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F1, GP Austria: ecco le Pagelle di tutti i protagonisti

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Pole, vittoria e giro veloce. In mezzo qualche difficoltà di troppo ed un contatto destinato a far parlare molto di sé, ma a Lewis Hamilton importa il risultato. Voto alto per il #44 dunque, così come per Jenson Button, Romain Grosjean e Pascal Wehrlein, che forse sono le vere sorprese del GP d’Austria di domenica. E gli altri? Che voto si sono meritati?

LEWIS HAMILTON – 10. Quello che fa nella prima parte di gara con le UltraSoft lo eleva ad un livello non raggiungibile da nessun’altro nello schieramento, visto che riesce a girare su gomme distrutte dal graining ad un ritmo inavvicinabile persino per chi monta le SuperSoft. Poi una sosta troppo ritardata mentre tutto lo schieramento passava alle sorprendentemente prestazionali Soft lo porta dietro Rosberg e gli fa vedere i fantasmi, con il weekend che rischia di prendere i binari voluti da un compagno di squadra (e Leader del Mondiale) che partiva 5 posizioni dietro. Fortuna vuole che alla fine lui abbia ancora un treno di Soft a differenza di Rosberg, e con gomma più prestazionale fa quello che a Rosberg non riuscì in Bahrain nel 2014, rimontandolo e superandolo con un contatto che per me aveva però tutti i crismi dell’incidente di gara. Si prende i fischi, ma anche punti importanti ed uno smacco a Nico che non può far altro che morale.

MAX VERSTAPPEN – 9. Sia lui che Raikkonen erano convinti di avere l’arma totale nelle SuperSoft, ma le temperature di aria ed asfalto della domenica smontano clamorosamente quello che sembrava un colpo di genio strategico. Ma Max in gara si trasforma, e le suona prima al compagno di squadra e poi a Kimi Raikkonen, al quale partiva dietro ed è invece finito davanti. In più, mette stoicamente i bastoni tra le ruote ai due Mercedes, ed è uno tra i pochi (se non l’unico) che ci prova davvero. In attesa di una RedBull al loro livello.

KIMI RAIKKONEN – 7,5. Parte bene ed è subito terzo, ma poi impiega troppo tempo a sbarazzarsi di Button. Si sfida sulla durata del primo stint con Hamilton, forte delle sue SuperSoft, ma la strategia Ferrari non paga perché il #7 rientra ai Box solamente un giro dopo il #44, pagando lo scotto di non aver copiato gli undercut delle RedBull. Si prende il podio in maniera fortunosa grazie al crash tra le Mercedes, perché sinceramente vederlo sopravanzare Verstappen nella parte mista del tracciato è sembrata a molti un’affermazione un po’ troppo ottimistica.

NICO ROSBERG – 4,5. Parte 6° e arriva 4°, e ci sarebbe quasi da festeggiare se non fosse che a 7 curve dal termine era addirittura primo. Con un undercut al momento giusto si era preso la prima posizione, ma nel momento cruciale finisce le Soft e si ritrova in pista con una gomma meno performante, entrando in una lotta fratricida con Hamilton che non ha francamente molto senso – a prescindere da chi abbia la responsabilità dell’accaduto – perché è una condotta di Gara stupida in ottica Mondiale. Avrebbe perso 7 punti da Hamilton, e invece ne ha persi 13. Se dovesse finire secondo nel Mondiale 2016 per 6 punti, sapremo tutti dove li ha persi.

DANIEL RICCIARDO – 7. Sul giro secco è superiore a Verstappen, ma in Gara non sembra averne per stargli dietro. E così mentre il compagno di squadra riesce ad effettuare solamente una sosta, lui opta per la strategia a due tentando un ultimo stint sprint con le UltraSoft, quando però è ormai troppo lontano da tutti per poter approfittare di qualsiasi cosa, compresa la penalità di 10″ inflitta a Rosberg. Forse il GP di casa se lo immaginava leggermente diverso.

