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Vecchie glorie cercasi: James Toseland

A cura di Filippo Martelli.

Nascere a Sheffield, “The City Of Seven Hills”, nel 1980 è come andare in moto: devi dare gas e dimostrare in pista di essere il migliore perché, per quanto quel soprannome maledettamente imperiale possa trarre in inganno, la città inglese dello Yorkshire, a sole tre ore da Londra, a quel tempo era in una decade di transizione economica piuttosto ingombrante. Le acciaierie erano in crisi, le miniere di carbone ancor di più e nel Regno Unito degli anni ‘80, su certi temi, nessuno aveva voglia di scherzare.

Con tempismo perfetto, il 5 ottobre viene alla luce James Toseland, probabilmente allora solo James e nulla più, che coccolato da nonna Pam impara sin dalla più tenera età ad approcciarsi al mondo della musica per mezzo dello strumento più intellettuale ed elegante del paddock delle note: il pianoforte. Pareva evidente che le mani del figliol prodigo avessero talento, così nel 1989 il giovane viene lanciato nel circuito del trial, mantenendo sempre un occhio ben aperto e indirizzato verso il motocross, sulle cui selle James vince il campionato nazionale juniores classe 100 del 1992.

Dal 1994 in poi, Toseland dedica anima e corpo alle competizioni su pista, mettendosi in mostra a soli 17 anni nel campionato inglese di Superbike, che chiuderà in terza posizione. Nei due anni successivi le sue piste di caccia sono quelle del mondiale Supersport. Nel 2000 compete nuovamente nel campionato nazionale Superbike, prima di approdare tra i circuiti del mondiale. Dopo due stagioni di rodaggio, in cui conquista ad Assen il suo primo podio, nel 2003 passa a guidare una Ducati di un team privato, aggiungendo al palmares la sua prima vittoria e la sua prima pole insieme al gradino più basso del podio a fine stagione. L’anno attiguo arriva l’incoronazione definitiva: titolo all’ultima gara sul compagno Regis Laconi e premio come migliore sportivo britannico del 2004. Nel 2005 e 2006, Toseland si distinguerà per prestazioni non all’altezza, prima dell’ultimo acuto: nel 2007, in maniera analoga al precedente trionfo, affigge in bacheca il secondo diploma di campione del mondo Superbike, a cavallo di una Honda CBR 1000RR.

Nelle due stagioni seguenti corre in MotoGP su una Yamaha Tech 3, deludendo tutte le aspettative e non andando mai oltre il sesto posto al termine di un gran premio. Il cigno con la passione delle due ruote interrompe il proprio canto il 9 settembre 2011, dopo due ultimi mondiali sulle derivate di serie, con un comunicato stampa: il polso destro, gravemente danneggiato durante una sessione di test ad Aragon con il BMW Motorrad Italia SBK Team, è in pessime condizioni ed è prossimo a diventare un accessorio di lusso.

Smettere di correre forzatamente, ovvero cessare di compiere l’attività per cui, e grazie alla quale, si è vissuto, sarebbe potuto essere un trauma irreversibile. Nonna Pam, forse, sognava per il nipote James un avvenire da classico lord inglese, con abito nero, guanti bianchi, pianoforte in salotto e tè servito alle 17 in punto. Nonna Pam, però, aveva ignorato l’anima da rocker altrettanto “british” del piccolo James, che oggi si esibisce con i suoi Toseland in tutto il Regno Unito e con i quali ha pubblicato diversi album, coronando così il suo sogno di essere frontman di una band che porta il suo cognome. E se vi steste mai chiedendo quanto la musica abbia aiutato James Toseland, che pure con i suoi brani non ha dominato più classifiche di quanto sia riuscito a fare in Superbike, o cosa non abbia funzionato nella sua parentesi in MotoGP, vi basti sapere che inserendo le sue generalità note in un qualsiasi motore di ricerca scoprirete più di lui come artista che di lui come pilota.

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