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La GT-R LM è stata una cometa visionaria.

Una di quelle auto che ricordi con un mix di affetto e di dispiacere, al pari della Delta Wing.

Uno di quei prototipi che non puoi disconoscere e per cui non si può dire, una volta nella vita, di non aver tifato per lei.

Che poi “una volta nella vita” è molto più letterale di quello che si creda visto che corse una sola gara.

Ma procediamo con ordine.

Perchè non è stata solo la messa in pista la parte “kafkiana”di questa impresa Nissan.

Tutto già inizia con l’annuncio del numero uno di Nismo che, nel 2014, stordisce la sala stampa con l’annuncio dell’arrivo della vettura che “sbaraglierà la concorrenza” a Le Mans.

Tutto qua.

Nessuna specifica tecnica, nessuna indicazione circa l’estetica, nulla di nulla.

Un grandissimo “fidatevi eh”.

Qualche mese dopo finalmente trapelano le informazioni circa questo progetto “dominante”.

“I cavalli stanno davanti alla carrozza e non viceversa”.

Bene qualcuno nel reparto dedicato a questa vettura Nissan deve aver fatto proprio la celebre frase del Drake.

Infatti la GT-R LM stupisce per questo ritorno agli albori del motorsport: motore e trazione anteriore (con aggiunta del sistema ibrido a volano).

Il motore è un solidissimo 3.0 L biturbo 6 cilindri.

Insomma dopo l’annuncio a sorpresa inizia a intravedersi qualcosa di concreto.

Passiamo poi alla presentazione della vettura stessa, dopo i tanti concept e render.

Presentazione in pista? Nah.

Presentazione a qualche salone? Nemmeno!

Presentazione durante l’intervallo pubblicitario del SuperBowl? SI! (link qua per chi volesse vedere lo spot)

Ebbene la “vettura che sbaraglierà la concorrenza a Le Mans” non poteva che avere risalto nell’evento più guardato al mondo.

Insomma in casa Nissan, a fiducia nel progetto, stavano proprio messi bene.

Tutto questo clamore mediatico è sensazionale.

Nissan ha utilizzato una strategia comunicativa estremamente aggressiva senza preoccuparsi che, in caso di fiasco, si sarebbe ritorta contro.

Insomma questa LMP1 sembra dover essere l’auto del secolo.

Tolti i veli, la curiosità si fa sempre più forte.

Un anteriore estremamente pronunciato, dimensione delle ruote diverse tra ponte anteriore e posteriore (ruote da 14 davanti e da 9 dietro) ed un’aerodinamica al posteriore molto aggressiva.

Questa GT-R LM Nismo non vuole smettere di far parlare di sè.

Poi arriva l’unico modo di valutazione per una vettura: la pista.

Pista che questa GT-R LM non vuole saperne di vedere.

Se all’inizio la vettura doveva essere testata ed affinata, in un secondo momento avrebbe dovuto mettere piede in quello che era il suo campionato.

Silverstone e Spa, prime due tappe del mondiale endurance, tuttavia non vedono l’ombra di questo prototipo dalle prestazioni inenarrabili.

Il perché?

Beh la GT-R LM non vuole proprio saperne di passare i crash test.

Dopo ore ed ore di lavoro finalmente la vettura passa il crash test e può finalmente puntare al banco di prova vero e proprio: il circuito della Sarthe.

Per la 24 ore di Le Mans, Nissan si presenta con ben tre equipaggi: Max Chilton, Jann Mardenborough e Oliver Pla sulla vettura numero 23; Krumm, Tincknell e Buncombe sulla 22 e Matsuba, Ordones e Shultzhistskiy sulla numero 21.

Tra i piloti doveva figurare anche Marc Genè che, probabilmente prevedendo il disastro imminente, decise di tirarsi fuori dal discorso pilota preferendo un ruolo di consulenza.

Ma come disastro imminente? Questa vettura non doveva umiliare gli avversari?

Beh in teoria, in pratica umiliò sé stessa.

In qualifica parliamo di una LMP1 che a stento riusciva a staccare le GTE e le LMP2!

In qualifica, sul giro secco quindi, le GT-R LM NISMO si piazzano ultime delle LMP1.

Il distacco? Drammatico.

Attorno alla ventina di secondi dalla 919 Hybrid.

Stiamo parlando di LMP1 fuori dalla regola del 110%.

Un’umiliazione tale non si era mai vista in tempi recenti.

Una débâcle colossale.

Una gargantuesca figuraccia se ripensiamo alle parole del numero uno di Nismo di appena un anno fa.

Penserete “tanto sono le qualifiche, in gara potranno recuperare qualcosa”.

E invece no, se possibile la situazione peggiora con le grandissime difficoltà persino nei doppiaggi.

Se sono lente di solito saranno pure affidabili, no? No.

Ben due delle tre GT-R LM non vedranno la bandiera a scacchi con l’ultima sopravvissuta al traguardo ad una distanza siderale dalla Porsche vincitrice.

153 giri di distacco. 153!

La stampa è implacabile, i social pure.

Dopo i proclami di dominio, un fallimento del genere non è accettabile.

Un tonfo così forte da far annullare totalmente i piani di WEC per il 2016.

Così ci lascia la GT-R LM Nismo, la vettura che doveva rivoluzionare l’endurance.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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