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Perché il paragone Leclerc-Villeneuve ha rotto i c******i.

A cura di Claudio Boscolo.

Cari lettori, perdonatemi il francesismo per questa esternazione, ma è ora di dire basta alla più grande piaga sportiva (motoristica e non) dei tempi recenti: il”paragonismo” matto e disperato.

Ogni domenica che si rispetta ha la sua dose di miti del passato, più o meno recente, applicati a nuove leve che presentano somiglianze che semplicemente non esistono.

Capisco che il giornalismo sportivo abbia delle esigenze e che le copie da sole non si vendano ma occorre fare un passo indietro ed evitare di scendere nel grottesco.

Sempre più spesso mi imbatto in questi paragoni con l’unico scopo di fomentare quel magico alone di “operazione nostalgia” che tanto piace ai più. Disturbandomi non poco.

L’angelica visione di Charles rientrante ai box nel Gp di Montecarlo su tre ruote ha scatenato l’internet e la nostalgia, rafforzando sempre di più questo mantra, che vuole il pilota monegasco come erede per direttissima del piccolo aviatore canadese.

Solo che… le somiglianze sono per lo più forzate e questa pressione mediatica nuoce.

E non poco.

Andiamo per ordine: che Leclerc sia un pilota di talento innato e di un’eleganza più unica che rara alla guida è evidente. Quindi perché non metterlo sotto la lente d’ingrandimento ed enfatizzare ogni singolo avvenimento della sua carriera da pilota?

Ogni gara, infatti, è riccamente farcita dai paragoni più disparati (ricordate i fiumi di nuovo Senna, Schumacher etc dopo la pole in Bahrein?) come voler creare qualcosa che Charles non è.

Chiaramente ho preso solo l’ultimo della serie poiché di “nuovi xyz” la storia motoristica è piena.

Ricordate forse un pilota tedesco, biondino, che poco più che ventenne dominava in lungo e in largo sotto il diluvio a Monza con una Toro Rosso?

Bene, lui doveva essere il nuovo Schumacher che ad anni di distanza avrebbe magicamente risolto tutti i malanni della casa di Maranello. Ora, quel biondino a Maranello (con giusto 4 mondiali in tasca), lo stanno lapidando mediaticamente reo di non riuscire a rispettare la sua nomea di nuovo Schumacher che vince con la Rossa.

Quasi fosse una sorta di Teoria della Sostituzione Freudiana applicata ai motori: prendiamo il primo pilota che abbia un qualunque appiglio di somiglianza e facciamolo diventare il nuovo X. Poi se non ci soddisfa lo inondiamo di merda.

Ritornando a noi, è davvero bastata una manciata di gare per capire già la pasta di un pilota poco più che ventenne?

Ovviamente no!

Charles è letteralmente agli albori della sua carriera motoristica nella F1 e questi paragoni così avventati ed azzardati possono seriamente compromettere la sua carriera. Come pilota deve migliorare in tanti aspetti e non è giusto paragonarlo a chi, per il suo tempo, aveva già ottenuto il proprio grado di completezza alla guida.

Esattamente come accadde a tutte quelle orde di nuovi Senna in virtù di qualche pole, giro veloce o sporadiche vittorie.

La verità è che Charles è semplicemente Charles che deve fare esperienze da Charles e vincere o fallire da Charles.

Non da Gilles.

Non perché il nostro subconscio vuole vedere qualcosa dal sapore leggermente francofono trionfare sulla Rossa per placare quello che Gilles purtroppo non è riuscito ad essere. Evitiamo di costringerlo, per il nostro ego, ad essere qualcosa che non è.  Non sottoponiamolo ad aspettative di una nomea dei tempi andati.

Per quanto bello o genuino, questo paragone, rischia di essere veramente distruttivo per la carriera di Leclerc.

Lasciate che Charles sia il nuovo Leclerc.

Basta vivere solo nel passato, nei miti e nelle leggende. Ricordarli ed amarli si, proiettarli sulle nuove generazioni no.

Viviamo nel presente e celebriamo Leclerc, Hamilton, Vettel, Alonso,Verstappen e tutta la quantità e qualità di talento che abbiamo sotto agli occhi senza paragonarli ad altri.

“Past is just data, I can only see the future”

Ayrton Senna.

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