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A cura di Claudio Boscolo.

Las Vegas, terra di scommesse, di tutto o niente, di stroboscopi e luci scintillanti; “Sin City” per molti, città di opportunità per tanti altri.

Las Vegas regala ma prende anche tanto.

Siamo al 16 ottobre 2011, esattamente 10 anni fa, e la IndyCar Series mette in scena la sfida definitiva, il gamble totale; infatti, il mese precedente, la stessa IndyCar Series lancia la sfida: chi parte volontariamente ultimo e vince l’ultima gara della stagione porta a casa ben 5 milioni di dollari.

Esiste qualcosa più Las Vegas di questa? Ed infatti l’ultima gara della stagione si correrà proprio sull’ovale del Nevada, dove l’unico ad accettare la scommessa è Dan Wheldon.

Dan non è un pilota qualunque, due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis, Rookie of the Year nel 2003 e campione nel 2005.

Dan Wheldon è il primo pilota inglese dai tempi di Jim Clark a vincere una 500 Miglia e, cosa ancor più rara, riesce a farsi amare da tutto il popolo della Indy.

È una sfida golosa quella dei cinque milioni e si sa che la IndyCar Series è il caos per eccellenza quindi fare da “last to first” non è impossibile e questo Dan lo sa.

Si arriva alla fatidica green flag, tutto sembra procedere per il verso giusto poi è il caos più totale: una vettura decolla e si schianta sulle protezioni, auto avvolte dalle fiamme e pezzi di carbonio ovunque. Sembra uno scenario apocalittico ed è così. In America questo tipo di incidente si chiama “Big One”.

15 vetture coinvolte, 13 piloti escono sulle loro gambe e Dan non è tra di loro.

Il viaggio in elisoccorso come ultima speranza ma c’è ben poco da fare.

L’ironia della sorte con Wheldon stesso come tester durante la stagione per Dallara, al fine di migliorare la sicurezza delle monoposto e cercare di diminuire le probabilità di decolli come quello che è costato la vita del pilota inglese.

10 anni dopo, Las Vegas: l’IndyCar ha fatto passi da gigante nella sicurezza. 10 anni dopo abbiamo vetture che hanno diminuito sensibilmente la letalità di questa categoria e questo grazie agli sforzi di Dan Wheldon e al lavoro di Dallara.

La Dallara DW12, 10 anni dopo l’incidente di Wheldon.

Il tributo di sangue richiesto per migliorare una categoria non è mai piacevole tuttavia, come in altri casi, fa vedere che la scomparsa di questi eroi non sia stato qualcosa fine a sé stesso ma abbia contribuito a salvare tante altre vite.

Quello che ci ha lasciato Dan è anche il ricordo di un ragazzo fantastico, grande pilota e ancor più grande persona che ha lasciato un vuoto enorme nel paddock della IndyCar e di tutti gli appassionati del motorsport.

We miss you Dan.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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