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La filosofia di Vatanen: vivere la vita al massimo.

A cura di Claudio Boscolo.

Chi pensa che il mondo dei motori sia fatto solo di tempi sul giro, bandiera a scacchi, griglia di partenza e sorpassi si perde una grandissima fetta della bellezza di questo ambiente.

Può capitare che tra un’intervista e l’altra i piloti si lascino andare ad affermazione realmente filosofiche e veramente profonde.

Frasi che raccontano spaccati di vita, che narrano di spiritualità o di semplici punti di vista.

Guidare al limite non significa solo spingere il pedale più a destra fino in fondo, per dare il massimo servono motivazioni davvero intense dentro sé stessi.

Un anonimo giorno di frenetico studio liceale, mi imbattei per purissimo caso in uno di quei bellissimi video tributo di Antti Kalhola su youtube (non temete, lo linko a fine blog).

entre le pagine scorrevano allietate dalla musica dei 2 Steps from Hell e dai traversoni della Peugeot 205 T16, la sua voce con accento così soavemente finnico esplose in una frase che cambiò radicalmente il mio modo di vedere alcuni aspetti della vita:

“Life is not just about the perfect results, I’m sorry, that’s boring. Life is all about entertainment. Life is about living it to the fullest.”

A distanza di diversi anni posso dire che questa frase sia diventata una sorta di mio mantra personale per la semplicità, la potenza comunicativa e la verità espressa dal pilota finlandese.

Quel “I’m sorry, that’s boring” che richiama così prepotentemente la celeberrima affermazione del filosofo Schopenhauer: “la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia”.

La noia, così dominante nei giorni nostri, conditio sine qua non di un’esistenza non vissuta appieno.

Viviamo costantemente sotto la pressione del risultato, nella vita come nelle gare. Viviamo nella costante illusione che il risultato sia effettivamente l’unico aspetto veramente importante.

Perdiamo di vista, però, quanto sia fondamentale divertirsi in quello che si sta facendo, apprezzare i piccoli momenti e amare quello che si fa evitando, così, di diventare una mandria di zombie che terminano il compitino.

Tutto finisce per essere schiavo del mero “risultatismo” che spolpa ogni singola esperienza lasciando solo un numero dietro di sé e non la bellezza del viaggio intrapreso per ottenerlo.

Il ruggito di Ari, quel giorno, ha dato una scossa ai miei pensieri e fatto capire quello che cercassi nella vita.

Semplicemente non essere fagocitato dal turbinio di una vita grigia, monotona, senza alti né bassi. Piatta.

Non volersi ritrovare, alla fine dei propri giorni, con una catasta di giornate uguali, perfettamente sovrapponibili l’una all’altra. Senza anima.

Avere il coraggio anche solo di provare a realizzare qualcosa che fosse mio, in cui mi divertissi e che permettesse di godere delle mie passioni, senza sacrificare tutto al temibile altare del: “dover essere” e svuotare il “me stesso”della propria essenza.

Vivere la vita nella sua pienezza non significa sommare esperienze vuote una sull’altra ma lottare per qualcosa e cercare di ottenerlo davvero.

Rischiare, fallire, andare fuori pista, vincere. Correre il rischio e non fermarsi alla prima zona di comfort disponibile.

Anche i piloti sanno essere maledettamente profondi.

(Per chi fosse interessato al video: https://youtu.be/wDxt7a7Zov8)

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