La Superbike (quella vera) è tornata! L'analisi completa di Phillip IslandLatest news Motorsport WSBK 

La Superbike (quella vera) è tornata! L’analisi completa di Phillip Island

La Superbike (quella vera) è tornata! L'analisi completa di Phillip Island

Come le moto, nel mare in fondo al rettilineo di Phillip Island, anche noi ci siamo finalmente “tuffati” nella nuova Stagione del Mondiale Superbike; e, specialmente dopo le ultime due annate in cui sono montate le polemiche e le delusioni per un Campionato che sembrava aver perso la propria anima, non poteva esserci inizio migliore. Perché entrambe le manche di questo primo round della SBK hanno regalato al pubblico due gare in pieno stile “old-school”, esattamente quello che ha da sempre reso il Mondiale delle derivate dalla serie così amato dai motociclisti di tutto il mondo: sorpassi, contro-sorpassi e condotta di gara (sempre corretta, ma) con il coltello fra i denti.

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Ma i temi che questo primo capitolo ci ha lasciato da discutere sono talmente tanti che sarà meglio andare con ordine, a partire dai vincitori. Come, infatti, era logico aspettarsi, ad essere l’assoluto favorito è Jonathan Rea: il Campione del Mondo della Kawasaki, autore della prima Superpole del 2017, ha già firmato un’incredibile doppietta, grazie alla quale volerà in Thailandia per il round del Buriram con ben 50 punti all’attivo. Il miglior modo per iniziare una nuova Stagione che ha come ovvio obiettivo quello di confermarsi Campione. Ma quest’anno, esattamente come ci eravamo lasciati alla fine del 2016, la vita di Rea sarà resa parecchio difficile da quel diabolico binomio che è Ducati e Chaz Davies: grazie, infatti, ad un “nuovo” motore, la Panigale ora non teme più la stra-potenza del 4 cilindri di Akashi, ed unendo ciò all’immenso talento e alla fame senza fondo di Davies, le verdi Ninja non sono mai state più a portata di mano di così. Non a caso, infatti, sia Gara-1 che Gara-2 si sono epilogate con due incredibili photo-finish, in entrambi i quali la vittoria si è decisa nello spazio di un fazzoletto. Forse anche meno. Due (identici) finali che sono più indicativi che mai sull’equilibrio sia tecnico che esiste ora fra l’italiana 1199R Panigale e la nipponica Ninja ZX-10RR, sia per quanto riguarda il talento dei due piloti britannici, veri mattatori di questa serie.

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Ma oltre alle due stelle di punta di questo 2017, sono stati tanti i piloti che hanno combattuto a lungo per la leadership di entrambe le manche, stupendo, non tirandosi mai indietro, alimentando bagarre come se in palio ci fosse già l’ambito alloro. Tra questi, un grande applauso va all’alfiere della Yamaha, Alex Lowes, protagonista specialmente nella seconda manche di incredibili sorpassi, addirittura all’incontenibile Jonathan Rea, il quale non ha fatto minimamente attendere la propria risposta, ma ora sa che il livello di competitività della R1 è decisamente migliorato rispetto la scorsa annata e che soprattutto Lowes si è fatto un avversario temibile, che non soffre alcun tipo di timore reverenziale ed anzi, non avendo nulla da perdere, ha dimostrato di avere la chiara intenzione di prendersi tutto ciò che può, scansando gli altri piloti con sorpassi duri, emozionanti, ed anche qualche spallata vecchio stile. Insomma, un pilota vero, quasi d’altri tempi, pronto a farsi vedere e a farsi amare.

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Che piaccia o non piaccia, questo primo appuntamento in calendario riservava tanta attenzione per un osservato speciale, il rientrante Marco Melandri, lontano dalle competizioni per due lunghi anni. “Macho”, debuttante sulla moto di Borgo Panigale al posto di Davide Giugliano (quest’ultimo volato a competere nel campionato di Sua Maestà), ha collezionato uno zero durante la prima manche (finito nella ghiaia dopo un duello contro l’arrembante Lowes) ed un terzo posto al termine di Gara-2. Insomma, un ottimo avvio di stagione dopo un’assenza tanto lunga, anche se ovviamente il ravennate non ha voluto far attendere molto per lo sgorgare delle sue proverbiali “lacrime”, lamentandosi alle telecamere per via dell’atteggiamento, dal #33 giudicato scorretto, di Lowes durante il confronto in pista. Ho voluto attendere l’esito della seconda gara prima di esprimermi, e dopo il terzo posto conquistato, penso di aver già capito che cosa ci aspetterà da Melandri: il talento dell’italiano è indiscutibile, guida bene la Panigale, è già in lizza per le posizioni che gli competono, e la motivazione non manca, specialmente quando si è visto passare da ben 4 piloti nell’arco di poche curve e nonostante ciò il neo-ducatista è riuscito a reagire recuperando posizioni importanti da piloti che non avevano la ben che minima intenzione di lasciarlo passare. E tuttavia, come si è evinto dal confronto con un rider duro come Lowes, il timore è che Melandri anche questa volta non riesca a cambiare la sua mentalità da “pilota fighetto”, tirando fuori i necessari attributi per competere in una Superbike che è tornata a fare la Superbike, quindi semplicemente rispondendo ad una spallata con un’altra, duro ma con rispetto e al tempo stesso senza troppe remore; e soprattutto senza poi correre a fare il “piangino” davanti alle telecamere.

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Per quanto riguarda, invece, il nuovo format di partenza per Gara-2, ovvero il “Mischiotto”, lasciatemi dire che ero parecchio scettico al riguardo. Il debutto di questo nuovo riassembramento della griglia, però, si è dimostrato interessante, permettendo un po’ più di bagarre a partire dai primi giri. Ovviamente, non è certo tale metodo artificiale a rendere le gare più emozionanti (F1 docet, ndr), quanto invece lo è stato il riequilibrio tecnico tra le moto presenti in pista, che ha finalmente permesso di vedere battaglie vere senza che i soliti due/tre prendessero da subito il largo dicendo ciao alla compagnia.

Equilibrio tecnico, sfortunatamente, che anche quest’anno Honda non è riuscita a raggiungere. Questo, infatti, è un altro dei temi che non si può non discutere: con la presentazione della nuova CBR SP2, tutti si aspettavano che la moto di Tokyo sarebbe stata profondamente più competitiva, e specialmente che il motore della Fireblade nascondesse al suo interno qualcosa di più speciale rispetto alla sua vecchia versione. Ed invece, la Honda è ancora arretratissima, lontana anni luce dai riferimenti del Campionato e ne è sintomatico che due piloti MotoGP come Hayden e Bradl siano passati ben più che in sordina in entrambe le Gare. Sembra propria che per i fan della Honda non ci sarà pace fino all’arrivo del nuovo V4 previsto per il 2019.

Il prossimo round della Superbike sarà il 10 di marzo al Buriram, circuito thailandese alle porte di Bangkok; ma la vera domanda è: con una SBK così, siamo sicuri di volere che la MotoGP riapra i battenti? Io non troppo.

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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