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A cura di Umberto Moioli.

Il telefono suona e WhatsApp mostra un chiaro ed inequivocabile messaggio sul gruppo: “Domani ore 21.30 meeting point. Inizia la stagione della Touge”. Non faccio in tempo a chiudere il telefono che sento già i peli sulle braccia drizzarsi ed il battito cardiaco accelerare, in quel misto di eccitazione e nervosismo che precede ognuna di quelle notti.

La primavera è infatti alle porte, la notte non è più fredda come fino ad un mese fa e le strade hanno perso quella leggera patina di gelo che impedisce alle gomme di scaldarsi e di incollarsi all’asfalto. La primavera è alle porte e con essa è tempo di tornare a quello che i giapponesi chiamano “Touge”, il “Passo di Montagna”, portando avanti una tradizione di passione, rischio e divertimento iniziata verso la fine degli anni ’80 e che ha conosciuto il suo momento d’oro negli anni ’90.

Siamo al giorno tanto atteso, cercando di non pensare troppo agli assurdi prezzi del carburante, scarico nel serbatoio un po’ di litri di benzina e mi dirigo al punto d’incontro. Ed eccoli lì, i ragazzi e le loro macchine. Gli amici di una vita, sempre noi, sempre gli stessi, con quella passione per le auto sportive mai sopita e che mai potrà venir meno. Tra una chiacchiera ed una sigaretta, chi fa un check alla pressione delle gomme e chi scalda per bene il motore, finalmente è tempo di salire in macchina, direzione PS (Non possiamo ovviamente fare il nome del luogo, n.d.r.).

Uno dietro l’altro, iniziano le operazioni di riscaldamento, zigzagando a destra e sinistra per mandare in temperatura le gomme e susseguendo diverse frenate per rendere pronte le pastiglie dei freni. Ed ecco che finalmente arrivano, quelle quattro frecce accese che non vedevo da così tanto tempo, che no non segnalano un pericolo, quanto invece il punto d’inizio di quel tratto di Touge. La notte è scura, la strada deserta e finalmente pronta. E quindi, citando il leggendario anime Initial D, “tonight we run”.

Controlli disattivati, marcia dentro e finalmente “tutto giù”. Inizia così la prima Touge Night del 2022. Non c’è musica nella macchina se non la sinfonia che proviene dallo scarico, la concentrazione al massimo e così i sensi. Davanti e dietro, una manica di pazzi con il coltello stretto fra i denti.

La strada è stretta e buia. Destra, sinistra, ancora destra. Il piede destro cerca di gestire al meglio il pedale del gas, controllando continue perdite di aderenza al posteriore sia per il classico assetto da trazione anteriore sportiva, sia anche per delle gomme non ancora in perfetta temperatura. Il motore sale di giri, giù la frizione e dentro un’altra marcia, poi un’altra ancora. Gli alberi ci passano veloci ai lati della strada ma gli occhi non li vedono: davanti a noi solo un tratto di strada e le luci posteriori di chi ci precede.

Destra e sinistra velocissimo su uno scollino, con le ruote esterne che passano leggere sull’erba, poi dentro un’altra marcia. Ora però è tempo di attaccarsi ai freni, prima di un piccolo tratto di misto-stretto simile ad un toboga: la macchina trasferisce il proprio carico tutto all’anteriore con le pastiglie che mordono feroci i due dischi. Come una danza veloce di piedi e mani, si cavano due marce, il motore alto di giri e via, si entra in questo tratto in leggera discesa dove le macchine si spostano veloci in un continuo cambio di direzioni, le gomme stridono e l’adrenalina scorre veloce nelle vene con il cuore che sembra andare fuori giri.

Arriviamo al termine del nostro tratto ed è tempo di far raffreddare le macchine prima di prenderci una meritata pausa al solito parcheggio. Non ci sono vincitori alla Touge, e non conta chi ha il brand più figo od il motore più grosso. Alla fine della Touge, quello che conta è l’aver guidato al meglio delle proprie capacità e soprattutto conta quanto divertimento hai ottenuto facendo ciò che noi fanatici dei motori amiamo di più in assoluto: guidare.

I freni e le gomme puzzano ancora, e la sigaretta che sto fumando ha tutto un altro sapore. Il tempo sembra essere rallentato, ogni sensazione espansa e carica di significati più profondi. E sono qui, a guardare la mia amata macchina, sorridendo a lei, compiaciuto e fiero di quello che mi fa provare ogni volta, contornato da amici che stanno provando esattamente le stesse emozioni. Ecco cosa si trova alla fine di una Touge. Che dire, era ora.

Di Umberto Moioli

Appassionato di roba veloce (purché non a propulsione elettrica), motorsport e street racing anni '90. Ho aperto ItalianWheels.net tanti anni fa per parlare di gare, auto e moto sportive e raccontare la poetica della guida.

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