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La 6 H del Nurburgring è della Porsche 919 #1, con entrambe le R18 sul podio. Vittoria per AF Corse!

Il digiuno è finito: la Porsche 919 Hybrid #1 di Webber-Bernhard-Hartley vince in Germania, e lo fa per la prima volta in questa Stagione 2016 del FIA WEC, andando a cogliere la vittoria nel corso della 6 Ore del Nurburgring, quarto appuntamento del Mondiale Endurance.

La LMP1 #1 di Stoccarda, attuale Campione del Mondo in carica, è stata bersagliata dalla sfortuna nella prima parte della Stagione ma, in terra tedesca, ha saputo sfruttare al meglio il pacchetto aerodinamico ad alto carico sviluppato nel corso di una 4 giorni di Test privati svolti al Montmelò, che ha funzionato alla perfezione sul tortuoso circuito della F1 vicino al castello di Nurburg. Se infatti la prima fila tutta Audi era stata frutto anche di condizioni meteorologiche incerte che avevano reso la pista scivolosa, favorendo il carico aerodinamico monstre delle R18, su pista asciutta la supremazia motoristica Porsche ha fatto ancora una volta la sua parte, permettendo alle due 919 H di prendere le posizioni di testa dopo poche ore di Gara. Poteva essere una doppietta, quella della Casa di Stoccarda, ma la #2 di Lieb-Jani-Dumas (quarta al traguardo) è stata continuamente bersagliata dalla sfortuna: prima un testacoda forzato per evitare il contatto in staccata con una Aston Martin, poi un Drive Through inflitto a Lieb per aver mandato in testacoda la 911 RSR #88 in fase di doppiaggio ed infine una sosta forzata per rimuovere dei pezzi di carbonio rimasti penzolanti dopo un duello all’arma bianca con Andrè Lotterer hanno infatti rallentato enormemente la corsa dei vincitori della scorsa 24 Ore di Le Mans, che comunque mantengono la testa della Classifica Piloti.

Classifica nella quale però accorciano le distanze Duval-Di Grassi-Jarvis, che con la Audi R18 e-Tron Quattro #8 chiudono in seconda posizione, precedendo la vettura gemella #7 composta dai soli Fassler e Lotterer (Treluyer si è infortunato in un allenamento con la Mountain Bike): la #8 ha saputo approfittare del Drive Through imposto alla Porsche #2 per passarle davanti, con Duval che si è difeso strenuamente dagli attacchi di Lieb. Poi ci ha pensato un indemoniato Lotterer a prendersi, con tanto di sportellata al termine di un duello bellissimo, la terza posizione portando anche la seconda Audi sul podio, e la sensazione è che forse il tedesco ne avrebbe avuto anche per attaccare il Compagno di Team, tenuto al sicuro da quello che è sembrato una sorta di ordine di Scuderia, viste le posizioni in Classifica Piloti. Ad Ingolstadt, comunque, possono essere abbastanza soddisfatti: le prestazioni di Le Mans, deludenti oltre ogni aspettativa, sono sembrate un caso isolato, risolto non appena sono tornati ad essere determinanti la guidabilità ed il carico aerodinamico, facendo quindi ben sperare per il prosieguo della Stagione all’insegna dell’inseguimento delle Porsche.

Dopo la delusione pazzesca della 24 Ore di Le Mans, persa a 3 minuti dalla bandiera a scacchi, non c’è stata invece l’attesa rivalsa da parte del Team Toyota: le TS050 Hybrid-Hybrid infatti, anche con il pacchetto aerodinamico ad alto carico – che forse non era tanto alto quanto sarebbe stato necessario… -, non sono sembrate al livello delle tedesche, e tra prestazioni leggermente inferiori e un po’ di sfortuna con delle soste effettuate nei momenti sbagliati (spesso poco prima che venisse dichiarato Full Course Yellow), la #5 di Buemi-Davidson-Nakajima ha chiuso ad un giro dal leader e la #6 di Sarrazin-Conway-Kobayashi, che ha sofferto anche qualche problema tecnico di troppo, a 3 giri di distacco.

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In LMP2 a trionfare è stata invece la Alpine A460 #36 di Riquelme-Menezes-Lapierre, che ha saputo sfruttare al meglio il ritiro in cui è incappata la Oreca 05 di Rusinov-Rast-Brundle, che aveva centrato la Pole nelle Qualifiche di ieri. A completare il podio ci hanno poi pensato la Ligier JSP2 #43 di Gonzalez-Albuquerque-Senna (con quest’ultimo che nel corso dell’ultima ora di Gara ha fatto correre qualche brivido di troppo lungo le schiene dei suoi meccanici finendo lungo in una via di fuga in ghiaia) e la vettura gemella #31 di Dalziel-Derani-Cumming, che si è tenuta dietro la prima delle Manor, la #44 di Graves-Pizzonia-Howson.

Primo trionfo stagionale anche per la Ferrari 488 GTE #51 di AF Corse, quella della coppia Bruni-Calado tanto bersagliata dalla sfortuna nella prima parte della Stagione: il pilota romano, a circa metà Gara, ha preso la testa della corsa superando all’interno, con furbizia e talento, la Aston Martin V8 Vantage #98 di Thiim-Sorensen, autori della Pole nella giornata di ieri e giunti terzi al traguardo. Sì, perché al secondo posto si è piazzata l’altra 488 GTE, la #71 di Bird-Rigon, per un 1-2 Ferrari che riapre totalmente i giochi in Campionato dopo la vittoria Ford a Le Mans. Se quindi le Ferrari, una volta tornate al BOP di SPA, hanno messo nuovamente in mostra uno stato di forma impressionante, e le Aston hanno stupito per il gran feeling mostrato finalmente dalle nuove coperture Dunlop (anche se per le Vantage il BOP era stato reso ulteriormente più favorevole), a deludere nella GTE-Pro sono state proprio le Ford. Ad un giro dalla 488 #51 ed in quinta posizione è infatti arrivata la GT #66 di Mucke-Pla, che si è beccata anche un Drive Through per una irregolarità commessa durante una sosta ai Box, mentre ultima di classe è stata la vettura gemella #67 di Franchitti-Priaulx-Tincknell, andata letteralmente a fuoco nelle prime ore di Gara durante un Pit Stop. Deludente poi anche la prestazione della 911 RSR #77 di Lietz-Christensen che ormai, con pista asciutta, può davvero dire poco contro Ford, Aston e soprattutto Ferrari.

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Aston Martin che invece trionfa in GTE-Am, con la #98 di Dalla Lana-Lamy-Lauda, che stacca di circa 30″ la Porsche 911 RSR #78 di Ried-Henzler-Camathias, a sua volta a precedere la Ferrari 458 Italia #83 di Collard-Perrodo-Aguas, rimasta attardata dopo un’escursione nella ghiaia di una via di fuga che aveva causato una FCY. Podio che è stato possibile anche grazie all’harakiri Porsche tra la 919 H #2 e la 911 RSR #88 di Al Qubaisi-Heinemeier Hansson-Long, che al momento del crash occupava saldamente la zona podio. Buono, infine, il rientro di Paolo Ruberti dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dalla 24 Ore di Le Mans: la Corvette C7R dell’italiano, di Yamagishi e di Ragues ha chiuso infatti in quarta posizione di Classe.

 

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