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Wisconsin. Uno degli stati più a nord degli USA, famoso per la fervente agricoltura, i laghi e la bellezza naturalistica. Greenville è una piccola cittadina residenziale in questo magnifico stato che ospita molte famiglie di immigrati polacchi. Nel 1954 da una di queste famiglie nasce Alan, un ragazzo che di tutte le cose citate fin’ora non gliene importa proprio nulla.

Un ragazzo che scriverà la sua storia, la storia della NASCAR e la storia di come nulla sia impossibile, se lo si vuole veramente. Questa è la leggenda di Alan Kulwicki, la storia di una vita sempre contro ogni aspettativa.

Gli esordi

Alan ha una infanzia difficile. La madre morì quando lui era ancora in fasce, facendo trasferire lui e suo fratello dalla nonna. Il padre, capomeccanico di vari team USAC (l’attuale Indycar), non riusciva ad essere sempre presente a causa degli impegni lavorativi, ma ha sempre supportato i propri figli. Purtroppo la nonna e il fratello di Alan morirono quando quest’ultimo aveva ancora 12 anni, forgiando la sua attitudine da Self Made Man.

Ereditando la passione dal padre, Alan cominciò a correre sui kart a 13 anni, sempre presentandosi da solo ai circuiti cercando passaggi. Correndo sia su asfalto che su terra battuta, vinse il Rookie of the year Award a livello locale nel 1973.

Nel 1977 si laureò in ingegneria meccanica, fattore fondamentale che lo aiuterà per tutta la sua carriera, permettendogli di progettare le sue auto da corsa su misura e abbattendo i costi, permettendogli di vincere vari campionati amatoriali.

Alan agli esordi
Alan agli esordi

Il debutto in NASCAR

Alan fece il suo debutto nei campionati professionistici nel 1984 correndo nella Busch Series, seconda serie della NASCAR, con ottimi risultati sin da subito. Era un personaggio atipico nei box, arrivava sempre da solo con il suo pick up e stava sempre in disparte a studiare e lavorare sull’auto senza aiuti da nessuno.

La sua filosofia era quella che tutto doveva essere perfetto, portandolo a fidarsi solo di se stesso.

Per tutta la sua carriera infatti ha sempre fatto da Team Principal, capomeccanico e proprietario del suo team, affidandosi a meccanici volontari all’inizio e più avanti a pochissimi fedelissimi quando sbarcò nella massima serie americana a ruote coperte, scelta dettata anche dal contesto non agiato da cui veniva in cui tutti i suoi risparmi venivano dai premi per i piazzamenti e qualche piccolo sponsor.

Tutti quelli che hanno lavorato con lui hanno sempre apprezzato l’intelligenza, la preparazione e la determinazione, descrivendolo sempre come una persona genuina, anche se molto impaziente e solitaria.

Nel 1987 acquisì il suo primo grande sponsor Zerex e cambiò il suo numero in quello che divenne il leggendario 7, ottenendo anche la sua prima vittoria in NASCAR a Phoenix e coniando la celebrazione del “Polish Lap”,ovvero percorrere il tracciato al contrario con la bandiera a scacchi al vento dal finestrino.

Nonostante i buoni piazzamenti durante le 2 stagioni succesive, Zerex abbandonò Kulwicki per sponsorizzare team più grandi, riportando Alan a dover supportare il team di tasca propria, rifiutando offerte di vari team che gli offrivano il sedile, sempre seguendo la sua filosofia del “fai da te” e rendendosi antipatico agli altri team owners nel paddock.

Passano anni complicati per Alan, ma è determinato e crede nel suo progetto, facendo tanti sacrifici per continuare a correre.

Ma la svolta è dietro l’angolo.

L’occasione

1992. Anno turbolento per il mondo.

L’unione Sovietica si disgrega e in Italia siamo in piena Tangentopoli. Ma per Kulwicki invece si prospetta una fantastica oppurtunità, grazie al nuovo acquisito sponsor Hooters che, oltre a pagare bene, lo rende immagine della catena di ristoranti presente in tutta la nazione.

La stagione inizia con ottimi piazzamenti, rendendo Alan uno dei favoriti per il titolo, ma con il proseguire della stagione la lotta per l’iridato si complica. Davey Allison e Bill Elliott sono nella loro forma migliore, vincendo gare su gare e portando Alan alla terza posizione in classifica indietro di 278 punti rispetto alla testa. Ma Kulwicki non conosce la parola arrendersi.

One man band

Nelle 5 gare successive il numero 7 ha recuperato ogni punto possibile grazie alla sua costanza e sfortuna degli avversari, trovandosi adesso secondo a 30 punti da Allison e portando la lotta per il titolo all’ultima gara.

L’impresa

15 Novembre 1992, Atlanta, Georgia. La Hooters 500 è l’ultima gara della stagione, l’ultima gara della leggenda Richard “The King” Petty e la prima gara di un ragazzo giovanissimo californiano che ha fatto molto parlare per la sua velocità di nome Jeff Gordon

Ma gli occhi sono puntati solo su 3 gladiatori: Bill Elliott, Davey Allison e Alan Kulwicki, quest’ultimo con Underbird sull’auto per ricordare come fosse il Davide contro i due Golia.

Kulwicki si qualifica per la gara in quattordicesima posizione, tre posti dietro Elliott e tre posti davanti ad Allison. Allison aveva semplicemente bisogno di finire quinto o meglio per aggiudicarsi il titolo, indipendentemente dal piazzamento dei suoi rivali.

La gara però non inizia nel migliore dei modi: Kulwicki stalla ai box e rompe il cambio, costringendolo a rimanere in quarta per tutta la gara e rallentando tutti i suoi pit, ma nonostante questo rimane il più veloce in pista recuperando Elliott e guadagnando la prima posizione.

Al giro 255 però avviene l’impensabile. Allison centra in pieno la macchina in testacoda di Irvan, forzando entrambi al ritiro. Il favorito è fuori.

Adesso è una lotta di strategia tra Alan e Bill. Giocando il tutto per tutto Kulwicki rimane fuori durante il periodo di pace car gestendo la benzina rimasta per cercare di ottenere i 5 punti addizionali per il pilota con più giri in testa.

Questa strategia obbliga Elliott a spingere il più possibile, mettendo molta pressione sul suo team. E la pressione gioca brutti scherzi. All’ennesima tornata di pit, il capomeccanico di Elliott sbaglia il conteggio dei giri, lasciando la testa della gara a Labonte e consegnando definitivamente i 5 punti bonus a Kulwicki.

Elliott vincerà la gara con Kulwicki secondo, ma Alan vincerà il titolo per soli 10 punti.

Il poster promozionale della catena per la vittoria

La leggenda

Un ragazzo cresciuto da solo, partito dal nulla, diventato campione NASCAR grazie alla sua determinazione, costanza e testardagine, scrivendo una delle pagine più belle del motorsport e diventando fonte di ispirazione per molti.

Ma purtoppo questo non è il lieto fine che qualcuno si aspettava.

Kulwicki perderà la vita qualche mese dopo il 1 Aprile 1993 in un incidente aereo mentre si recava a Bristol per il weekend di gara. Ma la sua storia viene ancora raccontata nei paddock statunitensi per ricordarci che nulla è impossibile, se lo vogliamo davvero.

Questa era la leggenda di Alan Kulwicki, The Underbird.

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