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Dalle Ali alle Ruote: quello che non sapevi sul Cavallino Rampante di Ferrari

Ferrari. Tutti conosciamo il marchio di auto di lusso più famoso al mondo, il suo celebre Rosso e le sue innumerevoli vittorie in Formula Uno. Tutti immaginiamo il rombo dei loro potenti motori. Ma soprattutto tutti conosciamo l’inconfondibile stemma raffigurato sul loro cofano.

Dalle Ali alle Ruote: quello che non sapevi sul Cavallino Rampante di Ferrari

Il cavallino rampante è ormai diventato da oltre mezzo secolo segno di orgoglio nazionale, e, allo stesso tempo, uno dei simboli più conosciuti e apprezzati al mondo; ma cosa si nasconde dietro questo leggendario stemma? Duranta la Prima Guerra Mondiale, infatti, l’asso aviatore italiano e medaglia d’oro al valor militare Francesco Baracca, nato a Lugo nel 1888, era solito dipingere sulla fiancata sinistra della carlinga del suo aereo un cavallino rampante (sulla destra era raffigurato un grifone, simbolo del proprio reggimento di appartenenza). La storia narra che Enzo Ferrari, dopo una gara disputata nel 1923 a Ravenna, abbia conosciuto i genitori del più grande pilota del Primo Conflitto Mondiale, abbattuto solo cinque anni prima, dopo 34 duelli aerei vinti; la Contessa Paolina, madre dell’aviatore, avrebbe consigliato al Drake di porre il simbolo del figlio sulle sue auto, come simbolo portafortuna.

Dalle Ali alle Ruote: quello che non sapevi sul Cavallino Rampante di Ferrari

Ferrari accettò, ma decise che il cavallino avrebbe avuto la coda alzata (quello di Baracca l’aveva bassa) come se fosse in volo e, soprattutto, avrebbe avuto uno sfondo giallo, colore rappresentativo della città di Modena. Fu così che nacque questo leggendario stemma, e forse nemmeno la mente ambiziosa di Enzo Ferrari avrebbe mai potuto immaginare che quel “cavallino” avrebbe finito per lasciare un solco così indelebile nella storia delle Corse.

P.S. Pochi sanno che anche Ducati utilizzò un cavallino rampante nel proprio stemma dal 1956 al 1961, essendo l’ing. Taglioni nato nello stesso paese, Lugo, Di Francesco Baracca.

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