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“Gli occhi di un pilota”: intervista a Stefano Bonetti

 

Chi, guardando su YouTube un video del Tourist Trophy, non ha mai provato quell’irrefrenabile voglia di prendere la moto e fare il tempone sul proprio passo di montagna preferito? Avere il coraggio di affrontare a full-gas la Ballagarey o “BallaScary” per i piloti, una velocissima curva a destra dopo un lungo rettilineo in salita di sesta piena. Oppure decollare sul Ballugh Bridge, una rampa di lancio dove le moto prendono letteralmente il volo, provocato da quella particolare conformazione a “schiena d’asino” del ponte; vogliamo parlare poi della lenta Gooseneck? Con la ruota anteriore ad un metro da terra e a pochi centrimetri dai volti degli spettatori più temerari.

Come non detto, mi sono lasciato trasportare dalle Emozioni: non è un caso che la “E” di Emozioni sia maiuscola, perchè è la trascrizione più vicina di ciò che ci fanno provare quei piloti tanto bravi quanto pazzi. Piloti come l’italianissimo Stefano Bonetti, il quale ha fatto una chiacchierata con noi di Italian Wheels, in vista della stagione 2018, che lo vedrà impegnato, tra gli altri, anche al Tourist Trophy, alla NortWest 200 e al GP di Macau. Per chi non lo conoscesse, Stefano Bonetti, bergamasco, classe 1976, é uno dei più famosi e vincenti piloti di Road Races italiani: ha vinto praticamente in tutte le categorie del CIVS (Campionato Italiano Velocità in Salita) e nel 2012 si è laureato Campione Europeo nella classe Supersport 600, senza contare le innumerevoli presenze e ottimi piazzamenti nelle gare su strada più famose al mondo. Un pilota eccezionale che ha dedicato del tempo per raccontarci un po’ di cose a noi di Italian Wheels che da sempre lo spirito delle Road Races, celebrandone il coraggio dei propri eroi.

IW: Ciao, Stefano, domanda di rito che si fa ad ogni pilota: come è iniziata la tua carriera di pilota di moto?
S.B.:Con la Cagiva Mito 125, alla Malegno Borno
(Tappa estremamente complessa del Campionato Italiano ed Europeo Velocità in Salita sia auto che moto, ndr) nel 1999, prima gara e prima vittoria! Indimenticabile!!!

IW: Perché hai scelto di fare le Road Races e il Campionato in Salita piuttosto che le gare in pista? E una curiosità: quale è, tra le tante gare da strada che disputi, la tua preferita?
S.B.: Per la semplicità e il feeling dell’ ambiente, per i percosi mozzafiato e per i costi, decisamente più “umani” rispetto ai ricchi campionati professionistici. Il TT senza dubbio è la mia preferita! La sua storia e la sua fama parlano per lei, senza contare il livello dei piloti e dei team impegnati.

IW: A livello di stato interiore (stato d’animo, concentrazione, training mentale) che differenza c’è tra un pilota di Road Races e un Pilota in pista? E soprattutto, un pilota di Road Races è più animato dal puro desiderio agonistico di prevalere sugli altri concorrenti oppure è più una vera e propria sfida al limite con se stessi?
S.B.: Sinceramente e soggettivamente, credo che sia più una sfida con se stessi che con gli altri. Inoltre bisogna essere sempre concentrati e tenere in considerazione più fattori, come per esempio il clima e le differenza da una parte all’ altra del percorso essendo un percorso lungo (sto parlando del TT). Perdere la concentrazione anche solo per un istante potrebbe risultare fatale!

IW: Arriviamo all’Isola di Man: che cosa hai provato la prima volta che hai disputato il tuo primo TT? E cos’hai “trovato” una volta concluso?
S.B.: La prima volta al TT è stata allo stesso tempo, sia un traguardo, sia una nuova partenza: ero contentissimo di aver raggiunto uno dei miei sogni fin da bambino ma anche consapevole che, nonostante i sacrifici, la strada per migliorarsi sarebbe stata ancora lunga! Considerate che un pilota impiega mediamente 3 edizioni ad imparare a menadito il percorso ed almeno altre 3 per imparare le traiettorie ottimali e i punti di staccato, ma soprattutto, dove tenere spalancato il gas!

IW: Raccontaci di cosa significhi correre di fronte al pubblico inglese, così puro ed entusiasta, rispetto a quando corri in Italia.
S.B.: Da decisamente più soddisfazione. Nell’arcipelago britannico le Road Races sono estremamente sentite e sponsorizzate; fanno parte di una tradizione che ha le sue radici agli inizi del ‘900 e gli spettatori vengono da ogni parte del mondo per assistervi. 

IW: Parlaci della recente disputa che è avvenuta con la FMI per quanto riguarda le licenze da pilota e come si è risolta.
S.B.
: Inutile far polemiche perché la Federazione vede solo quello che gli interessa vedere, quindi abbiamo optato per la licenza di un altro paese purtroppo… Non avevo alternative. 

IW: Hai reso noto che quest’anno non correrai più con una Kawasaki Ninja zx10r ma con un Bmw S1000RR. Parlaci del perché del cambio equali sono le differenze tecniche.
S.B.
: Personalmente , credo che il pacchetto Bmw sia più competitivo in configurazione Superstock. A sensazione, direi che la Bmw abbia leggermente più feeling nelle fasi ad altissima velocità.

IW: Sicuramente hai sentito parlare della situazione difficile che sta vivendo il mondiale superbike: da esperto del settore, che consigli daresti alla Dorna per far tornare il campionato delle derivate di serie ai fasti di un tempo? E, come mai, la formula del BSB sta riscuotendo tanto successo?
S.B.: In Italia, come nel mondiale Superbike, credo ci sia troppa concentrazione per quel che riguarda il “lato estetico” delle corse. Nel BSB hanno deciso di seguire la regola “Less is more”; effettivamente la “semplicità” dovrebbe tornare ad essere la parola chiave da cui sviluppare i vari campionati: meno regolamenti e meno spreco di soldi!!

IW: Parlaci dell’iniziativa che stai portando avanti, ovvero “Metti il tuo nome sulla carena!”.
S.B.: Con l’iniziativa carena-nomi chiediamo un piccolo contributo per far fronte alle numerose spese che abbiamo per la stagione, soprattutto il TT, e in cambio scriviamo nome e cognome di chi aderisce all iniziativa sulla carena che useremo in una gara al TT e in una alla NW200! Per me è fantastico avere tutti i miei tifosi con me!! 

Si chiude qui l’intervista con una persona, prima che pilota, così squisita e schietta. Grazie, Stefano, per il tempo dedicatoci. Noi ti facciamo il nostro in bocca al lupo per questo 2018. A te non resta che invitare – e noi con te – i lettori di Italian Wheels a seguirti durante questa attesissima Stagione!

 

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