JENSON BUTTON – 10. Non si capisce né il come né il perché, fatto sta che Button riesce a stare con merito per tutta la Gara nella Top Ten, battagliando con la sua PU Honda in mezzo ad uno sciame di motori Mercedes. Su condizioni di asfalto freddo Jenson si è sempre esaltato, e dopo la stupenda Qualifica di sabato la gara suggella un weekend che lui non avrebbe neppure osato sognare alla vigilia. Ogni volta che lo si dà per bollito, lui risorge. Per la felicità di Stoffel Vandoorne.

ROMAIN GROSJEAN – 9,5. Voto altissimo anche per Grosjean, che sfrutta al meglio quel “plus” di prestazione che la Haas ha grazie alla potente PU Ferrari. Dove non serve molto grip meccanico la vettura statunitense sembra andare meglio, e anche lui riveste i panni del leader della squadra lamentandosi poco e correndo in maniera concreta. Il confronto con Gutierrez è vinto anche stavolta, eppure il messicano non ha corso male: segno quindi che la prestazione di Romain ha ancora più valore.

CARLOS SAINZ – 8,5. Chiude la Qualifica mestamente, avvolto in una nuvola di fumo bianco che non gli fa nemmeno prendere parte alla Q2. Poi in Gara si piazza su una strategia a due soste e pian piano risale la china, arrivando fino all’ottava posizione tenendosi dietro addirittura una Williams, nonostante la PU dello scorso anno. Il confronto con Kvyat ormai non ha quasi più senso farlo, e con la conferma di rimanere nell’universo RedBull per un altro anno correrà con la testa ancora più sgombra. Un voto in meno per la manovra assurda che per poco non mette fine alla sua gara e a quella di Perez.

VALTTERI BOTTAS – 7. Mette una pezza ad una Williams che sembra in crisi di identità. Poco efficace sugli scorsi tracciati “guidati”, la si attendeva in gran forma su una pista che avrebbe dovuto metterne in risalto la configurazione low drag e la potenza della PU Mercedes. Invece la FW38 manca in maniera quasi clamorosa l’appuntamento, ed è bravo Bottas nonostante le due soste a prendere almeno qualche punto iridato, chiudendo 8° ma doppiato. Dalla prima fila del 2014, però, sembra essere passata davvero un’eternità.

PASCAL WEHRLEIN – 10. A punti con la Manor (che all’epoca si chiamava Marussia) ci era riuscita solamente un’altra persona prima di lui. Il progetto della monoposto ora è più competitivo, condividendo pezzi di Mercedes e Williams, ma inutile negare che il talento del #94 c’è e si vede. Sfrutta benissimo la sua esperienza su questo tracciato (maturata con il DTM) per un risultato clamoroso, che però merita ampiamente. Forse è una delle note più positive, assieme a Verstappen, della F1 degli ultimi anni.

ESTEBAN GUTIERREZ – 7,5. Il messicano stavolta corre bene: lotta, è aggressivo ma corretto, è veloce e non fa errori. Meriterebbe i punti, ma la strategia lo penalizza: anche lui rimane sorpreso dall’efficacia della Soft, mescola di cui ha solamente un treno usato, venendo così costretto a girare su una SuperSoft che è veloce come una Soft ma degrada prima. Peccato.

JOLYON PALMER – 7. Prova positiva dell’inglese, che si tiene dietro ampiamente il compagno di Team. Chiude 12°, miglior risultato stagionale dopo Melbourne, e con la Renault di quest’anno vale quasi come aver preso dei punti.

FELIPE NASR – 7. In alcune fasi anche lui torna ad assaporare la zona punti, ma è solo un’illusione effimera. Però almeno ha lottato con grinta sia con le Renault, sia con Ericsson, sia con un Massa che, in palese difficoltà, si trovava dalle sue parti. Come per Palmer, con i mezzi che ha a disposizione non può fare miracoli.

KEVIN MAGNUSSEN – 5,5. La difesa su Wehrlein era da penalità immediata, visto che gli cambia direzione davanti almeno 3 volte. Per il resto, chiude 14°, dietro il suo compagno di squadra. Il suo è un weekend sottotono anche se consideriamo la Renault che guida.

MARCUS ERICSSON – 6. Stesso discorso di Magnussen, con la differenza che però lui non zigzaga. Quindi si merita la sufficienza, ma rispetto a Nasr stavolta è stato inferiore.

