Dakar Storie di piloti 

Philippe Croizon: 9000 km per la leggenda

A cura di Claudio Boscolo.

I Rally-Raid non sono per tutti: ci vogliono resistenza sia meccanica che dell’equipaggio, tenacia, voglia di superare sé stessi prima, e le asperità del percorso poi. Ci vuole un coraggio da pazzi ad affrontare il deserto in una vettura con 50 gradi fuori e solo Dio sa quanti dentro. Ci vogliono anche tanti sacrifici per trovarsi allo start di Asunciòn, prima tappa della Dakar 2017.

Già di norma, chi prende il via ad una competizione del genere, sa che le difficoltà saranno molte: il rischio e il pericolo dietro ogni duna. Philippe Croizon è uno dei tanti iscritti alla Dakar, uno dei tanti che, affascinato dalla sfida verso l’estremo meccanico e umano, ha deciso di crederci, di poter arrivare a sfilare a Buenos Aires. 9000 Km verso la gloria, un sogno e un’ambizione unica per un atleta che qualcosa di epico l’ha già fatto. Philippe nel 2010 ha completato la traversata dello stretto della Manica a nuoto, da Folkstone a Cap Gris Nez in circa 14 ore, a 42 anni.

Da quadriamputato.

Si, Philippe Croizon nel marzo del 1994 rimane vittima di un incidente domestico ricevendo una scarica elettrica potentissima che lo porta a subire l’amputazione di tutti gli arti. Chiunque dopo una sorte così tragica si sarebbe abbattuto e rassegnato a una vita radicalmente diversa, prigioniero quasi del proprio corpo.

Non Philippe.

Nel periodo di degenza e riabilitazione, dopo aver visto un documentario su una nuotatrice, Croizon inizia a dedicarsi alla disciplina natatoria arrivando a fare allenamenti di 5 ore al giorno che, per le sue condizioni fisiche, sono estenuanti.

Ma persevera, così come farà lungo ogni singolo kilometro delle prove speciali che gli si pareranno davanti.

Iscriversi al Rally-Raid più famoso al mondo presenta per lui ulteriori difficoltà: dal convincere gli organizzatori a farlo partecipare all’allestire una vettura con dei joystick speciali che gli consentano di guidare, fino ai fondi necessari per l’iscrizione.

I primi due punti vengono superati quasi agilmente tuttavia solo grazie all’intervento economico di Nasser Al-Attiyah (pilota a sua volta e medagliato olimpico), il combattivo pilota francese può lanciarsi nella sua avventura.

Si arriva così al momento di prendere il via e i primi dubbi sono nell’aria, d’altronde le sfide sono molte e l’incognita più grande resta sempre quella: “ce la farà a resistere fisicamente alle difficoltà estreme di una gara composta da tappe così lunghe?”

Philippe ci crede e prova speciale dopo prova speciale iniziamo a crederci un po’ tutti. Quella che all’inizio poteva sembrare una follia, pian piano si sta rivelando una splendida cavalcata verso la gloria.

Tappa dopo tappa, speciale dopo speciale il traguardo di Buenos Aires si avvicina sempre di più.

E alla capitale argentina Philippe ci arriva, da quarantottesimo assoluto ma soprattutto da eroe.

Quello che ci ha fatto vedere Philippe è forse una delle pagine più belle del motorsport mondiale dove, assieme all’impresa del suo connazionale Sausset, ci insegna che i limiti, sia al volante che nella vita, sono per lo più nella nostra testa.

“Avrei potuto decidere di lasciarmi morire invece ho deciso di vivere” ed è proprio con queste parole e con questo spirito che Philippe è entrato nella storia dei motori.

Quarantottesimo assoluto alla Parigi-Dakar 2017.

Da quadriamputato.

Related posts

Leave a Comment