Ed eccoci qui a 100 giorni dall’inizio di una delle gare più attese del nuovo anno: la Dakar 2026.

Al suo settimo anno consecutivo in Arabia Saudita, la Dakar ha sviluppato un’intima comprensione del terreno, consentendo agli organizzatori di creare un percorso che colpisce il punto debole tra lo spirito di avventura e gli spostamenti logistici per la carovana.

Il formato “loop” di grandi dimensioni, che ormai caratterizza sempre più questa Dakar, seleziona tutte le caselle giuste. La città portuale del Mar Rosso di Yanbu è stata scelta per ospitare sia la partenza che l’arrivo, con altri sei bivacchi allestiti nel cuore del deserto e a Riyadh, dove il rally prenderà una pausa nel giorno di riposo. Quattro tappe sempre ad anello sono programmate lungo il percorso, assicurando che la sfida rimanga sempre “punitiva” in termini di distanza e terreni vari per piloti, conducenti e navigatori.

Altra news non news, il concetto della tappa maratona che incarna la sfida finale della Dakar: la ricerca del giusto equilibrio tra prestazioni “grezze” e resistenza. Queste fasi back-to-back, spesso decisive nello stage finale, hanno assunto varie forme nel corso degli anni, più recentemente quella della 48H Chrono presente nelle ultime due edizioni.

Per il 2026, la filosofia minimalista rimane dunque intatta. In entrambe le fasi del rifugio della maratona, una a metà della prima settimana e l’altra a metà della seconda, ai piloti e agli equipaggi verrà rilasciato un kit “bare-bones” composto da un sacco a pelo, una tenda e un pacchetto di razioni. Per anticipare eventuali imbrogli tattici volti a garantire una posizione di partenza più favorevole per il giorno successivo, l’ordine di partenza seguirà il regolamento standard, basato rigorosamente sulla classifica nello stage precedente.

Altra novità, la decisione di separare i veicoli FIA e FIM in alcune fasi. Si aumenta così la sicurezza riducendo gli incidenti in sorpasso, si estende il tempo di guida alla luce del giorno per auto e camion e si premia i navigatori più acuti nella parte anteriore del campo a quattro ruote. Quattro fasi seguiranno questo modello di percorso, raggruppato in due coppie back-to-back. In questo modo, qualsiasi strategia che si basa su un inizio deliberatamente tardivo per ottenere un vantaggio il giorno successivo è destinato a fallire: qualunque tempo venga guadagnato il primo giorno, sarà quasi certamente perso nel secondo.

Per il reparto classic, i veicoli ammessi ora includono auto e camion degli anni ’80 e ’90, nonché veicoli immatricolati fino al 2005. Gli equipaggi sono raggruppati in classi in base sia alle capacità tecniche delle loro macchine che al loro livello di esperienza. La sfida è destinata a salire di nuovo nel 2026, con un nuovo record per la distanza speciale totale: 4.500 chilometri, mica pochi.

Presente anche questo anno la Mission 1000 come banco di prova per i veicoli per testare tecnologie alternative all’avanguardia. Affrontando ogni giorno una distanza adatta al potenziale attuale, il laboratorio del deserto torna per la sua terza edizione nel 2026, con un crescente elenco di progetti che mirano a costruire il futuro del rally.

Quindi, non mi resta che darvi appuntamento come ogni anno dal 3 al 17 gennaio 2026 su questi schermi per gli highlights di questa spettacolare gara tra rocce e dune che ormai ci incanta da tempi immemori.

Di ItalianWheels.net

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