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La clown fiesta della F1

A cura di Claudio Boscolo.

Se la Formula 1 viene chiamata Circus un fondo di verità ci deve essere e no, non parlo dell’accezione nomade e “festaiola” che contraddistingue le varie tappe del mondiale.

Parlo dei clown e dei buffoni che fanno da contorno alle gare. Soprattutto qua in Italia.

Parliamoci chiaro ormai non si parla più di fare una telecronaca delle gare, bensì il commento tecnico ai team radio che ci si invia tra compagni di squadra e team principal; quasi come fossero le frecciatine alla propria ex via instagram stories.

Bene, ormai guardare una gara senza avere nemmeno una menzione complottistica o patteggiare esplicitamente per un pilota (e perché proprio Leclerc?) è diventata utopia.

Ovviamente la mia non è una montata di odio verso Vanz&co, che rispetto come professionisti, ma contro la linea editoriale di Sky che fa sembrare la redazione motoristica pari a quella di Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso (denunziaquerela di Mediaset e Sky intensifies).

La pista diventa magicamente un contorno a tratti soporifero e a tratti suggestivo in cui il primo piano lo devono avere la situazione psicofisica del “predestinatoh” e i malumori in casa della rossa. Poi della gara ‘sti grandissimi cazzi.

Il vero problema di questa linea di commento non è tanto il trituramento delle gonadi per chi ascolta (1h e 30 di Predestinatoh, problemiproblemiproblemi e wauuuuu Carlostriccennere che alla lunga potrebbero anche stufare eh, forse) ma la ventata di complottismo e di “fanboysmo” che si instaura nelle menti dei terrapiattisti applicati al motorsport (di cui offrirò, qui in seguito, una carrellata di perle pescata qua e là su faccialibro in merito al ritiro di Vettel di Sochi).

Un conto è fare intrattenimento e posso assicurarvi che fare una telecronaca, avendolo provato, è tutto fuorchè semplice, un altro è istigare al delirio verbale un pubblico per la maggior parte poco più che capace di intendere e volere.

Già, quello che mi disgusta è la manipolazione dell’ascoltatore che viene portato forzatamente a patteggiare per un pilota nello specifico o comunque vederne esaltato anche il minimo starnuto (da predestinatoh, ovvio).

E gli altri 19 piloti in griglia sono dei benemeriti stronzi?

Si, e a volte anche delinquenti.

Delinquenti?! Si, delinquenti.

È il caso dell’uscita tremendamente poco felice del Vals nazionale prima delle prove libere 1 del gran premio d’Italia, dove il campione del mondo GP2 del 2012 ha la bellissima pensata di dipingere Albon come un delinquente in virtù del passato in giudicato di sua madre (furto e traffico internazionale di auto ndr). Alla faccia che le colpe dei padri (o madri in questo caso) non debbano ricadere sui figli.

(Potete trovare il video qui: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2337544963171641&id=100007484794881)

Indipendentemente dal goffo tentativo di fare una battuta, veramente fuori luogo, quello che si respira ad ogni collegamento è quell’atmosfera da sagra della porchetta e da “innnnnnioranza” bomberistica forzata e tremendamente stucchevole.

Nulla a che vedere con la passione e la “sacralità” che veniva conferita alle gare da commentatori di grandissima classe come Poltronieri e De Adamich.

Stiamo parlando pur sempre di Circus quindi mi sembra doveroso fare un richiamo al vero target di questo intrattenimento: il pubblico.

Sia che si intenda in senso figurato che reale, il pubblico della Formula 1 sta raggiungendo vette di tragicomicità degne del miglior Fantozzi.

Ebbene molto spesso la voglia di far vedere che ne si sa più di tecnici, ingegneri e piloti dell’internauta medio fa sì che il cappello da giullare si sposti dal cronista al telespettatore che, dall’alto dei suoi tre titoli mondiali con HRT su F1 2010 per PS3 in modalità facile o dal diritto insindacabile attribuitogli dai 900000 GP guardati sonnecchiando sul divano sin dal 1950, provano ad insegnare a pluricampioni del mondo e professionisti come interpretare il tracciato, quale mescola adottare al pit e se e come effettuare un undercut oppure un overcut.

Siamo ben oltre il quarto d’ora di notorietà prospettato da Andy Warhol e tremendamente vicini alla normalizzazione della follia.

Quello che più mi fa male di questa situazione grottesca e parossistica è vedere lo sport che mi fa battere il cuore, emozionare, piangere e bestemmiare in turco-ostrogoto ridotto ad una sorta de “Il Segreto 2.0” per i team radio o le vicende fuori pista dimenticandosi totalmente dell’aspetto agonistico e della totale mancanza di rispetto nei confronti di chi rischia l’osso del collo per 20 week end all’anno.

Aizzare la guerra civile tra tifoserie di piloti non rende migliore la F1, non rende il predestinatoh più campione di quanto non lo diventerà nella sua carriera o Vettel meno campione di quanto sia. Soprattutto questo attegiamento non riempie gli autodromi nè avvicina la gente al mondo dei motori.

Questa, signore e signori non è più Formula 1: questa è una grandissima sagra della porchetta, una clown fiesta, un circo fatto e finito ma vi assicuro che non è Formula 1.

Fatevi tutti un esame di coscienza.

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