Curiosità F1 

Vorrei ma non posso: Team US F1

A cura di Davide Achille e Claudio Boscolo.

Qualche mese fa vi raccontammo la storia della Stefan Grand Prix: una scuderia di origine serba che, tentando con scarsi risultati di entrare a far parte del Circus, suscitò la simpatia e l’affetto di numerosi appassionati di Formula Uno che seguirono con interesse le vicissitudini del team balcanico. Nello stesso arco temporale delle vicende della Stefan GP ci fu anche un meno noto team statunitense che sfiorò, forse più di tutti, l’ingresso nel campionato automobilistico più importante al mondo.

Il cartello posto all’ingresso della sede principale della scuderia statunitense.

Il Team US F1, chiamato anche US Grand Prix Engineering, fu una scuderia fondata da Ken Anderson, un tecnico specializzato nelle principali categorie di motorsport americane, e dal giornalista sportivo Peter Windsor, esperto di pubbliche relazioni per le scuderie facenti parte del Circus. L’obiettivo di questa scuderia era di introdurre all’interno del parco auto della Formula Uno un team dal forte fervore patriottico a stelle e strisce puntando in toto su dipendenti e tecnologie statunitensi. La sede e tutte le varie strutture si trovavano nella città di Charlotte in Carolina del Nord e addirittura fu progettata, ma mai costruita, una seconda sede in Spagna, più precisamente nella regione dell’Aragona presso il complesso del Motorland Aragón.

Un rendering della possibile livrea della monoposto denominata US – 001 e sponsorizzata YouTube. Infatti tra i finanziatori della scuderia ci fu Chad Hurley, uno dei fondatori del noto sito web di video sharing.

I termini “progettato” e “mai costruito” sembrerebbero proprio i mantra di questa scuderia: la cattiva gestione delle risorse umane, i ritardi nei pagamenti dei salari e nello sviluppo della monoposto suscitarono fortissimi dubbi sulla partecipazione della scuderia americana al campionato di Formula Uno del 2010. Infatti la vettura non presenziò mai ai test sul circuito del Barber Motorsports Park in Alabama, nonostante qualche giorno prima ci fu l’annuncio del primo pilota ufficiale: Josè Maria Lopez. Ulteriori cattive notizie provennero dall’interno del team, dove un dipendente della scuderia scrisse su una pagina del social network Facebook delle frasi molto dure, che mettevano in seria discussione non soltanto la partecipazione della scuderia al mondiale, ma persino la serietà e la professionalità dei dirigenti Anderson e Windsor, accusandoli di essere i peggiori dirigenti che la Formula Uno potesse mai avere. In questo clima surreale i vertici della scuderia a stelle e strisce negarono insistentemente qualunque problema fino alla conferenza stampa del 17 febbraio 2010, dove annunciarono ufficialmente l’impossibilità di partecipare alla stagione che stava per iniziare. Nemmeno il tentativo disperato di stabilire una cordata con Zoran Stefanović, patron della Stefan GP, andò a buon fine. Il sogno americano di Ken e Peter era destinato a naufragare sonoramente, tuttavia, nonostante i problemi riscontrati per la partecipazione alla stagione imminente, vi era la possibilità di ritardare l’entrata in scena per l’anno seguente. Purtroppo nemmeno questo lembo di speranza tenne vivo il Team US F1, il quale vide nel marzo del 2010 la chiusura dei suoi stabilimenti e la cessazione di tutte le sue attività. La situazione economica fu così tragica da costringere la scuderia a vendere i propri motorhome nel tentativo estremo di racimolare qualche soldo per pagare in minima parte i creditori.

Nel giugno del 2010 si concluse definitivamente la grottesca storia della scuderia americana con una multa salata da parte della FIA per l’iscrizione e il successivo ritiro dal campionato del 2010, inoltre le venne comminato il bando definitivo da ogni manifestazione.

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