. Anche per la strategia, se rovini le gomme o succede qualsiasi cosa devi per forza fare un doppio stint se la strategia è quella, altrimenti rischi di perdere troppo tempo e finire fuori dalla corsa. Questa è una delle sfide più grandi nell’endurance ma è la parte che mi piace di più.

La cosa che mi piace di meno, se si può dire così, è che sei estremamente competitivo un giorno, e il giorno dopo invece può andare tutto male. Puoi fare un bloccaggio o un pit stop sbagliato e improvvisamente sei fuori dalla gara. È abbastanza doloroso quando succedono queste cose, ma fa parte del gioco.”

“Cosa ti piace invece della macchina che guidi, la Cadillac V-LMDh?”

“Mi piace che si adatta abbastanza al mio stile di guida. Con il basso consumo gomme che ha l’auto sono in grado di spingere con consistenza per tutto lo stint senza grossi problemi di degrado. Credo che nelle ultime piste del campionato, soprattutto in Bahrain con il suo asfalto abrasivo, saremo in grado di trarre vantaggio da quest’aspetto.

Mi piace anche come si comporta la macchina con l’ibrido. Per me e gli altri (del team Cadillac) è la prima volta che lavoriamo con un sistema ibrido, ed è una bella sfida. In generale è una categoria divertente per un pilota [le hypercar], le macchine sono belle da guidare e puoi avere lotte serrate senza avere l’aerodinamica o l’altro.”

Earl Bamber, pilota neo-zelandese, due volte vincitore della 24H di Le Mans e campione del mondo WEC nel 2017 con i nostri redattori all’interno dell’hospitality Cadillac. Ph: manne_photosport

Di Alessandro Rizzuti

Laureato in storia e bassista metal a tempo perso, fermamente convinto che sotto le sei ore si parla di gare sprint. Ogni tanto faccio qualche articolo ironico, sperando di essere divertente almeno su internet.

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