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Lance Stroll da sempre è considerato uno dei piloti più controversi all’interno del Circus.

La ragione?

Essere figlio di Lawrence Stroll, proprietario o azionista di praticamente di tutti i team in cui il giovane Lance ha messo piede.

Il pilota canadese si è sempre distinto per uno stile di guida irruento al limite (e ogni tanto oltre) dell’incidente.

Certamente non siamo di fronte al pilota più talentuoso della storia della F1, su questo non esiste alcun dubbio, tuttavia sorge spontanea una domanda.

Lance Stroll merita davvero tutto questo odio?

Assolutamente no, esattamente come pare ridicolo ricoprire un pilota con la sola colpa di essere benestante.

Lance Stroll non è un chiodo, un paracarro e nemmeno una chicane mobile.

Qui sul podio del Gran Premio d’Italia.

E’ un pilota onesto da midfield che ogni tanto sa togliersi qualche soddisfazione.

Non è quotato a livello di tanti altri piloti sebbene abbia raccolto molto di più di tanti altri che vengono incensati ed amati dalle folle e dalla stampa.

Per giudicare Lance Stroll ci sono sempre due pesi e due misure, non ultima la disavventura che ha costretto il pilota canadese a saltare i test e presentarsi direttamente il venerdì delle libere.

Nell’iconografia collettiva chi in sole due settimane recupera da un infortunio così serio, per poi presentarsi alle libere del GP, sarebbe stato additato come eroe.

Lance Stroll a colloquio con il padre Lawrence.

Non Lance Stroll.

Lui è il male, lui è quello che si è comprato il via libera dalla FIA per correre il venerdì (Twitter è un posto magico).

E’ quello che “speriamo si ritiri, non per altro ma perché sono molto preoccupata per lui”.

Insomma solo disfattismo, pensieri al pericolo che avrebbe potuto causare a sé stesso e agli altri.

Non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di pensare che forse quello che ha fatto per essere in pista sia un attestato di volontà ed amore per il proprio sport.

Tuttavia quando Jorge Lorenzo recuperò dopo il botto di Assen nessuno si mise a pontificare sulla sicurezza, solo grandi ( e giustissimi) applausi.

Certo le libere del venerdì hanno messo in luce le difficoltà fisiche di Stroll.

Tuttavia nelle sessioni successive le difficoltà del pilota canadese non sono state più evidenti, esattamente come in gara.

Ecco appunto la gara, ottimo sesto posto a confermare la bontà del progetto Aston.

Nessun evidente problema, nessun evidente errore a causa dei polsi (questo sarebbe anche opportuno farlo sapere in cabina di commento che il quasi contatto tra Stroll ed Alonso è solo attribuibile all’incrocio di due traiettorie diverse).

Ops.

Insomma tanto fumo per nulla.

A ciò si aggiunge l’attestato di stima del collega Alonso, vuoi per euforia, vuoi per aziendalismo o vuoi anche perché di fondo la stima per un pilota che si riprende in poco tempo dopo un infortunio così grave deve esserci.

Alonso che si complimenta con il collega a fine gara

Siamo sicuri che la reazione sarebbe stata la medesima se ad infortunarsi fosse stato qualcun altro?

Se a tornare in tempo record fosse stato qualcuno con una casacca diversa?

La tifoseria della Formula 1 si sta spogliando sempre di più di onestà intellettuale e sta sempre di più abbracciando lo stile da ultras in maniera sempre più esasperata.

Non solo nelle squadre ma soprattutto nei piloti.

Non tanto nelle generazioni più datate ma anche tra giovanissimi che si auto-proclamano migliori.

E’ normale avere delle preferenze, avere diverse opinioni.

Quello che non deve mai mancare è il rispetto per chi compie imprese sportive.

In top 10 in qualifica, P6 a gara finita con i polsi distrutti.

Gli applausi sarebbero dovuti scrosciare, tuttavia per Lance Stroll non è così.

Un pilota che nemmeno se dovesse vincere meritatamente un titolo riuscirebbe a togliersi di dosso lo stigma di raccomandato.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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