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Finali Mondiali Mugello 2019 – la bella vita tricolore

Mugello, 26 e 27 ottobre 2019, Finali Mondiali Ferrari Challenge. È cominciata più o meno per caso, un invito su una chat Whatsapp e via, dentro all’organizzazione per andare a vedere qualcosa che non succede tutti i giorni.
Il Ferrari Challenge, che bella invenzione. Le radici affondano negli anni Novanta, nelle prime 355, in quei privati che si potevano permettere di usare le loro berlinette nuove fiammanti come se fossero giocattoli. Hotwheels per ricchi. Meraviglioso. Qualche videogioco ha cercato di replicare le stesse sensazioni, Ferrari ha dato corda a questo progetto una generazione dopo l’altra e quasi tre decadi dopo, la giostra continua a girare. Stavolta si parla di Ferrari 488, di auto da oltre seicento cavalli, di Pirelli che fornisce un ammontare di gomme pressoché infinito, di tanto olio di gomito e anche quella giusta dose di fai-da-te antico che nei box non guasta mai. Ruotate, uscite di pista, sorpassi, safety car, doppiati e tutto quello che concerne le corse, in questo fine settimana toscano era presente. Il Mugello era uno dei grandi protagonisti, coi suoi grandi prati, le colline che disegnano il percorso e permettono al suonare degli scarichi di espandersi come se fosse una musica: uno show per gli ospiti pressoché continuo.

Sul posto? Si parte bene.

Già arrivare nei dintorni della pista in un weekend come questo ti fa presagire molto. Le auto comuni cominciano a sparire, le chicche affiorano come funghi dopo la pioggia. Una M5 lì, una Exige là, una targa tedesca su una Testarossa e in un attimo un addetto con più anni che capelli ti indica quale parcheggio occupare: siamo ben lontani dalle Renault Clio 1.2 graffiate e con un paraurti di colore diverso dal resto della carrozzeria nei parcheggi dei centri commerciali. Qui l’aria è frizzante già dal primo mattino, ma i motori la scaldano come se niente fosse e arrivare al circuito e sentire già i suoni tipici di una pista è elettrizzante. Armati di voglia di gettarsi nella mischia, ci lanciamo praticamente giù dalla collina che separa il parcheggio dalla pista e andiamo a ritirare gli “accrediti”. Un braccialetto giallo è il lascia passare per i primi cancelli e poco importa se è il meno prestigioso di quelli disponibili in giro, perché in fondo le gambe possono pure farle fermare da qualche transenna, ma l’occhio può viaggiare molto più lontano. Una volta passato il tunnel che collega la zona paddock alle tribune, il primo sguardo vola sulle FXX nei box: non è un brutto inizio, per niente. La seconda occhiata va verso un uomo basso in tuta (rigorosamente rossa) da corsa, coi degli occhiali da sole marroni, lunghi capelli scuri e un’aria allegra e compiaciuta con la quale gira intorno all’auto. Sulla tuta inoltre c’è ricamato un nome, facile da leggere: René Arnoux. Ah però, non male davvero come inizio. “Signor Arnoux, potremmo fare una foto?” “Certo ragazzi.” Bum, cinque minuti nel paddock e c’è già in memoria qualche foto di FXX e di un nome con un certo spessore nel mondo della Formula Uno. Grandioso.

Cominciare ad esplorare la zona dedicata al pubblico è quantomeno interessante: i treni delle gomme sono ovunque, i cerchi monodado che vengono avvolti dalle coperture sono splendidi (grazie Motegi Racing per fare certe meraviglie) e le auto parcheggiate sono di prim’ordine. Una 488 pista casuale in un angolo, la 355 Repsol sotto un tendone (stupenda, ho anche rischiato di prendere un paio di inviti gentili ad allontanarmi dalla zona ad un certo punto pur di fotografarla) e le vere protagoniste di questo fine settimana: le 488 Challenge. Sono ovunque, di tutti i colori, con tutti i numeri possibili, personalizzazioni grafiche di ogni tipo, sorta e possibilità. Se tutto questo non fosse stato sufficiente, con qualche pass “particolare” entrare nei box avrebbe dato accesso alle varie “XX” presenti in circuito e a qualche F1 che ha deliziato tutto il pubblico con più di qualche passaggio durante la giornata. Un’offerta davvero difficile da rifiutare.

Fuori dai cordoli

Ferrari però non ha pensato solo alla pista. Ha avuto anche il buon costume di allestire un intero padiglione con alcuni dei modelli stradali presenti sul mercato e che tra poco arriveranno definitivamente sulle nostre strade: la F8 Tributo vi dice niente? Sia in versione barchetta che spyder erano senza dubbio un’attrazione.

Ancora insoddisfatti da tutto questo? Fantastico, allora il pane per i vostri denti si trova nel padiglione più bello di tutto il fine settimana: un capannone enorme dedicato alle più grandi Ferrari da corsa di tutti i tempi. Avete letto bene. Per celebrare i 70 anni dalla prima vittoria a Le Mans, e festeggiare il finale di stagione, sono state piazzate le vetture più belle e rappresentative della storia del cavallino rampante in pista. Dalle varie F200x di Schumacher, alle 250 GTO sia a passo corto che lungo, fino all’ultima 488 vincitrice di categoria appunto alla 24 ore di Le Mans, e poi la 312 di Lauda con tanto di autografo di Forghieri e tanto, tanto altro. Roba da passarci ore solo per vedere ogni dettaglio possibile. Lasciate che siano le foto a parlare da sole.

“Ma in tutto ciò, la pista che verdetto ha riservato?” Un bel verdetto. Senza mettersi qui a sciorinare nomi di vincenti, podi, gare 1, gare 2, manche e procedure, la pista ha dato prova per l’ennesima volta di essere uno dei più grandi e ben fatti autodromi al mondo. Più di un pilota ha pronunciato parole d’elogio per il Mugello e la sua conformazione: c’è chi ne ha lodato il bellissimo paesaggio, chi ha definito il Mugello una vera e propria università della guida (ciao Assen!) e chi ha confermato che se si è in grado di viaggiar forte qui, si è in grado di farlo ovunque. Un’approvazione unilaterale da parte dei piloti che non fa altro che confermare ancora una volta quanto l’autodromo di Scarperia sia uno dei migliori in circolazione. Va “solo” preservato.

Quella del Mugello è stata una due giorni davvero all’insegna della benzina e della velocità: un’esperienza splendida dove la volontà di correre è viva più che mai e poco importa se qualcuno dei partecipanti era sul luogo più per il divertimento che per le gare. Un’intera stagione di eventi come questi in giro per il mondo è davvero il simbolo del motorsport.

Lunga vita all’auto.

Foto extra

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