scena touge italiana

Una marcia dentro, i giri che salgono verso la zona rossa, la danza dei piedi veloci che alternano ancora una volta la cambiata, e un passaggio rapido tra una curva ad “esse”. Le gomme che fanno del loro meglio per garantire l’aderenza ed il mio corpo che ascolta tutto ciò che accade: dal comportamento dell’intero telaio alle increspature dell’asfalto che fanno sussultare l’assetto della macchina.

Un botto aggressivo dallo scarico, e dentro un’altra marcia ancora.

La curva che vedo davanti è una sinistra in salita. C’è ancora tanto umido dal temporale della sera precedente, ma all’esterno è asciutto abbastanza e quindi schiaccio di più sull’acceleratore. Il differenziale lavora a più non posso, con la gomma interna che slitta. Ecco che si ritrova la trazione. Giù tutto. Poco dopo ecco un’altra destra… Piccolo tocchetto ai freni, lasciando che la macchina trasferisca un po’ di carico all’anteriore, gas parzializzato, sfiorando con la punta il pedale, come se stessi toccando qualcosa di delicato.

Mi sento tirare fuori, perché le gomme non hanno più grip… Aspetto quel poco di più che basta, gomme dritte e giù di gas ancora.


Non ho il sorriso sulle labbra, quello arriverà più tardi, ma lo sguardo corrucciato, concentrato su dove sono e cosa sto facendo. Il rischio è sempre dietro l’angolo. Eppure… C’è una crescente consapevolezza di una già sicura convinzione che a volte, però, necessita di ricevere un’ulteriore conferma.

Ho vissuto a Bali, in Indonesia, per cinque lunghi anni. Una delle esperienze più belle, faticose, felici, difficili, complesse ed indimenticabili che mai avrei potuto immaginare di fare nella mia vita. Sì, sono stato uno di quei “fortunati” – come ci etichettano in molti, senza sapere i sacrifici e le difficoltà da affrontare che una scelta di vita del genere comporta, insieme al lato “cool” ed “instagrammabile” della cosa.



Ho vissuto per cinque anni affacciato all’oceano indiano, dentro e fuori dall’acqua a cavallo delle onde con una tavola da surf. Ho assaporato una libertà diversa, più “ancestrale” se vogliamo, in pieno contatto con la natura. Ed ho vissuto momenti pazzeschi proprio tra quelle onde che tanto ho voluto perseguire, che mi hanno portato ad abbandonare la mia vita precedente – quella più “borghese” della Pianura Padana – per sceglierne una più anti-convenzionale, con le infradito ai piedi ed una tavola da surf sotto il braccio. Eppure…

Ad un certo punto, ho deciso di fare ritorno in Italia. Abbandonando quel (che un tempo fu un) paradiso terrestre. In molti mi hanno chiesto le motivazioni, e le diedi. A loro e a me stesso in primis. La famiglia, gli amici. Quell’isola che si è trasformata in tutto ciò che avevo deciso di rifiutare.

Ma c’è ancora un’altra verità…

Ho amato e tutt’ora amo le mie tavole da surf. Sono tutt’ora ossessionato ed elettrizzato all’idea di cavalcare un’onda.

Ma la verità è che… se qualcuno dovesse mai chiedermi di scegliere, un po’ in stile Matrix “pillola rossa o pillola blu” tra macchine e surf, non passerebbero più di cinque millisecondi prima che io possa pronunciare la parola “macchine”.

Ho viaggiato in tanti luoghi nel mondo, ho fatto esperienze di ogni tipo, eppure nulla si avvicina alla sensazione di guidare una macchina pensata per “correre”. Quello che si prova dentro l’abitacolo o sulla sella di una moto sportiva, non sono ancora riuscito a trovare niente di lontanamente paragonabile.



E quindi sì, alla fine l’amore per i motori è ciò che mi ha riportato in un Paese che definire complicato, difficile e di “m***a” suona come un eufemismo. Però quando finalmente posso mettermi al volante, bruciare benzina e sentire la velocità, citando il buon vecchio “Fast & Furious”, per quei secondi sono vivo.

Allora tanto quanto a me stesso quanto a voi che leggete, il mio invito è di non mollare. Viviamo in tempi difficili, di continui controlli, di “futuri elettrici”, di codici più restringenti… ma non abbandonate questa passione. Le persone della “car culture”, gli incontri, le scannate sui passi di montagna e tra i cordoli di una pista, gli innumerevoli ricordi legati a questo mondo e le indescrivibili emozioni che si provano al volante rimangono un privilegio da custodire, da apprezzare profondamente e, chissà, un giorno da tramandare ai nostri figli.

E così, nel mezzo di questa riflessione, giù di gas e dentro un’altra marcia…


Di Umberto Moioli

Appassionato di roba veloce (purché non a propulsione elettrica), motorsport e street racing anni '90. Ho aperto ItalianWheels.net tanti anni fa per parlare di gare, auto e moto sportive e raccontare la poetica della guida.

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