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Angeli col bisturi: storie di medici nel Motorsport.

A cura di Claudio Boscolo.

Ci si concentra sempre sulle gesta di piloti, ingegneri e meccanici, tuttavia, spesso e senza che ci sia grande risalto, i veri eroi nel mondo dei motori sono altri. Senza la loro presenza gli sport che amiamo non sarebbero stati gli stessi. La sicurezza adesso è un elemento di primaria importanza e, a tratti, quasi scontato ma vi è stato un periodo in cui non era così. Questo articolo sarà una raccolta di alcune storie di coloro che, con il loro operato, hanno consentito ai motori di non essere visti solo un veicolo di morte certa e pericolo contribuendo attivamente per rendere questo mondo il più sicuro possibile.

Dedicato a tutti coloro che, abbracciato il giuramento di Ippocrate, stanno a bordo pista nei sabati e nelle domeniche, dal più sperduto kartodromo al circuito di F1.

Dr. Sid Watkins:

“Di piloti ne moriva uno al mese, poi per fortuna è arrivato Sid” – Sir Jackie Stewart

Figura iconica del panorama della F1, amato indistintamente da tutti i piloti, Sid Watkins può essere facilmente definito un eroe della F1. Nato da una famiglia umile, laureatosi in Neurologia e divenuto poi medico dello sport, Watkins ebbe nel 1978 un colloquio che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e quella di tanti altri ragazzi. Bernie Ecclestone, infatti, gli propose di diventare medico ufficiale della F1. Visto con iniziale diffidenza e ostilità dagli altri commissari e soccorritori, il medico inglese dovette fare i conti anche con le scarsissime attrezzature per il soccorso in autodromo (il centro medico infatti era poco più che una tenda) e l’imminente tragedia di Monza ’78. L’evidente inefficienza delle forze dell’ordine e dei mezzi di soccorso furono una componente primaria nella morte di Ronnie Peterson. Watkins, inseguito a ciò, chiese subito mezzi adeguati, anestesisti, automediche ed elisoccorso che furono subito messi a disposizione già dalla gara seguente. A questo si aggiunse la decisione di far seguire le vetture al primo giro di gara dall’automedica (procedura tutt’oggi in vigore) di Watkins garantendo un tempestivo intervento in caso di incidente. Negli anni seguenti, purtroppo, dovette fronteggiare gli incidenti mortali di Villeneuve e di Paletti dove, in quest’ultimo, cercò di estrarre con una motosega il giovane pilota italiano incastrato nella sua Osella in fiamme purtroppo non riuscendo ad estrarlo in tempo dalla  vetura. Nel 1989 Watkins salvò la vita a Gerhard Berger ad Imola, ustionandosi per estrarre il pilota austriaco e salvarlo così da morte certa. Nel 1994 un altro dramma scosse il mondo della F1 con le morti di Ratzenberger e di Senna, suo intimo amico. Proprio a causa di questi incidenti, il medico inglese iniziò lo studio di un supporto in grado di ridurre i danni da colpo di frusta e le fratture alla base del cranio (Hans). Nel 1995 fu il turno di Mika Hakkinen ad essere salvato dal dr Watkins in seguito al bruttissimo incidente nelle qualifiche del Gp d’Australia dove il medico inglese dovette eseguire una tracheotomia d’ emergenza sul posto per salvare il giovane pilota finlandese. Watkins si ritirò dalle attività nel 2005 e nel 2012 morì lasciando una grandissima eredità nel mondo dei motori.

 

John “Flying Doctor “Hinds:

Gestire la sicurezza dei piloti nelle Road Courses Irlandesi non è affatto facile, gli incidenti quando si verificano sono di gravità assoluta e serve un responso immediato. Proprio per questo motivo l’Unione Motociclistica Irlandese istituì la figura dei “Travelling Doctors”, medici che seguono con le loro moto da corsa i primi giri di ogni qualifica e gara garantendo intervento tempestivo in caso di necessità. John Hinds divenne uno di loro nel 2003, dopo la laurea e assieme a Fred MacSorley divenne una presenza rassicurante e di primaria importanza. Si battè con vigore anche per la creazione dell’elisoccorso (non presente in Irlanda) per garantire ancor più sicurezza per i piloti. Hinds morì facendo il suo lavoro di travelling doctor durante la Skerries 100 del 2015. Nel giorno che sarebbe dovuto essere quello del  suo trentaseiesimo compleanno venne annunciata la creazione del servizio di elisoccorso da lui tanto richiesto.

 

Dr Claudio Costa:

 

“L’amore per la moto riesce, quasi per magia, a liberare l’energia imprigionata nel cuore degli uomini, e a illuminare i sotterranei dell’anima.” Claudio Costa

Questa frase riassume perfettamente quello che è il Dr Costa. Saggio, filosofo, medico di anime prima ancora che per aggiustare le fratture e guarire i traumi.

Tutto nacque a Imola, nel 1957 quando Claudio Costa (non ancora dottore) salvò la vita a Geoff Duke, spostandolo dalla pista e consentendo così i soccorsi.

La passione per salvare i piloti non appassì affatto, infatti dopo essere diventato medico, assieme ad alcuni suoi colleghi appassionati di motociclismo si offrì volontario nell’assistenza ai piloti della 200 miglia di Imola. L’esperimento andò così bene che molti piloti, tra cui Giacomo Agostini, cercarono di convincerli ad assisterli per tutta la stagione. Sembra superfluo aggiungere che i giovani medici accettarono senza particolari problemi. I primi anni di servizio vennero fatti a bordo di una semplice auto con all’ interno una semplice borsa medica poi, si pensò ad un mezzo ben attrezzato per provvedere al primo soccorso, traumatologia e per garantire un soccorso il più possibile sicuro per i piloti all’ospedale più vicino. Nel 1976 nacque così la “Clinica Mobile”. Nel 1988 ne venne inaugurata una nuova ad Imola alla presenza di Kenny Roberts e Giacomo Agostini. Costa si ritira dalle sue attività nel 2014 dopo più di 30 anni di attività.

 

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