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A cura di Sebastiano Aulino.

Il gran premio di domenica ci ha lasciato uno grande spunto di riflessione, su cui molti piloti e anche molte scuderie si sono espressi: la sicurezza.

Ma quest’oggi non esaminerò i classici temi dovute alle vie di fuga piuttosto limitate dei circuiti cittadini o sulla spericolate azioni dei piloti rookie, ma andrò a parlare delle gomme e della loro durata.

Come ben sappiamo, con la scomparsa dei rifornimenti e con l’avvento del monogomma Pirelli, molte scuderie hanno deciso di rivoluzionare le proprie strategie, passando da numerosi pit stop che si traducevano in stint veloci e numerosi sorpassi a uno solo, con gare più lente e basate sulla gestione dell’aderenza degli pneumatici.

Pirelli perciò ha fatto in modo di portare ogni anno numerose modifiche ai loro prodotti, migliorandoli sempre più sotto questo aspetto. Ma purtroppo alcune volte bisogna fare i conti con dei fattori determinanti, quali la confermazione dell’asfalto, il tipo di pista e soprattutto al tipo di sollecitazioni a cui una gomma viene sottoposta.

Come abbiamo potuto constatare già dall’anno scorso, la scelta di affidarsi solo ed esclusivamente ad una sosta e alla gestione delle gomme, non ha portato a dei buoni risultati, bensì al contrario, ad un finale di gara che ha visto numerosi piloti in estrema difficoltà con il crollo di prestazioni e alla distruzione di gomme (vedi GP di Silverstone).

In molti casi, abbiamo documentato le forature che accadevano in tratti a media e bassa percorrenza, ma a Baku purtroppo non è stato così, perché il tratto dove Stroll hanno visto le loro speranze di un buon risultato andare a podio sono terminate a “muro, la colpa è da attribuire non alla Pirelli ma agli strateghi dei muretti, che così facendo hanno messo a repentaglio la vita dei loro piloti.

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L’impatto di Stroll è avvenuto a circa 290 km/h e con gli inseguitori ad una distanza tale che sono riusciti ad evitarlo, così come quello di Verstappen che è arrivato a oltre 320 km/h sul traguardo con un distacco da Perez di oltre 4 secondi.

Ovviamente non sono le prime volte che questi episodi accadono perché sempre nella scorsa decade abbiamo avuto modo di vedere come le gomme soffrivano particolarmente in tracciati con asfalti ruvidi e con temperature proibite, che li facevano surriscaldare troppo, compromettendo la loro tenuta.

Sempre a Baku nel 2018 Valtteri Bottas ha trasformato la sua vettura in un triciclo a motore, per un problema analogo.

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Per tanto vorrei proporre alla FOM di istituire, in alcune gare che verranno scelte in base alla tenuta degli pneumatici Pirelli, delle gare dove sarà reso obbligatorio l’effettuazione di 2 soste, in modo da rendere le gare molto più avvincenti e soprattutto più sicure.

D’altronde proprio loro hanno deciso di far correre i piloti per soli tre giri, consentendogli di cambiare gomme e facendoci assistere ad uno spettacolo unico a cui non assistevamo da tempo.

Ed essendo in conclusione, vorrei spendere due parole proprio sulle spettacolo di ieri, ma anche sul fatto che “chi troppo vuole, nulla stringe”.

Hamilton ieri si è reso protagonista di una mossa tanto azzardata quanto stupida, in quanto era consapevole che il suo rivale nel mondiale era fuori da giochi, ma ha voluto giocarsi il tutto per tutto in maniera alquanto inutile, visto andando sul podio da secondo, sarebbe riuscito a scavalcarlo.

Eccesso di foga sportiva? Troppo affidamento alla Dea Bendata, che tante volte lo ha graziato? Una cosa è certa, che a tutto c’è un limite, anche alla fortuna.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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