A cura di Alessandro Roca.

L’estate volge al termine, ma i motociclisti duri e puri non mollano mai. Siamo andati al Rude Ride Roma a curiosare, mimetizzandoci per l’occasione con una Ducati Scrambler Sixty2 ed un esemplare unico di Bell Bullit della tedesca Helmade.

Lunedì tardo pomeriggio. Ho appena consegnato il mio articolo sulla partecipazione di Rubens Barrichello al mondiale di kart nella categoria regina, e rifletto sul vero significato della passione: il brasiliano dopo più di 300 GP di F.1 non avrebbe motivo di scannarsi in pista con i fenomeni della KZ se non fosse che “era un sogno che avevo fin da ragazzino, da quando mio padre mi confessò di non avere soldi per portarmi a fare il mondiale”.

Squilla il telefono: “Ehi Ale, domenica c’è un raduno di cafè racer e special con evento annesso a Ladispoli, andiamo?” Il buon Dom (al secolo Domenico) mi conosce abbastanza per sapere che mai mi sarei fatto sfuggire un evento del genere, tuttavia i miei tentennamenti dovuti al terzo ed ultimo appello di statistica mi fanno indugiare per ben 10 minuti, decisamente troppi. “Ok Dom, domenica alle 10 al bar sotto da Ale”. 

Certo che con la mia Honda CBR 600 F2 e con il mio Arai GP RX-7 darei dell’occhio, mi devo mimetizzare. Devo cercare di assomigliare quanto più possibile ad un surfista californiano…

IL CASCO

Il motto “Born from motorsports” rispecchia in pieno anche la mia passione per i motori, per cui mi sento un ottimo testimonial della Helmade, start-up tedesca che ha applicato i principi della mass customization alla personalizzazione di caschi.

Ok, ma cos’è la “mass customization”? Non è altro che “personalizzazione di massa”: tramite un’interfaccia grafica in 3D potete personalizzare il vostro casco con colori e scritte scegliendo tra un pool di elementi disponibili. Fatevi un giro su www.helmade.com che capirete in batter d’occhio…

Il tempo di chiamare Christian Möhring, il titolare, di ritorno a Francoforte dopo lo stand alla celebre manifestazione di Glemseck dello scorso week-end ed il mio Bell Bullit “The Legendary” è sulla via di casa mia. Il casco è una edizione speciale realizzata dall’areografatore spagnolo Miki Vinola, in arte MK Art, ispirata al casco della leggenda del TT Joey Dunlop.

LA MOTO

Provai la Ducati Scrambler Icon in occasione del lancio, ma ero incuriosito dalla versione 400cc: la Sixty2. Ok, la moto è scelta. Qualche giorno per smuovere mari e monti e siamo pronti per il ritiro presso il Ducati Roma.

È tardo pomeriggio di venerdì, siamo sulla tangenziale di Roma e la gente ha completamente perso il lume della ragione.

L’ultima cosa che un tester vuole provare sono i dispositivi di sicurezza. La prima cosa che sono costretto a provare è l’ABS: giusto il tempo di varcare la soglia del concessionario che una simpaticissima signora con una finta “freno, ma poi riaccellero” degna del Ronaldinho dei tempi d’oro tenta di farmi diventare parte integrante del cofano della sua Mini Cooper color panna. Svariati insulti dopo, riparto.

IL TEST

Il sabato ho cercato di calarmi nella parte dello Steve McQueen della periferia romana fotografato da Jacopo Sangiorgi, che per l’occasione ha lasciato perdere il fango dei panorami scozzesi per stare appresso ad un esaltato e la sua Scrambler Sixty2.

La domenica è il giorno clou: partenza alle ore 10 con il Dom destinazione Autodromo di Vallelunga per respirare un po’ di benza che non fa mai male. Poi il programma prevede un po’ di curve a costeggiare il lago di Bracciano e direzione SS1 verso il Rude Ride Roma a Ladispoli.

Rifornimento di caffè e si parte. La Scrambler mostra subito il fianco scoperto: l’esposizione all’aria. Attenzione, non è un difetto, ma semplicemente un uso improprio di una moto che è fatta per divertire su percorsi misti e non per il Grande Raccordo Anulare. E’ come utilizzare un porta ombrelli come cestino: si può fare, ma non è progettato per quello per cui non lamentatevi… Tra raccordo e Cassia Veientana arrivo all’autodromo con un addome degno di Brad Pitt in Fight Club: l’esposizione all’aria e la posizione del manubrio piuttosto alta stancano su questi tratti di strada, obbligando gli addominali ad un lavoro extra per mantenere la posizione. Uomini, ecco svelato il segreto degli addominali dei surfisti californiani. Tuttavia per usare un’espressione tipicamente romana, a noi del six pack “c’arimbalza”, e quindi la prossima tappa è naturalmente uno spaghetto alle vongole in riva al mare, e finalmente potrò provare la Sixty2 come si deve.

