A cura di Umberto Moioli.

La bella stagione è ormai alle porte e come ogni anno, passato il freddo inverno, la voglia di moto è più forte che mai. Lo sappiamo noi motociclisti, lo sanno ancor meglio le Case, che da marzo a giugno mettono in calendario tantissimi Open-Day ogni week-end per permettere a chiunque di provare alcuni tra i nuovi modelli a listino: un’ottima opportunità per salire in sella a motociclette di segmenti sempre diversi, di farsi tante idee e confrontarle, prima di magari portarsi a casa il nuovo gioiellino. Vista l’opportunità, oltre ai test più lunghi e dettagliati che effettuiamo, vogliamo quest’anno inaugurare anche una nuova rubrica, che chiameremo “Fast-Test”, ovvero brevi recensioni ma ugualmente esaustive, che punteranno maggiormente a raccontarvi (quasi a “caldo”) quanto andremo in giro a provare in questo periodo, senza dilungarci troppo ma cercando di trasmettervi quanto di più importante.

“Fast-Test” apre quindi con una delle moto più chiacchierate ed apprezzate della gamma Yamaha, la nuova Tracer 900. Alimentata da un motore a tre cilindri da 850 cc, che sviluppa una potenza di 115 CV ed una coppia di 87,5 Nm a 8500 giri, la Tracer è una turistica “C.I.V.”, ovvero una moto che coniuga perfettamente tre principali caratteristiche: comfort – ignoranza – viaggio.

Potendo modificare l’impostazione della sella e del setting, la ciclistica della Tracer 900 è infatti a prova di qualsiasi fondo stradale, specialmente delle strade ad “hemmental” tipiche del nostro “Bel Paese”, riuscendo a stupire per l’incredibile facilità con cui riesce a divorare ogni tipo di asperità senza mai essere messa in difficoltà o senza mai far dubitare il pilota sulla tenuta della ruota davanti. Ma non lasciatevi ingannare dal timore che ad Iwata abbiano optato per una taratura troppo morbida delle sospensioni che rileghi questa 900 ad un bacino clienti di età più avanzata, perché la Tracer è una moto volutamente pensata anche per essere dispensatrice di ignoranza, è una moto che vuole stupire pure lo sportivo più intransigente. Ed ecco che quindi si scopre la sua anima nascosta, quella dello slogan pubblicitario “The Dark side of Japan”: spostando infatti la mappatura su A, la più aggressiva delle tre a disposizioni nella centralina D-Mode (che è possibile modificare anche in movimento), che regolerà anche il setting della moto rendendola più rigida, e disattivando il Traction-Control semplicemente premendo per tre secondi un tastino a sinistra dello schermo a cristalli liquidi, la Tracer 900 da brava motocicletta politicamente corretta si trasformerà in una finto-turistica psicopatica divoratrice di curve ed assetata di impennate. Insomma, una moto le cui pessime intenzioni vengono continuamente sottolineate dagli incessanti scoppiettii provenienti dallo scarico posto sotto il motore.

COME VA

Regolata, infatti, in “stupidity-mode”, lascio la frizione e spalanco con irruenza il gas. La risposta è fantastica perché la Tracer scarica a terra tutti i suoi cavalli mentre la ruota anteriore inizia subito a puntare al cielo, dando così prova della sua poca volontà a farsi consumare, mentre si rimane stupiti per la grande coppia di cui questa 900 è dotata nonostante i suoi soli 115 CV. La risposta violenta si affievolisce leggermente quandi si poggia la seconda marcia, e quindi la terza, ma lo stesso non si può dire della velocità con cui la “turistica” di Iwata approccia la strada; e mentre tutto scorre velocemente, dall’intera ciclistica non proviene il ben che minimo sussulto e la protezione aerodinamica offerta dal cupolino anteriore è tanto buona da far dubitare delle cifre segnalate sul cruscotto.

Ma si sa, i rettilinei sono solo la parte noiosa che collega una curva ad un altra; ed ecco che quindi mi approccio alla prima frenata. Il feeling offerto dalla pompa è eccellente, la frenata lo è anche di più, e tanto per non farmi mancare nulla lascio che il posteriore sgondoli scenicamente un po’ a sinistra mentre pesto sul freno posteriore e, scalando due marce, mi tuffo dentro una bella curva. La moto è stabilissima, il grip offerto dal paffuto 180/55 posteriore è tanto così come lo è la fiducia che proviene dall’anteriore; e mentre rimango appeso alla moto come farei su una supersportiva, ricomincio ad aprire il gas. La risposta della combo “Mappa A + TC Off” è un po’ brusca e non bisogna abusare della manetta, perché è un attimo mettersi questa “turistica” per cappello, ma curva dopo curva – ed il cervello sempre reattivo – si riesce a prendere sempre più confidenza, anticipando così ogni volta l’apertura del gas.

Come dicevamo prima, però, la Tracer 900 coniuga perfettamente nel suo DNA anche il fattore “V”, ovvero il gene del viaggio, quindi riattivo il Traction Control, imposto la mappatura più tranquilla B e mi godo un tratto a ritmo pacato, guidando in maniera totalmente rilassata. Il risultato è stupefacente perché nonostante i suoi 210 Kg, la Tracer anche in “modalità relax” risulta sempre agile e svelta (e qui bisogna fare i complimenti a Yamaha per l’ottimo telaio a diamante che hanno realizzato), coccola la schiena del pilota e riesce pure a mantenere quel pizzico di brio che si materializza quando si gira la manopola del gas fino in fondo: la coppia non è affatto del tutto castrata e si avverte un piccolo quanto godibile alleggerimento della ruota anteriore, che non farà altro poi che alimentare la vostra curiosità di portare alla luce il lato più oscuro di questa moto.

Insomma, la Tracer è una gran moto, che sa mettere perfettamente d’accordo più di una generazione, ora con il suo carattere mansueto ora per quello “mentalmente disturbato”, rispondendo a tutte le esigenze e mettendo però sempre al centro un’unico elemento: il piacere di guida. Oltre a ciò, sappiate che a sorridere sarà sia il vostro portafoglio, perché grazie al suo serbatoio più ampio di ben 4 l. ed un consumo medio di 5,5 l ogni 100 Km, con la Tracer potrete percorrere oltre 300 Km prima di dovervi fermare alla prima stazione di rifornimento, sia il vostro conto in banca, perché per portarvela a casa saranno sufficienti poco più di 10.000 €, che per il livello contenutistico di questa Yamaha valgono tutti fino all’ultimo centesimo.

Di Umberto Moioli

Appassionato di roba veloce (purché non a propulsione elettrica), motorsport e street racing anni '90. Ho aperto ItalianWheels.net tanti anni fa per parlare di gare, auto e moto sportive e raccontare la poetica della guida.

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