La terza tappa della Dakar 2026 segna il primo vero scossone dell’edizione. Una giornata complessa, ricca di ribaltamenti e di strategie che iniziano a emergere alla vigilia della prima Marathon “Refuge”. Auto, moto e camion hanno vissuto tre storie diverse, ma accomunate da un unico filo conduttore: l’incertezza.
Auto

La terza tappa rivoluziona la situazione. Le Ford M‑Sport tornano protagoniste con una prestazione solida: Mitch Guthrie conquista la tappa e Martin Prokop completa la doppietta, confermando l’efficacia del pacchetto tecnico nonostante non fossero i favoriti della vigilia. Roma chiude sesto, preceduto da Botterill (Toyota) e dalle due Dacia di Gutierrez e Moraes, mentre Sainz resta più attardato. Ekstrom, dopo una prima parte brillante in cui era stato virtualmente in testa, perde terreno nel finale e chiude nono. Per i big è una giornata complicata: Quintero perde la leadership e oltre 40 minuti dopo essere rimasto senza gomme, mentre Al Attiyah e Lategan lasciano sul terreno una ventina di minuti ciascuno. Anche Loeb e De Mevius pagano forature e lunghi stop, con il francese costretto a percorrere quasi 300 km senza scorte. La classifica generale cambia volto: Guthrie e Prokop balzano al comando, seguiti da Botterill e dalle due Sandriders di Moraes e Gutierrez. Da segnalare l’ottima prova dell’equipaggio Sanz–Gerini con la nuova Ebro, tredicesimi assoluti nonostante una foratura. Gli italiani, in generale, vivono una tappa difficile ma restano tutti in gara.
Moto

La giornata odierna segna il primo vero cambio di ritmo nella categoria Moto e mette in evidenza la forza del team Honda. Tosha Schareina firma una prova velocissima, vicino ai cento all’ora di media, e conquista la tappa davanti a Ricky Brabec. Nonostante la vittoria dello spagnolo, è l’americano a dare l’impressione di avere un piano tattico più definito, mentre Schareina sembra inserirsi – almeno per ora – nel ruolo di gregario funzionale alla strategia di squadra. La giornata è stata resa ancora più impegnativa dall’eccezionale sforzo di Daniel Sanders, costretto ad aprire la Speciale per tutta la mattina. Il tandem Honda ha imposto pressione sin dai primi chilometri, recuperando prima Edgar Canet e poi avvicinandosi all’australiano nella polvere. Canet, una volta ripreso, ha provato a rallentare gli inseguitori, ma contro un due volte vincitore della Dakar come Brabec c’è poco da fare. In classifica generale, Brabec e Schareina scavalcano Canet e si portano a ridosso di Sanders, che conserva la leadership con circa un minuto di margine. Canet scivola al quarto posto, più staccato, ma la dinamica rientra nelle logiche della vigilia, soprattutto considerando che domani inizia la prima Marathon “Refuge”. La tappa registra anche due ritiri pesanti: Tobias Ebster (Hero Rally2), fermato dalla frattura di una mano, e Stefan Svitko, uno dei privati più forti della categoria, costretto allo stop per una frattura alla clavicola.
Camion

Il terzo stage conferma quanto la categoria Camion sia una delle più imprevedibili di questa Dakar 2026. Mitchel Van den Brink firma una prova di grande solidità e conquista la tappa, diventando il terzo vincitore diverso in tre giorni e mantenendo anche la leadership della generale. L’olandese dell’Eurol Rallysport ha costruito il successo soprattutto nel finale, dopo una prima parte trascorsa tra terzo e quarto posto, segno di una gestione lucida e di un mezzo in ottima forma. Alle sue spalle si confermano due nomi pesanti della categoria: Martin Macik e Ales Loprais, entrambi costanti e sempre più protagonisti di un avvio di Dakar molto combattuto. La tappa, caratterizzata da un mix insidioso di sabbia, pietre taglienti e continui cambi di ritmo, ha messo a dura prova navigatori e meccanica, contribuendo a creare distacchi significativi. Giornata invece complicata per Zala, che perde oltre mezz’ora e scivola dal secondo al quinto posto della generale, un colpo pesante in vista della Marathon. Con tre tappe e tre vincitori diversi, la lotta tra i giganti della Dakar si conferma apertissima, con Van den Brink che prova a dare un primo segnale ma senza riuscire ancora a creare un vero margine di sicurezza.
Ora si entra nel vivo: due giorni senza assistenza, solo supporto tra concorrenti, bivacco isolato per moto e auto, e un altro migliaio di chilometri da affrontare. A Hail, tra due giorni, il quadro sarà più chiaro, anche se ancora provvisorio. Il crescendo della Dakar 2026 continua.
