Ci siamo, mancano ormai pochi giorni all’inizio del campionato 2026 della The Fox Running e la squadra sta ultimando gli ultimi preparativi, sia meccanici sia logistici, in vista della prima gara che si terrà il 1° Marzo a Castelletto di Branduzzo.
I test prestagionali del nostro Racing Team, che si sono svolti lunedì 16 febbraio proprio su questo circuito, hanno evidenziato un buon adattamento della nostra Peugeot 206+ alle insidie del tracciato e vi assicuro, che per essere lungo poco meno di 2 km, quest’ultime sono davvero tante.

Passiamo ora ad analizzare il layout. Situato nel cuore dell’Oltrepò Pavese, il Castelletto Circuit (conosciuto anche come Motodromo di Castelletto di Branduzzo) è una vera e propria “palestra” tecnica amata dai motociclisti (specialmente Motard e Pitbike) e dagli appassionati di drifting per la sua natura tortuosa e i suoi continui dislivelli. Non è una pista dove conta solo quanto schiacci l’acceleratore o quanti cavalli hai sotto il sedile. Qui, quello che conta davvero è quanto sei preciso e quanto “senti” il mezzo. Insomma, Castelletto è una vera e propria montagna russa: 16 curve (9 a destra, 7 a sinistra) spalmate su 1.900 metri complessivi con una pendenza dell’8%, che trasforma la guida in un gioco continuo con il trasferimento dei pesi del veicolo.
Lo scorso anno ho avuto modo di provare la pista durante un turno con le Legend Cars, in compagnia dei due piloti della nostra squadra Sergio e Simone, e vi posso assicurare che, nonostante le curve si apprendano abbastanza in fretta, gli errori sono dietro l’angolo, specialmente se cala l’attenzione (cosa abbastanza frequente in una gara endurance).
Il giro inizia con un rettilineo di media lunghezza, al termine del quale si affronta il primo tornante: una secca svolta a gomito verso sinistra. È una staccata piuttosto violenta che richiede precisione millimetrica: entrare troppo veloci qui significa allargare irrimediabilmente la traiettoria e perdere trazione in uscita. Appena superato il punto di corda, il tracciato si lancia in una leggera discesa verso il primo di due tornanti consecutivi, uno a sinistra e l’altro a destra. In uscita dal secondo tornante è necessario sacrificare la traiettoria per entrare nella sezione più tecnica, definita “l’Ovale”. Si tratta di un settore movimentato dove si affrontano due lunghe pieghe verso sinistra caratterizzate da forti avvallamenti. Qui le sospensioni lavorano in compressione e il pilota percepisce distintamente il limite di aderenza.

Appena usciti dall’Ovale, troviamo una pendenza positiva che comprime l’assetto e richiede una precisione assoluta per affrontare una sorta di “doppia destra” (un tornante composto da due curve di 90° ciascuna). Usciti dal misto stretto, si apre il gas per affrontare un tornante ampio che immette sul rettilineo opposto, il tratto più veloce del circuito (anch’esso in leggera discesa). Qui si scaricherebbero tutte le marce, se non fosse che il layout previsto per la The Fox Running preveda l’utilizzo di una chicane naturale che spezza il rettilineo. Questo espediente, utilizzato su un po’ tutti i tracciati della Fox, serve per evitare di raggiungere velocità troppo alte al termine dei vari rettilinei. Anche perché, in questo caso, la staccata successiva è delicata perché la curva è ampia e invita a portare molta velocità di percorrenza.
Il giro si conclude con la sezione più guidata. Si affrontano due curve in discesa che devono essere raccordate con un’unica linea fluida, quasi danzando sui cordoli. L’obiettivo è mantenere la velocità media alta per arrivare all’ultima curva, una sinistra che chiude tardi. Qui l’errore classico è anticipare l’ingresso: il pilota esperto aspetta, sacrifica l’entrata e spigola la traiettoria per raddrizzare il mezzo il prima possibile, proiettandosi nuovamente sul rettilineo del traguardo per chiudere il cronometro.

Escluso il rettilineo prima dell’ultimo settore, Castelletto si caratterizza per essere un circuito dove non c’è molto riposo: sei sempre impegnato a impostare, frenare o correggere. Tuttavia, è un tracciato amato dai piloti tecnici, dove è facile vedere mezzi molto meno potenti dare la paga a dei mostri sacri, semplicemente perché raccordavano meglio le curve.
In estrema sintesi, Castelletto premia chi guida pulito.
