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Circuiti perduti: 5 piste dimenticate del Continente Nero

A cura di Davide Achille e Claudio Boscolo.

Quando si nomina la parola “circuito” il nostro cervello evoca tracciati storici e recenti sparsi in tutto il globo. Difficilmente però la nostra mente riesce ad associare la parola “autodromo” a “Africa”, commettendo così l’errore di dimenticare, o peggio di ignorare, l’esistenza di tracciati più o meno famosi situati nel continente che è considerato la culla dell’umanità. In questo articolo noi di Italian Wheels elencheremo cinque circuiti ubicati nel continente nero che hanno fatto parte della storia del Motorsport sin dagli albori.

 

Circuito di Ain Diab

L’edizione 1958 del Gran Premio del Marocco, svoltasi sul circuito cittadino di Ain Diab, fu l’unica gara valida per il mondiale di Formula 1 corsa sul territorio marocchino. Il tracciato si articolava per sette chilometri nella città di Casablanca ed era composto da sezioni molto veloci e pericolose: infatti l’evento si caratterizzò per un incidente che costò la vita al povero Stuart Lewis-Evans, autore di un’ottima qualifica. La gara infine fu vinta da Stirling Moss su Vanwall, ma in seguito il Gran Premio del Marocco non venne più disputato.

Prince George Circuit

A differenza di quanto potrebbe suggerire il nome, il Circuito di East London non si trova in Inghilterra bensì in Sudafrica. L’autodromo, costruito nella provincia di Eastern Cape, venne inaugurato nel 1934 e la lunghezza era di 3920 metri, inoltre si contraddistinse per esser un circuito molto veloce con percorrenza in senso orario. Il Prince George Circuit ospitò solamente tre edizioni del Gran Premio del Sudafrica di Formula 1: nel 1962 con vincitore Graham Hill, mentre Jim Clarke si aggiudicò le edizioni del 1963 e 1965.

Circuito di Phakisa

Cambia l’autodromo ma non la nazione: infatti il prossimo circuito della lista è sempre situato in Sudafrica, ma questa volta siamo nella provincia di Free State e più precisamente nei dintorni di Welkom. Phakisa fu utilizzato dal 1999 al 2004 esclusivamente per il Motomondiale. Il circuito si componeva sia di un tracciato stradale classico sia di un ovale. La pista, particolarmente tortuosa, vide spesso sul gradino più alto del podio piloti italiani: Biaggi insieme a Rossi nella classe regina e Dovizioso nella Classe 125. Phakisa sarebbe dovuta ritornare sulla scena motociclistica mondiale nel 2014 per il penultimo round del mondiale Superbike, tuttavia ritardi e gravi difficoltà nei lavori di ristrutturazione non consentirono all’organizzazione di poter ospitare il week-end di gara.

Autodromo della Mellaha

L’Autodromo della Mellaha, o Autodromo di Tripoli, è stato un circuito automobilistico che si trovava nell’allora Libia Italiana all’interno dell’oasi di Tagiura. Il tracciato, lungo 13100 metri, ricalcava il percorso del Gran Premio di Tripoli del 1933 con alcune modifiche insieme all’aggiunta di numerose tribune volte a migliorare l’affluenza del pubblico. L’autodromo comprendeva spalti interamente coperti, ristoranti, locali per i cronometristi e un tabellone elettronico indicante le posizioni dei vari piloti: tutto ciò rendeva l’impianto uno dei più moderni al mondo.

Carthage Street Circuit

Nella zona a nord-est di Tunisi, vicino alla città di Cartagine e non lontano dal mare sorgeva un circuito di forma triangolare che prese il nome di Carthage Street Circuit. Questo tracciato ospitò le edizioni del Gran Premio di Tunisia dal 1931 al 1937. Solamente per l’edizione del 1935 venne rimossa la chicane dal rettilineo principale consentendo così ai piloti di raggiungere velocità estreme per l’epoca. La lunghezza del circuito era di 12900 metri.

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