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Il lato oscuro della Formula Uno

A cura di Davide Achille e Claudio Boscolo.

In sessantasette anni di Formula 1 abbiamo visto alternarsi intere generazioni di piloti. Ciascuno di loro rincorreva un sogno sin da bambino: diventare campione del mondo. Alcuni ci sono riusciti, lasciando il segno nella storia di questo sport, altri invece hanno fallito nel proprio intento. Che siano vincitori o sconfitti, quello che li accumuna è la passione sconfinata per la velocità e l’accettazione di tutti i pericoli che ciò può comportare, talvolta questi ultimi si tramutano in vere e proprie tragedie con conseguenze più o meno gravi. Abbiamo deciso di proporvi alcuni degli incidenti che per imperizia, scarsa sicurezza di vetture e tracciati sono costati la vita a molti piloti, ma hanno contribuito a rendere la Formula 1 uno sport molto più sicuro.

 

Lorenzo Bandini – Gran Premio di Monaco 1967

Durante la gara del Gran Premio più glamour della stagione, il pilota italiano, a bordo della sua fiammante Ferrari 312 F1, andò a urtare, nel corso dell’82° giro, contro una bitta d’ormeggio nascosta da uno striscione. La vettura rimbalzò e si capovolse prendendo fuoco e i commissari, oltre ad essere lenti a intervenire, credettero che il pilota fosse stato sbalzato in acqua per l’impatto (come accadde ad Ascari nel 1955). Per questo motivo Bandini, rimasto all’interno della monoposto in fiamme, non ricevette l’assistenza necessaria e dopo tre giorni di agonia morì nell’ospedale di Monaco.

 

Roger Williamson – Gran Premio d’Olanda 1973

Il 29 luglio 1973 si svolse il GP d’Olanda sul circuito di Zandvoort, la gara entrò nelle pagine più nere della storia motoristica a causa di un incidente mortale che lasciò interdetti pubblico e piloti. Durante il gran premio, un problema allo pneumatico della March di Williamson spinse la vettura contro le barriere causando il ribaltamento continuo e il conseguente incendio della stessa. I commissari tardarono a intervenire e il coraggioso pilota David Purley cercò, invano, di salvare il proprio collega dall’inferno delle fiamme. I mezzi di soccorso arrivarono con più di otto minuti di ritardo, quando ormai il povero Williamson era arso vivo dall’incendio e l’amico Purley allontanato in lacrime. Il suo corpo fu estratto dai soccorritori solo a fine gara, una vera e propria vergogna per la storia della Formula 1.

 

Tom Pryce – Gran Premio del Sudafrica 1977

Il circuito di Kyalami si rese tristemente celebre per una delle fatalità più clamorose nella storia di questo sport. Durante il 22° giro del gran premio, la vettura di Renzo Zorzi (compagno di scuderia di Tom) si ritirò vicino ai box a causa di un problema al serbatoio della benzina, nel mentre due commissari decisero imprudentemente di attraversare la pista per soccorrere il pilota italiano, non curanti dell’arrivo di un gruppo di vetture (Hans-Joachim Stuck, Tom Pryce e Jacques Laffite). A causa del dosso lungo il rettilineo, le vetture non videro i commissari attraversare il tracciato e la monoposto di Pryce, lanciato a oltre 250 km/h investì, smembrandolo, uno dei due commissari; nell’urto l’estintore, portato dal commissario, colpì la testa del povero Tom sfondandogli il cranio. La vettura, ormai guidata da un pilota privo di vita, andò a impattare contro la Ligier di Laffite, finendo poi nelle reti di protezione.

 

Ronnie Peterson – Gran Premio d’Italia 1978

All’interno del parco di Monza è situato l’omonimo circuito che, durante la stagione 1978, vide scomparire uno dei piloti più talentuosi di quella decade. Dopo il giro di ricognizione il semaforo verde si accese troppo presto e le vetture, non ancora ben allineate, crearono un clamoroso ingorgo che causò uno spettacolare incidente sul rettilineo principale coinvolgendo le vetture di Patrese, Hunt, Regazzoni, Brambilla e Peterson. Quest’ultimo andò a sbattere, dopo una collisione con un’altra vettura, contro il muretto venendo poi investita dalla monoposto di Brambilla causando un enorme incendio. I soccorsi, benché lenti e caotici (l’ambulanza arrivò 20 minuti dopo il fatto), contribuirono a estrarre il pilota vivo e cosciente nonostante le numerose fratture agli arti inferiori. Forse il sopraggiungere di una complicazione durante un intervento, forse l’imperizia dei medici nelle cure causò il decesso del pilota svedese. Nell’impatto rimase coinvolto anche Vittorio Brambilla, il quale entrò in coma per alcuni giorni.

 

Roland Ratzenberger – Gran Premio di San Marino 1994

Durante le qualifiche sul famoso circuito di Imola, la Simtek numero 32 di Roland Ratzenberger, al suo terzo gran premio della sua prima stagione in Formula 1, a causa del cedimento dell’alettone anteriore andò dritto alla curva Villeneuve schiantandosi a 306 km/h contro il muretto. La repentina e violenta decelerazione causò la frattura della base cranica del pilota austriaco causandone la morte cerebrale. Il cuore di Roland cessò di battere in ospedale alcune ore dopo. Il weekend di gara si rivelò essere il più triste della storia della Formula 1 poiché il giorno dopo, durante la gara, Ayrton Senna perse la vita impattando alla curva del Tamburello.

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