Il primo gran premio di Formula1 del campionato piloti venne istituito dalla FIA nel 1950: analizziamo l’evoluzione delle barriere introdotte nel corso degli anni, a seguito di vari incidenti spesso e purtroppo mortali.

E’ impossibile prevedere in maniera precisa le varie dinamiche di un impatto visti i molteplici fattori che possono provocarlo, e di conseguenza affermare quale sia la migliore barriera di protezione.

Paglia

Le prime barriere introdotte furono le balle di fieno disposte lungo il bordo pista, soprattutto in corrispondenza di curve e ostacoli situati lungo il percorso. Le configurazioni dei circuiti erano molto diverse da quelle che conosciamo oggi; era normale non avere zone di fuga o commissari di pista, al loro posto alberi ed altri ostacoli pericolosi per l’incolumità dei piloti.

Nel corso di questi anni ci sono stati molti incidenti causati dalle grandi decelerazioni, abbigliamento poco consono ed uno sviluppo delle tecnologie ancora agli inizi. Inoltre, in caso di incendio, la paglia alimentava le fiamme.

Il Festival of speed di Goodwood è una delle competizioni che presenta ancora questo genere di barriere.

Barriere con reti

Aumentano le prestazioni delle auto ma anche i sistemi di protezione del pilota (nel 1977 avviene l’introduzione obbligatoria del casco integrale).

I layout dei circuiti iniziano a cambiare, ora le reti delimitano il percorso ed evitano che le monoposto o le componenti si scaglino sul pubblico.

Qui l’energia assorbita è maggiore che con la paglia perché le reti subiscono una maggiore deformazione, talvolta intrappolando anche le vetture al loro interno.

Muri

I muri di cemento ai margini della pista sono stati adottati per diverso tempo, si ricordano il tremendo impatto a 75G di Robert Kubica e la morte di Ayrton Senna . In quest’ultimo caso sappiamo con certezza dalle indagini che si tratta del cedimento del piantone dello sterzo saldato in tre punti. L’impatto con barriere di altro genere avrebbe potuto riservare un diverso destino al pilota? Uno dei tanti punti interrogativi a cui non avremo mai risposta …

L’energia viene dissipata in modo violento, sono maggiori le componenti che vengono disperse e meno energia viene assorbita dalla cellula di sicurezza. Un altro fattore molto pericoloso è il rientro in pista della monoposto che perde totalmente direzionalità.

Barriere di gomme e guard-rail

Le reti ed i muri sono stati implementati gradualmente ai guard-rail ed hanno compito di deformarsi e di assorbire l’impatto.

Nei punti più critici del circuito vengono aggiunte 3 pile di gomme per 6 sovrapposte l’una all’altra, bloccate tra di loro ed avvolte da un telo rigido. Raggiunta l’altezza minima di almeno un metro, il tutto deve essere collegato ad un triplo guard-rail.

Attualmente è il sistema più “economico” ed usato nei circuiti del mondiale. Inoltre in caso di incidenti sono facili da riparare in tempi relativamente brevi.

Tecpro

La barriera Tecpro, sviluppata ad Hong Kong, è l’ultima soluzione per quanto riguarda la sicurezza in pista.

Sono costituite da blocchi riempiti di schiuma a densità variabile intervallata da due lamiere. Possono essere incastrate fra loro come un puzzle e riescono ad assorbire impatti fino a 200 km/h evitando in alcuni casi l’effetto “rimbalzo”.

Data la loro geometria sono facili da sostituire, anche se presentano un piccolo difetto: le monoposto possono incastrarsi al di sotto della barriera e quest’ultima rischia di intrappolare il pilota.

Vie di fuga

Esistono varie vie di fuga come tutti sappiamo: semplice asfalto, prato, ghiaia e strisce abrasive.

La peggiore è sicuramente il prato che ha un pessimo coefficiente di attrito dinamico, ancor più basso se bagnato.

L’asfalto o bitumi ad alta abrasione perdonano maggiormente l’errore del pilota che trova grip anche al di fuori del tracciato.

I pareri sono discordanti in quanto tanti affermano di sentire maggior sicurezza nel trovare il limite, ma si trae vantaggio in termini di tempo in caso di uscita.

La ghiaia o “gravel trap” poste in uscita di curva funzionano in caso di basse velocità, con le alte velocità le monoposto “galleggiano” su di essa o nel peggiore dei casi innescano il ribaltamento. Inoltre un eventuale rientro in pista porterebbero i ciottoli in traiettoria.

Le strisce abrasive, caratterisitiche del circuito Paul Richard, presentano varie colorazioni. Le ampie vie di fuga sono rivestite da materiali abrasivi che hanno il compito di frenare le monoposto tramite l’attrito. Le strisce blu hanno una potenza frenante minore rispetto le rosse, i colori servono solo come punto di riferimento per i piloti.

Di Giuseppe Di Florio

Ingegnere meccanico in ambito metalmeccanico. Appassionato di motorsport fin da piccolo, ho lavorato in formula SAE come dinamico del veicolo e successivamente nel Campionato Italiano Rally Terra. Sono entrato nella famiglia di ItalianWheels.net nel novembre 2021 come redattore e social media manager.

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