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Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d'onore e vendetta 8 Ore di Suzuka MotoGP news 

Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d’onore e vendetta

Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d'onore e vendetta

La 39° edizione della 8 Ore di Suzuka è ormai già storia: se da una parte, infatti, Kawasaki ha finalmente mostrato i muscoli e Suzuki non ha mancato neanche questa volta di centrare il podio sottolineando ancora che la Gixxer è una moto più che valida nell’ambito endurance, la sfida più importante è stata quella combattuta tra la Iwata e Tokyo. Perché se Yamaha è riuscita a confermare la sua R1 come moto più veloce del Giappone per la seconda volta consecutiva, per la Honda è stata un’ennesima debacle dopo la clamorosa sconfitta dello scorso anno, quando per schiacciare la concorrenza sfoderò addirittura l’arma finale, Casey Stoner. Una sconfitta, questa, che ai piani alti della Casa Alata pesa come un macigno, una sconfitta che non era ammissibile e che, imperativo categorico, non deve più verificarsi.

Per comprendere, però, il significato di ciò che ci aspetta nel 2017, per la 40° Edizione della 8 Ore di Suzuka, bisogna prima fare un piccolo tuffo nella storia e nella cultura del Giappone. Per chi non lo sapesse, infatti, i giapponesi nella storia del mondo non hanno mai avuto vere e proprie mire espansionistiche, se non il mito del dominio assoluto del Giappone stesso. Questo “mito” fu perpetuato da molti, ma ebbe il proprio climax nel periodo Sengoku, ovvero un’epoca di grave crisi politica tra il 1478 ed il 1605 in cui i feudi di tutto il Giappone si combatterono per la supremazia del territorio. L’epilogo di questo sanguinoso capitolo della storia nipponica fu la famosa Battaglia di Sekigahara (1600), in cui le due grosse fazioni che si fronteggiarono furono quella capitanata da Ishida Mitsunari e quella di Tokugawa Ieyasu, con quest’ultimo che (pur numericamente inferiore) riuscì a vincere e a stabilire il controllo del proprio clan sull’intero Giappone fino al 1868 con lo Shogunato Tokugawa.

Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d'onore e vendetta

Siamo ormai lontani secoli dei fatti dell’epoca Sengoku, eppure si può dire che ogni anno i clan di Tokyo (Honda), Iwata (Yamaha), Akashi (Kawasaki) ed Hamamatsu (Suzuki) si combattano per il predominio motoristico del Giappone e la 8 Ore di Suzuka ne rappresenta metaforicamente lo scontro finale, la battaglia di Sekigahara delle moto. Continuando con questo paragane storico, la potenza industriale della Honda rappresenta la più folta armata del generale Ishida Mitsunari mentre la Yamaha ad oggi è paragonabile all’esercito di Tokugawa Ieyasu.

Ad aggiungersi alla portata simbolica di tutto ciò, non bisogna dimenticare (anzi!, è un punto fondamentale) che la pista di Suzuka è di proprietà proprio della Honda, che non potrebbe subire disonore più grande di essere sconfitta ancora una volta, in casa propria, in un evento alla cui assoluta importanza si aggiungerà la caduta del 40° anniversario della gara stessa e specialmente il debutto della nuovissima CBR1000RR, con la quale Tokyo vuole tornare a dettare legge nell’ambito delle Superbike e con la quale deve assolutamente riuscire a non essere da meno dell’impresa compiuta dalla Yamaha di portare alla vittoria una moto nella sua corsa di debutto.

Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d'onore e vendetta

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo e per vendicarsi dell’affronto e soprattutto della sconfitta subita dalla Yamaha, nel 2017 HRC porterà a Suzuka il proprio assoluto asso nella manica, il due volte Campione del Mondo MotoGP Marc Marquez, che andrà a dividere la sella sicuramente con Takumi Takahashi (un pilota giapponese non potrebbe MAI mancare in una simile occasione) e probabilmente Nicky Hayden.

Yamaha certamente non potrà essere da meno: è reduce da due vittorie consecutive e ciò gli sta quindi garantendo ulteriori importanti vendite della R1, specialmente in Giappone, ma soprattutto desidera annientare la Honda con ancora più schiacciante veemenza, proprio nell’edizione più importante di quest’ultimo decennio. Tuttavia, però, se la Casa di Iwata potrà ancora contare sull’attuale vincitore Alex Lowes, che sarà il prossimo anno ancora sulla R1 ufficiale (peobabilmene con VD Mark), al proprio arco non vanta più né Pol Espargarò né Bradley Smith, entrambi passati alla KTM. Per questo motivo sa che il jolly da estrarre – per battere Marquez e la Honda – sarà proprio Valentino Rossi: il pesarese infatti è già stato a Suzuka, vincendola in sella ad una Honda, Casa con la quale i rapporti si chiusero peggio che male. Per la Yamaha, infatti, riuscire a sconfiggere la Honda e la nuova CBR, sul suolo della Honda, proprio con l’uomo più odiato dalla Casa di Tokyo, colui che tradì la HRC, sarebbe la soddisfazione più grande di tutte ed infliggerebbe un colpo mortale al più importante costruttore del Giappone. Ma per questa operazione, l’interesse non è puramente della Casa dei Tre Diapason: il progetto R1 è infatti profondamente intrecciato con il 9 volte Campione del Mondo, il quale negli anni passati si è più volte recato in Giappone proprio per sviluppare personalmente l’ultima generazione della Superbike di Iwata, modellandola sulla “base” di quella che è la sua M1. Valentino è perciò un po’ il papà della nuova R1 e come tale non potrà certamente mancare di supportare la propria prole nella sua battaglia più importante.

Suzuka 2017: Honda e Yamaha si preparano ad una guerra d'onore e vendetta

La 40° Edizione della 8 Ore di Suzuka si carica già così di significati simbolici, guerre d’onore, supremazia e vendetta; una gara che si preannuncia quindi degna dei migliori film sugli antichi e valorosi Samurai. Perdersela? Impossibile! Purtroppo però, manca ancora un anno…

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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