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Datemi una telecamera e guiderò il mondo.

A cura di Umberto Moioli e Claudio Boscolo.

Da dove viene la necessità di parafrasare il grande Archimede?
Da un grandissimo giramento di coglioni.

La scorsa settimana vi avevamo deliziato con alcune perle di bile singola sia su BMW e Audi che su Leclerc e paragoni stravaganti. Per la straordinaria occasione presentataci abbiamo deciso di unire le forze come in Dragonball.

FU SIO NEH.

Ebbene questo week end si è corsa la tappa sia di DTM che TCR a Misano. Fin qui normale amministrazione, anzi la splendida wild card di Dovizioso (giunto 12° al traguardo) ha sicuramente fatto da catalizzatore per lo spettacolo del campionato di turismo più seguito al mondo e la sua controparte italiana di potenza più limitata.

Datemi una telecamera e guiderò il mondo.

Tutto estremamente bello fino a che, pochi giorni prima del week end di gara, in una seduta di studio decisamente distratta da Instagram non mi sono trovato in bacheca un post di un noto Youtuber che annunciava la sua partecipazione alla gara di Misano.

Da pilota TCR.

Con Audi.

E Dindo Capello come compagno di equipaggio.

MOMENTO MOMENTO MOMENTO MOMENTO MOMENTO.

Definire quei momenti di mix tra sbigottimento tragicomico e melodrammatico con lievi accenni di grottesco mi viene quasi impossibile.
Salvo poi ricordarmi che dalla vita non ho mai capito un bel bigolo.

Davvero bastano una telecamera, un buon seguito social, un discreto numero di video con titoloni in caps lock conditi da lievi bait e poco talento per fare da Wild Card ad un evento del campionato italiano endurance TCR nonché gara di apertura del week end DTM a Misano? Evidentemente si.

Datemi una telecamera e guiderò il mondo.

Non stiamo parlando di “Gentlemen drivers” con passione per le corse che, arrivati ad un certo punto della loro carriera, sentono il richiamo dei motori ed investono soldi e tempo nella passione per il motorsport.  Stiamo parlando letteralmente di gente improvvisata, con zero esperienza di un certo livello calata in abitacolo a spese zero per pubblicizzare un evento in virtù del seguito su Youtube.

Eh già, YouTube… Perché ormai sembra che l’unica cosa che importi siano i numeri di views e gli iscritti al tuo canale per aprirti le porte di qualsiasi ambiente, poi fa niente se l’età media del tuo pubblico a stento esca dalla pubertà e che quindi NON genererà indotto di ritorno a coloro i quali caldeggiano queste operazioni “commerciali”.

Ma soprattutto… A chi importa se in pista ci sono persone che si sono fatti anni e anni di gavetta per essere lì o che han dovuto fare fior fiori di sacrifici per potersi pagare un sedile e correre in questo o quel Campionato. A chi importa se quei piloti sono lì a competere davvero per vincere, cercando di dimostrare il proprio valore, provando ad emergere attraverso i risultati conquistati tra i cordoli combattendo con il coltello fra i denti ma facendo attenzione al tempo stesso a non fare troppi danni perché “chi rompe paga” (a meno che tu non venga invitato) e spesso e volentieri i conti sono estremamente salati (perché le assicurazioni pongono delle franchigie molto alte).

Datemi una telecamera e guiderò il mondo.

Già, la competizione vera e propria sembra non interessare più a nessuno. L’importante è lo show o l’ “ignoranza” che può generarsi garantendo così ancora più visualizzazioni. Tutto è piegato alla formula dello “show” e a quella che potremmo definite come “consumer experience”, mettendo sempre ed in secondo piano quelli che sono i veri protagonisti di un evento sportivo, ovvero i piloti stessi (non le web-star) e le loro macchine.

Non so voi, ma noi di Italianwheels siamo davvero molto, troppo stanchi di tutta questa immondizia che intasa da troppo tempo il mondo dei motori, il nostro mondo. Sapete cosa? Ha profondamente ragione Scott Redding, tornato a correre tra i circuiti di Sua Maestà, all’interno del Campionato British Superbike, dove si respira ancora l’aria del motorsport old-school, dove non ci sono fronzoli e dove la gente riempie gli spalti degli autodromi per andare a vedere vere gare con piloti veri. Eventi, quelli del BSB, dove girano pochi soldi, dove c’è poco richiamo mediatico, ma dove lo “show” è quello giusto. Quello che dovrebbe essere.

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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