Il GP di Silverstone come TopGun: riflessioni e analisi di una gara incredibileMotoGP news 

Il GP di Silverstone come TopGun: riflessioni e analisi di una gara incredibile

Il GP di Silverstone come TopGun: riflessioni e analisi di una gara incredibile

Una cavalcata solitaria, una vittoria attesa da ben 9 lunghi anni, in cui si sono intervallati un momentaneo ritiro, uno sviluppo in gran segreto, un acclamato ritorno e soprattutto tanto duro lavoro ed il desiderio di arrivare lì, sul gradino più alto del podio della Classe Regina. Lì, dove ieri è arrivato l’astro nascente Maverick Vinales, dopo aver spremuto ogni singolo cavallo della sua GSX-RR, divorando cordolo dopo cordolo del Silverstone Wing e lasciando indietro tutti gli agguerritissimi rivali, che pur lottando con il coltello fra i denti, non hanno avuto chance contro un inafferrabile Vinales.

Ma a Silverstone tanta è stata la gioia anche per gli altri due piloti che hanno calcato il podio di Sua Maestà. Perché alle spalle del “Top Gun” di Hamamatsu, a far battere il cuore degli inglesi è stato il pole-man ed idolo di casa Cal Crutchlow: il “Cinghiale di Coventry”, infatti, ha dovuto vedersela con quei due mastini che sono Valentino Rossi e Marc Marquez, che non si sono e non gli hanno certamente risparmiato sportellate e sorpassi da brivido. L’inglese del team privato LCR porta così a quota 3 i podi di questa stagione, continuando su una striscia positiva che sembra anticipare un possibile nuovo capitolo della sua carriera: che i cancelli del team interno di Tokyo siano in procinto di aprirsi? Magari al posto di Pedrosa nel prossimo futuro? Ancora presto a dirsi, ma quel che è certo è che Crutchlow sta finalmente dimostrando una velocità sulla sua RC213-V che non è più da imputare alle condizioni bagnate dell’asfalta e che (pare) abbia lasciato stupito anche lo stesso pilota.

Infine, per quanto non faccia un’enorme differenza in ottica mondiale, il terzo posto di Valentino Rossi vale oro per il morale del pesarese, del suo team, ed è una grossa vittoria psicologica nei confronti del talento di Cervera, perché il duello – più emozionante che mai – tra Rossi e Marquez è stato uno di quei confronti che portano dentro di sé molto più del semplice atto agonistico: in quei ruota a ruota, in quegli incroci di traiettorie, in quelle resistenze e staccate si sono avvicendati i fatti dell’anno scorso, il desiderio di ognuno dei due di provare al rivale di che pasta si è fatti e soprattutto nel voler mostrare di essere il più forte. Un duello, quello tra Marquez e Rossi, il cui epilogo per quest’ultimo potrebbe drasticamente cambiare le sorti del Mondiale, perché ad oggi tra i due ci sono 50 punti,  ancora 6 gare da disputare e troppi fattori, tecnici e specialmente personali, che rendono a questo punto del Campionato impossibile fare una previsione sul finale.

Il GP di Silverstone come TopGun: riflessioni e analisi di una gara incredibile

Perché dico questo? Perché non soltanto il confronto tra i due è stato estremamente significativo, ma perché a Silverstone Marquez è stato fortissimo, ma anche sbagliato tanto, forse troppo. Che poi la sfacciata fortuna di cui gode il giovane spagnolo gli impedisca il più delle volte di scivolare rovinosamente a terra è un conto, ma di errori di foga se ne sono contati fin troppi nel Gran Premio di ieri e se Marquez dovesse perdere la lucidità che aveva mostrato nei precedenti appuntamenti, allora il futuro del Motomondiale 2016 si potrebbe fare sempre più incerto.

Nel mentre di tutto questo, poi, quando vecchi e giovani leoni si combattono per la supremazia e futuri campioni danno inizio alla propria consacrazione, il Mondiale sembra ormai aver perso uno dei suoi protagonisti principali: Jorge Lorenzo. Quello del maiorchino è diventato infatti un grande enigma, perché le cattive prestazioni del #99 non possono più essere imputate allo (eufemisticamente) scarso feeling sul bagnato, poiché a Silverstone si è corso sull’asciuto. E nonostante questo l’attuale Campione del Mondo è sembrato l’ombra di se stesso, ben più che anonimo in tutta la distanza di gara e appena 8° sotto la bandiera a scacchi con sostanzialmente 20 secondi di ritardo. Una vera eternità per chi dovrebbe essere il pilota più veloce del mondo alla guida della moto migliore del mondo.

Il GP di Silverstone come TopGun: riflessioni e analisi di una gara incredibile

Degna di nota, invece, è stata la prestazione dell’inglese Alex Lowes, preso in prestito dal Mondiale Superbike come sostituto dell’infortunato Bradley Smith (che con molta probabilità non finirà la Stagione): al suo assoluto debutto in un Gran Premio di MotoGP, senza neppure aver effettuato un test prima del week-end, l’inglese di Tech3 è riuscito a completare la gara tagliando il traguardo in 13° posizione, accusando da Vinales un ritardo di 40 secondi. Non pochi, certo, ma per il pilota ufficiale della R1 Sbk, prendere in mano sostanzialmente da zero una moto completamente diversa da quanto è solito guidare in gara e senza sbagliare su una pista scivolosa che ha mietuto “vittime” a non finire, è senza ombra di dubbio un grandissimo risultato ed un ottimo debutto. Personalmente, questo ragazzo meriterebbe una chance di rimanere lì, in MotoGP!

[QUI LA CLASSIFICA FINALE DEL GRAN PREMIO D’INGHILTERRA MOTOGP 2016]

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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