Assen, è dove accadono le cose. Siamo sicuri che...?MotoGP news 

Assen, è dove accadono le cose. Siamo sicuri che…?

Assen, è dove accadono le cose. Siamo sicuri che...?

Assen, l’università del motociclismo, una pista che negli anni è cambiata tanto – forse semplificandosi anche parecchio – ma che è riuscita sempre a mantenere in sé il seme di ciò che serve per creare le condizioni ai top riders di emergere per il proprio talento e per regalarsi (e regalare al pubblico) grandi battaglie.

Battaglie che hanno fatto la storia di questo sport, che hanno condizionato intere Stagioni e rivalità, battaglie come quella che ha visto lo scorso anno contrapporsi Valentino Rossi e Marc Marquez, arrivati all’ultima variante spalla contro spalla ed epilogatasi con la molto discussa vittoria del pilota italiano. Il finale della scorsa edizione, infatti, è stato un vero punto di non ritorno per il Mondiale 2015: da una parte si apriva per Valentino la piena corsa al Titolo iridato, dall’altra invece si chiudeva quella di Marc Marquez, e tra i due si sarebbe inaugurato quel clima di grande ostilità e guerra fredda (aggravato alla base da quanto successo in Argentina) che avrebbe raggiunto il suo climax nel Gran Premio di Sepang, occasione del “mitico fattaccio”.

Ora, però, si arriva da una gara a Barcellona in cui, al termine di un’altra bella, dura e leale battaglia tra il #93 ed il #46, vinta proprio da quest’ultimo, Rossi e Marquez avrebbero deciso di lasciarsi tutto alle spalle, sotterrando l’ascia di guerra e sancendo una (apparente) pace con la bella stretta di mano nel Parco Chiuso del Montmelo. Ci crediamo? Sì, ma con una “piccola” riserva: la gara spagnola era stata infatti condizionata – almeno negli animi – dalla tragica scomparsa di Luis Salom nel corso delle Libere-2 della classe intermedia, un fatto che non ha potuto non toccare piloti, tecnici e pubblico, e che certamente ha indotto riflessioni sulla caducità della vita, sul significato della parola sport e specialmente sul peso che certe questioni possono avere dinanzi alla morte di un ragazzo giovanissimo che era lì ad inseguire il proprio sogno.

Ma si sa che, specialmente in quella “strana” tipologia di persone che di mestiere fa il pilota, tutto ciò che riguarda l’area semantica della “morte” viene frettolosamente esorcizzato, seppellito, eclissato, perché non è possibile correre ed essere veloci quando in testa si è costantemente sopraffatti dal timore che il Triste Mietitore si faccia vivo dietro ad ogni curva. E così, eliminato ciò permette alle persone – e in questo caso a Rossi e Marquez – di sventolarsi reciprocamente bandiera bianca e di celebrare il tutto con un abbraccio riparatorio, le cose potrebbero tornare esattamente come prima. Non va dimenticato, infatti, che chi corre a questi livelli vive qualsiasi aspetto della propria vita con un livello di agonismo e voglia di prevalere altissimo, e di conseguenza rendendo difficilmente perdonabile chi ha impedito il raggiungimento di una vittoria importante come quella del Titolo Mondiale. Sia da una parte che dall’altra.

Sicuri, quindi, che una volta che le visiere saranno state calate ed i semafori rossi di Assen spenti, non ritornerà tutto come prima? D’altra parte, questo Mondiale, specialmente dopo Barcellona, è più aperto che mai e a giocarselo sono ancora una volta Lorenzo, Marquez e Rossi. E nessuno dei tre ha intenzione di perdere, anche se questo vorrebbe dire scatenare un’altra guerra.

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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