A cura di Claudio Boscolo.

Velocità è un termine strano; se dovessi chiedere a 100 persone che cosa significa “velocità” probabilmente riceverei cento risposte diverse. Per alcuni è solo un numero in fondo al tachimetro, per altri la stupenda sensazione delle farfalle allo stomaco e adrenalina crescente prima di allacciarsi il casco e scendere in pista. Per altri ancora è sentirsi incollati al sedile in fase di accelerazione. Forse la risposta giusta non esiste oppure è un semplice insieme di tutti questi fattori.

Per me il significato di “velocità” è vedere un pilota professionista alla guida.

Giovedì 28 febbraio siamo stati al motodromo di Castelletto di Branduzzo a girare con quei piccoli ma ruggenti diavoletti delle Legend cars in compagnia di un tester d’eccezione: il pilota WEC del team Cetilar Racing Giorgio Sernagiotto.

Nonostante il rendez-vous sia fissato per le 9.30 ci troviamo tutti con ampio anticipo e, dopo una bella chiacchierata di riscaldamento, ci muoviamo verso il capannone dove le vetture sono in paziente attesa di essere scatenate.

Finito il tour inizia una sorta di breve briefing a cielo aperto assieme ad Adriano Monti, Boss del circuito e principale artefice del movimento Legend cars in Italia, ed Enrico Ferrario, campione italiano Legend Cars nella categoria Over 50.

L’obiettivo di giornata per Giorgio sarà, oltre al semplice divertirsi in pista, portare il suo crono a fine mattinata sul minuto e venticinque.

Il primo stint verrà effettuato dal pilota veneto su una Legend Car da 4 cilindri con Enrico a fargli da “lepre” e mentore lungo il breve ma estremamente tecnico e tortuoso circuito.

Sin dalla semplice accensione dei motori si fa molto chiaro che in pista ci sarà parecchia bagarre e divertimento.

Mai previsione fu più azzeccata.

Sebbene le vetture sul tracciato siano solo due, a bordo pista lo spettacolo è davvero inebriante: sound spettacolare, ruote fumanti, staccate al limite (e anche qualche giravolta che comunque di male non ne fa) sono il preludio di una giornata che, in termini qualitativi, crescerà esponenzialmente.

Dopo i primi giri di studio del tracciato e di conoscenza con la vettura si torna ai box per le primissime considerazioni.

Si riparte, sempre con le 4 cilindri, ma stavolta il tempo di studiare è finito ed inizia il tempo della ricreazione.

Enrico, da campione della categoria, si conferma sia un manico non facile da raggiungere che un mastino scomodo da avere alle spalle nei vari avvicendamenti tra i due.

Puoi togliere tutto ad un pilota tranne la voglia di vincere e competere, anche quando si tratta di “testare” e divertirsi.

Staccate, staccatone, bloccaggi, traversi sorpassi e controsorpassi.

What else?

Si arriva così a fine secondo turno ed è tempo di raccogliere le impressioni del Serna prima di fare cambio vettura e passare alle 3 cilindri.

Dal volante si passa al microfono e raccogliamo le più che positive impressioni sulle 4 cilindri di Giorgio (che poi vedremo in dettaglio nel video dedicato).

Mentre i meccanici mettono a puntino la vettura noi ci concediamo ancora quattro chiacchiere extra con il Serna.

La vettura è pronta e ci si rituffa in pista per un altro stint di apprendistato, prima, e di bagarre, poi.

Si arriva infine all’ultimo stint, questa volta in solitaria per Giorgio, di puro time attack.

Quello che vediamo è uno switch totale.

Velocità.

L’andamento, quasi giocherellone, in pieno stile gatto che gioca col topo lascia spazio alla mera volontà di portarsi a casa un tempo che sia ben inferiore al minuto e venticinque.

Giro dopo giro, staccata dopo staccata il tempo si fissa sul minuto e ventidue.

A fine sessione la faccia raggiante di Giorgio fa intendere che queste piccole diavolette delle Legend siano dannatamente divertenti e soddisfacenti.

Uno strumento di allenamento molto valido per i pro e decisamente propedeutico per chi ha iniziato a guidare in tarda età.

Vetture totalmente “analogiche”, senza la minima ombra di elettronica che fanno trapelare quel piacere viscerale di guidare e domare una vettura nuda e pura ma, al tempo stesso, facile ed immediata da capire.

D’altra parte quello che impressiona di Giorgio è stata la capacità di andare forte da subito con una vettura praticamente sconosciuta.

Velocità è davvero vedere un pilota professionista alla guida.

Provare per credere.

Dopo questa splendida giornata non possiamo che ringraziare il motodromo di Castelletto per averci gentilmente ospitati e messo a disposizione le fantastiche Legend Cars, ad Enrico per aver fatto da coach d’eccezione e, last but not least, Giorgio per la sua disponibilità e simpatia e per averci dato parecchio di gas.

Di Claudio Boscolo

Appassionato di endurance da quando ho memoria, innamorato perso della Panoz Esperante e nostalgico della Jordan e della Jaguar in Formula 1. Cantastorie di piloti e di gare, all'occorrenza team principal dell'ItalianWheels Racing Team.

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