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Nuovi Modelli Test Drive 

TEST Mazda MX5 – Vivere con una spider…

a cura di Alessandro Roca, foto di Fabrizio Stilo.

La domanda è una ed una sola: come ho fatto a vivere 24 anni senza una spider rossa con i cerchi bruniti? No, seriamente… c’è ancora gente che si definisce petrohead e si compra la Golf GTI? Dai, fate i seri…

Grazie a Mazda Italia che mi ha concesso di gustare la quarta generazione della MX-5 per due settimane, ho alternato stati di euforia borghese in Costiera Amalfitana con la mia dolce metà (no, la moto era in garage… l’altra dolce metà, quella in carne ed ossa) a tracolli psicologici che rischiavano di scadere nella dipendenza dal gioco d’azzardo sul lungomare di Santa Marinella, appena sceso dai monti della Tolfa. Ma andiamo con ordine…

Comincerei con definire il mio concetto di auto: trazione posteriore, due posti secchi ed un bel po’ di CV. Pazienza se è scomoda e pazienza se non è versatile, la guida è una cosa seria e bisogna sapersi sacrificare un pochino. Diciamo che siamo perfettamente in linea con le caratteristiche della Miata, e quindi partiamo bene.

L’oggetto del contendere è la versione Exceed con motore Skyactiv 1.5L da 131 CV per poco più di 1000 kg in ordine di marcia perfettamente distribuiti tra anteriore e posteriore: la ripartizione del peso, infatti, è 50%-50%.  Se a questo equilibrio perfetto aggiungiamo sospensioni multilink a 5 bracci al posteriore e quadrilateri in lega leggera all’anteriore avremo come risultato una macchina che è un “coltello” in grado di disegnare esattamente la traiettoria che vuole il pilota. Non è un caso, ma una vera e propria filosofia costruttiva chiamata Jimba Ittai (letteralmente “cavallo e cavaliere”): la nuova Miata è costruita per essere il naturale prolungamento del corpo del pilota. Semplice, intuitiva e perfettamente bilanciata. Il motore è sufficientemente potente, ma sicuramente la versione 2.0L da 160 CV è per chi vuole una macchina dal carattere più aggressivo. La cosa che mi ha davvero stupito sono i consumi: guidando con un minimo di cervello ci si stabilizza tra i 15 km/L ed i 17 km/L, ma nel caso vi salisse il Juan Pablo Montoya che è in voi, vi dovreste attestare attorno agli 11 km/L.

Veniamo alla mia esperienza, quasi mistica, con questa vettura. Il primo pensiero salendoci è stato: “dove finisce il muso? Speriamo che il carrozziere sia clemente…”. Ho esagerato un pochino, ed in verità ci si abitua piuttosto in fretta ai suoi 3,91 m di lunghezza. Successivamente è stato amore a prima 2a-3a con il cambio manuale a sei rapporti: preciso e veloce, una vera goduria. Presa confidenza con il mezzo comincio a pensare a dove poter esaltare questo concetto di macchina, quale potrebbe essere un luogo idoneo alla sua essenza. Mi serviva una strada tortuosa con dei panorami mozzafiato, ma che al tempo stesso non ponesse fine alla mia relazione sentimentale: Cetara, nel cuore della Costiera Amalfitana. Parto il sabato nel primo pomeriggio dopo una sessione di shooting fotografici e video, prendo la mia fidanzata e via. Gli oltre 260 km che mi separano dalla destinazione vanno via tranquilli: in autostrada la macchina è un po’ rumorosa, ma ci pensano il cruise control e l’impianto Bose con le casse integrate nei poggiatesta a rendere il tutto più piacevole. Peccato solo abbia piovuto sabbia da Napoli in giù, facendo sembrare la Emmeicscinque appena uscita da una speciale del rally d’Argentina. Anyway il design Kodo – Soul of Motion ed il panorama della Costiera salvano il salvabile: avendo monopolizzato il molo di Cetara con il consenso dell’autorità locale (penso che il vigile urbano che ha acconsentito alla realizzazione delle foto fosse anche il sindaco, presidente della giunta comunale, parroco, rockstar ed imprenditore della piccola cittadina), in poco tempo ho monopolizzato l’attenzione di tutti coloro che si riversavano su Cetara in una soleggiata domenica di fine febbraio per gustarsi del pesce appena pescato.

Tutto molto bello, ma ero un po’ stufo di fare il poser ed ho deciso di passare all’azione. Una braciolata con gli amici a Santa Marinella è quello che ci voleva per godersi la Miata sui monti della Tolfa. La sensazione è simile a quella provata in moto, quella sensazione di goduria che i giapponesi chiamano kan. Nonostante io abbia avuto i controlli di trazione disattivati, sono stato stranamente molto composto e regolato: è così tanto precisa in inserimento senza accusare il minimo sottosterzo che già quello da gusto, ed il traverso è quasi superfluo. In più con una potenza relativamente contenuta come 130 CV, i traversi sono frutto di una guida sostanzialmente sbagliata… Arrivato sul lungomare realizzo: mi sono divertito da matti, questa è una macchina da avere in garage eppure la devo riconsegnare… Panico. Che faccio? Se scappo in Malesia mica mi verranno a riprendere! Sul fondo della mia tazzina del caffè trovo la soluzione: un GRATTA & VINCI! Mi fiondo al bancone ed investo 5€, gratto in apnea: vinco e mi compro la Miata, me lo sento! Incasso la vincita e 30.000€ li spendo per la Sport 2.0 L, facile facile. Come ho fatto a non pensarci prima!? Tuttavia non avevo considerato il postulato di MAI ‘NA GIOIA: perdo miseramente e realizzo che me ne dovrò separare. Depresso e sconsolato, me ne torno mestamente alla base con il morale sotto il baricentro (che è piuttosto basso)…

Oggi Roma saluta il mese di marzo con una di quelle giornate da spendere al bar di Villa Ada a non fare assolutamente nulla: 20° senza nemmeno una nuvola. Tuttavia il mio programma per la giornata è leggermente diverso, ma con la Miata è tutto più bello ed anche il traffico della Capitale sembra meno rognoso una volta preso confidenza con manopole, display, bluetooth e diavolerie varie del sistema di infotainment: se ci sono andato d’accordo io che odio tutto ciò che non è meccanico su un’auto, voi probabilmente lo amerete. Arrivo ad un appuntamento di lavoro in un circolo sportivo con una colonna sonora anni ’70, occhiali da sole a goccia e cappotte tirata giù che sembro uscito da Romanzo Criminale. Sono stranamente felice ed i 40 minuti a passo d’uomo in tangenziale non mi hanno scalfito nemmeno un po’. Come ho fatto a vivere 24 anni senza una spider rossa con i cerchi bruniti?

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