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Grazie Frédéric Sausset, a Le Mans hai vinto tu!

Grazie Frédéric Sausset, a Le Mans hai vinto tu!

Ci sono storie, storie così tragiche ed al tempo stesso così eroiche che non possono non essere raccontate. Storie così toccanti che, per qualche momento, ci fanno dimenticare ogni conflitto, ogni problema, ogni diatriba, facendoci scoprire significati nuovi, che ci emozionano così in profondità da non poter rimanere più gli stessi dopo. E questa, è la storia di un uomo, il cui destino beffardo ha saputo negargli tutto nell’arco di un momento, ma la cui infinita forza di volontà, il coraggio e la perseveranza, la dedizione e la passione, gli hanno permesso di conquistare molto di più… Un’impresa sportiva, una pagina di storia tutta sua, una leggenda, ma soprattutto l’inchino e la commozione di centinaia di migliaia di persone rimaste incantate ed incredule davanti a tali gesta. Questa, è la storia di Frédéric Sausset.

Nato a Blois, in Francia, il 13 febbraio 1969, Frédéric Sausset era una persona come tantissime altre, con un buon lavoro ed una famiglia, proprio con la quale decide nell’agosto del 2012 di fare una vacanza al mare. Niente di insolito, niente di assolutamente pericoloso, ma anche una vacanza, quando il fato si oppone, può diventare totalmente fatale. In una spiaggia della regione de Les Landes, un piccolo graffio risulta essere per un virus – la setticemia – la porta d’accesso al corpo di Sausset, il quale diventerà affetto da una rarissima infezione che conduce ad una progressiva ed inarrestabile necrosi. Caduto in coma e prossimo alla dipartita, i medici dell’ospedale universitario di Tours decidono che sarà necessario amputare per salvare la vita a Frédéric. Ma il virus aveva ormai fatto troppa strada e per Sausset fu necessario un intervento ben più che estremo, in cui furono recise prima le mani, poi parte delle braccia ed infine anche le gambe, da metà coscia in giù.

Grazie Frédéric Sausset, a Le Mans hai vinto tu!

Del 43enne francese che era partito per andare a trascorrere una tranquilla vacanza al mare era rimasto ben poco, ma solamente nel corpo. Perché se c’era qualcosa che il virus non aveva intaccato, e che anzi aveva forse scoperchiato, era l’immenso spirito di quest’uomo.

Mentre da una parte, infatti, imparava a convivere con la sua condizione, perso anche il lavoro, Frédéric decise che era tempo di realizzare il suo più grande sogno: correre alla 24 Ore di Le Mans. Quella dei motori era sempre stata una grande passione per questo signore francese, che però non era mai stata davvero praticata o pensata come una carriera, o qualcosa di anche lontanamente simile. Ma, quando la vita ti toglie tutto e sembra che non ci siano più motivazioni per andare avanti, è proprio in quel momento che vengono incontro i sogni, che alimentano speranze, desideri e voglia di fare, di rincominciare, di vivere. Fu così che, all’inizio senza soldi e senza l’appoggio di sponsor, preso forse per pazzo da chi non aveva voluto credere nell’incredibile pretesa di questo uomo completamente invalido, Frédéric Sausset si organizzò in una propria squadra – la SRT41 – e convincendo l’amico e co-pilota Christophe Tinseau, riuscirono a trovare in meno di 4 anni gli sponsor necessari e l’appoggio tecnologico da Audi per realizzare questo folle progetto. Ma non con una GT, bensì con una ben più difficile Morgan LMP2 motorizzata Nissan.

Riuscito a farsi realizzare un volante speciale che va ad agganciarsi ad una protesi sul braccio destro, l’arto superiore rimasto più integro, e con una speciale pedaliera posta in mezzo alle gambe con cui Sausset va a dare accelerazione e frenata alla vettura, Frédéric re-impara a guidare. Andando anche davvero forte, perché sul circuito Bugatti, al volante di una Audi RS3, accusa appena 3 secondi di scarto dal tempo fatto registrare da un pilota professionista: 2’05” contro 2’02”.

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La velocità c’è, ma a Le Mans non basta: servono resistenza fisica e nervi saldi, perché la leggendaria corsa mette a durissima prova anche i piloti normodotati, che escono demoliti da questa competizione. Figuriamoci per un uomo al quale mancano tutti e quattro gli arti. Ma Sausset sembra non conoscere la parola “impossibile” ed anche contro questa difficoltà il francese si scontra frontalmente, prendendo ogni cosa di petto, e finalmente arriva ad iscriversi alla 24 Ore di Le Mans. Il suo box? Il leggendario #56, dove ogni anno vengono accolte vetture fuori regolamente che lanciano nuove sfide, sportive e tecnologiche.

E così, con tutti gli accorgimenti del caso, fatto calare ed estratto dalla vettura per mezzo di una sbarra alzata ed abbassata dai meccanici, Sausset può finalmente vestire i panni veri del pilota, completando per lo stupore incredulo di tutto il mondo, ogni stint previsto per ricoprire la distanza richiesta a pilota dal regolamento. Vederlo farsi calare in macchina, agganciarsi a quel (non-)volante alla sua sola protesi e guidare, sempre velocissimo, prendendo appena 10 secondi dai suoi compagni normodotati all’interno di un prototipo LMP2, è ogni volta un colpo al cuore, un’emozione fortissima alla quale è impossibile trattenere la commozione, anche ora che sto rivivendo nella mente quegli attimi che vi sto raccontando.

Grazie Frédéric Sausset, a Le Mans hai vinto tu!

Ed il tutto si corona con un successo ancor più insperato, perché la Morgan di Sausset passa sotto la bandiera a scacchi in 38° posizione, tenendosi così alle spalle ben 6 vetture. Certo, vetture GT, ma che importa? L’impresa di questo Pilota (con la P maiuscola, perché per essere piloti occorre essere speciali, avere un sogno, forza di volontà anormale e “palle quadrate”) va ben oltre il risultato sportivo. L’impresa di Sausset è la prova concreta che non esistono limiti ai sogni, ai desideri, alla voglia di fare e soprattutto di vivere, perché dove c’è la forza di volontà e la passione, c’è tutto e si può fare tutto, anche correre a Le Mans senza braccia né gambe.

Caro Frédéric Sausset, Le Mans è tua!

Umberto Moioli
Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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