“Land Of Joy” è il motto della Scrambler, ma non è una mera mossa di marketing: quando si è in sella viene spontaneo sorridere sotto il casco.

Venendo dal mondo delle super sportive, questo è un altro modo di vivere il motociclismo: più rilassato e godereccio. E se c’è qualche buca per strada, pazienza. Se c’è qualche percorso sterrato, meglio. Ci si gode la strada, i paesaggi e si stacca completamente il cervello. Meno stressante e faticoso del motociclismo da domenica a cui sono abituato, certamente meno adrenalinico, ma ha un suo perché.

Il motore segue i dettami classici della casa di Borgo Panigale: bicilindrico ad “L” raffreddato ad aria da 399cc. Lo stesso del Monster, ma rivisto per rientrare nell’omologa Euro 4. Grazie ai suoi 41 cavalli, la Sixty2 può essere guidata a 18 anni con la patente A2. Il bicilindrico “borbotta” sotto i 4.000 giri/min, ma sopra questa soglia è fluido e ben modulabile: consigliata una marcia più bassa con motore “in tiro” piuttosto che una più alta a bassi regimi. Il bicilindrico bolognese spinge bene fino al picco massimo di potenza a 8.750 giri/min, facendo registrare il massimo della coppia a 8.000 giri/min. La potenza è quella che è, ma se siete alle prime armi è molto più che sufficiente.

Il cambio è l’unica cosa che boccio: troppo duro ed impreciso. Da una moto moderna entry level mi sarei aspettato una cosa più soft, ed invece dopo quasi 200 km le mie Vans da surfista californiano portano i segni piuttosto evidenti del comando del cambio.

La ciclistica composta da telaio in tubi, forcella Showa da 41mm e mono Kayaba regolabile nel precarico è il giusto mezzo: morbido per assorbire le asperità dell’asfalto, ma non eccessivamente morbido da risultare instabile. Un assetto perfetto per la città e per le passeggiate di montagna. C’è chi la usa anche per un enduro leggero, ma ho preferito evitare non avendo troppa dimestichezza con la terra.

Come detto, ahimè, ho testato fin troppo bene la frenata: l’ABS funziona benissimo anche sullo sporco e può davvero salvarvi da situazioni spiacevoli. Nell’uso comune la leva del freno ha una corsa progressiva e ben modulabile, forse anche un po’ troppo “vuota” all’inizio, ma bisogna ricordarsi che è dedicata a persone con poca esperienza, quindi va bene così.

La Sixty2 è dedicata a neopatentati con l’A2 e riders alle prime armi, la 800cc la consiglierei a chi vuole un po’ più di brio con lo stesso spirito godereccio. Personalmente, io la comprerei subito.

IL RUDE RIDE ROMA

Sul Rude Ride Roma purtroppo poco da dire se non che è stata un’occasione persa per fare uno splendido raduno. Avete presente il nubifragio che ha colpito il Lazio di cui ne hanno parlato tutti i telegiornali? Ecco…

Arriviamo all’ingresso, nemmeno il tempo di una foto ricordo ed arrivano Simone ed Emiliano, due degli organizzatori, a salutarci. Il raduno è organizzato dai Cani Sciolti Motorcyclists, club romano di cui Simone ed Emiliano sono due bandiere, e prevede un motogiro, musica dal vivo con aperitivo annesso, esposizione di preparatori e contest per le migliori special dei presenti.

Un anno di lavoro andato in malora per colpa di un temporale che è arrivato alle 16 in punto, quando al Black Sand di Ladispoli si contavano già più di 50 moto. La Brigata Bonnisti è arrivata quando ormai le prime gocce si facevano sempre più insistenti sulle visiere.

Da lì in poi il raduno si è tenuto sotto i tendoni dello stabilimento, aspettando il momento opportuno per risaltare in sella e tornare a casa. Non sono mancate birre e risate a stridere con il tempo poco clemente, ma l’atmosfera era delle migliori ed i ferri esposti alzavano ancor di più il livello dell’evento.

Io nel mio piccolo ho sfruttato la gentilezza e la cordialità degli organizzatori per fare degli scatti alla Sixty2 in riva al mare e poi ho esposto “The Legendary” sulla Triumph di Emiliano prima che l’apocalisse si abbattesse sul litorale romano.

Un’occasione perduta, ma siamo sicuri che non mancheranno occasioni per rifarsi.

CONCLUSIONI e RINGRAZIAMENTI

In breve: Ducati Scrambler Sixty2 promossa per chi vuole godersi la moto assieme al panorama con stile, il che non guasta mai.

Un grazie infinito agli organizzatori del Rude Ride Roma che si sono mostrati disponibili al 100% su ogni fronte, a Ducati Italia e Ducati Roma per avermi messo a disposizione il mezzo e a Helmade per l’elmo in stile surfista californiano.

Magari per calarmi nella parte la prossima volta mi faccio venire gli addominali, nel frattempo #StayRacing!

Di ItalianWheels.net

Il mondo dei motori senza compromessi.

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