RIO HARYANTO – 5. La sua è una strategia a due soste che è tutto il contrario di quello che hanno fatto i migliori, partiti su gomme più morbide per poi passare a quella più dura. Lui invece con le Soft ci parte, e mentre gente come Verstappen ci fa 66 giri lui ce ne fa 27, per poi passare alle poco utili SuperSoft. Il compagno di squadra prende punti, lui finisce ultimo dei piloti non ritirati. Decisamente un weekend poco esaltante.

SERGIO PEREZ – 6,5. Voto che assegno con il beneficio del dubbio per via delle strane circostanze del suo incidente, visto che l’errore è talmente marchiano da far pensare ad un guasto tecnico. Per il resto aveva recuperato bene dopo una Qualifica che lo aveva visto deporre le armi sostanzialmente nel Q1 per una sospensione rotta, ed era nei punti. Ma il destino aveva deciso che questo doveva essere il weekend nero della Force India, e la sua gara finisce nella ghiaia.

FERNANDO ALONSO – 5,5. Un altro dei delusi di giornata. Qualifiche sciupate per via di quello che sembra essere stato un misunderstanding con la sua Scuderia, poi una Gara che lo vede partire davvero troppo indietro per permettergli di prendere il ritmo di quelli davanti. Chiude mestamente con un ritiro, ed il suo unico merito è quello di aver spianato la strada alla strategia alternativa con le Soft: è lui infatti il primo, nel corso dell’8° giro, a montare le Soft, per una scelta che poi imiteranno tutti. Ma di certo non è qualcosa di cui Alonso andrà orgoglioso.

NICO HULKENBERG – 5,5. Partiva secondo, ma la sua gioia dura pochi giri. Prima pattina troppo in partenza, poi le sue UltraSoft decadono in maniera repentina, ed infine è sfortunatissimo nella strategia: rientrando infatti nello stesso giro di Alonso non può sapere quanto le Soft vadano meglio, e fidandosi delle previsioni Pirelli monta le SuperSoft, che presto si rivelano una gomma “fallimentare” per questo GP costringendolo così ad una sosta aggiuntiva per adeguarsi agli altri. Sosta alla quale poi se ne somma un’altra, con tanto di penalità di 5″ per eccesso di velocità in Pit Lane, prima del ritiro per problemi ai freni. Diciamo che la sua domenica austriaca forse l’aveva immaginata in maniera leggermente differente.

FELIPE MASSA – 5. In difficoltà per tutta la gara dopo essere stato costretto a partire dalla Pit Lane, chiude ritirato senza che quasi nessuno se ne accorga. La Williams qui non è quella del 2015, ma lui stavolta in macchina sembrava davvero non esserci.

SEBASTIAN VETTEL – 6,5. Un voto basso che condivide con la sua squadra. Stava correndo bene, poi la sua posteriore destra esplode come a SPA nel 2015. E’ vero, servirebbe un cliff prestazionale prima di un epilogo simile; è vero, con delle gomme dalla mescola più dura aveva solamente 3 giri in più di Hamilton che montava le UltraSoft. Ma è altrettanto vero che la Ferrari non è la Mercedes in termini di gentilezza con le gomme, e non sembra possibile che solamente a Maranello abbiano problemi a capire l’usura delle Pirelli a tal punto da vedersele scoppiare. In più, stavolta, la SuperSoft di Raikkonen – che era al limite – i tecnici Ferrari l’avevano a disposizione da diversi giri, e anche con Iceman non c’era stato il cliff ad accompagnare il consumo. Si parla ancora una volta di un ritiro quando si sarebbe potuto puntare al podio, ed ancora una volta forse una strategia troppo aggressiva ha rovinato la Gara. Perché parlare di vittoria era pura utopia anche in Austria.

DANIIL KVYAT – S.V. In Qualifica i “panettoni” gialli lo giustiziano, in Gara ci pensa un problema tecnico dopo pochissimi giri. La sua Stagione è decisamente in caduta libera. E la cosa che dà più da pensare è che, ultimamente, non è neppure del tutto colpa sua. Cmcat5uWAAAMzjQ

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