Tante critiche lo hanno spento, ma noi preferivamo quando cadeva. Caro Giugliano, ci manchi!news WSBK 

Tante critiche lo hanno spento, ma noi preferivamo quando cadeva. Caro Giugliano, ci manchi!

Tante critiche lo hanno spento, ma noi preferivamo quando cadeva. Caro Giugliano, ci manchi!
Davide Giugliano – Ducati Panigale 1199R | Imola SBK 2016 | Ph by Andrea Bonora

Se ad Imola si è parlato tanto del grande trionfo del binomio Ducati-Chaz Davies, con quest’ultimo mai tanto in forma come in questo periodo ed ora in pieno lotta per il Titolo iridato (sarebbe il primissimo per l’era Panigale), dall’altra parte del box rosso, invece, abbiamo assistito all’affievolirsi di una fiamma. Quella fiamma è, infatti, il nostro Davide Giugliano.

Pur chiudendo questo weel-end con due posizioni all’interno della Top5 – cosa che fanno di Imola un fine settimana estremamente più positivo dei precedenti – quella di Giugliano non è stata semplicemente una prestazione deludente, conclusasi in Gara-2 con ben 13 secondi di distacco dal proprio compagno che si accingeva a portarsi a casa tutto (pole – classifiche cronometri delle libere – doppietta – giro veloce), ma è stato lo stesso pilota romano ad apparire un po’ come il fantasma di se stesso. Mai realmente concreto, mai realmente veloce, si fa sfilare dalle Kawasaki in entrambe le manche subito dopo la partenza, addirittura infilzato da Sykes in Gara-2 con un sorpasso da enciclopedia, prende paga anche dall’Aprilia di Lorenzo Savadori, rookie di questa Stagione – anche se poi Lorenzo deve salutare la compagnia a causa dell’eccessivo degrado delle sue gomme – e non riesce mai ad essere della partita.

Insomma, quello di Imola non è stato semplicemente un Giugliano anonimo e poco competitivo, come spesso può accadere in week-end “no”, quanto invece un pilota spento, svuotato di quella grinta, di quel fuoco interiore, che da sempre lo ha contraddistinto. Quella grinta, infatti, che sì lo ha indotto spesso e volentieri in errori e cadute (troppe cadute), ma che gli permetteva però di correre e battagliare in gare al limite quando la Panigale era ancora una moto lungi dall’essere il riferimento di oggi. Lo scorso anno, Giugliano fu di ritorno ad Imola dopo un lungo periodo di stop in seguito ad un terribile incidente in cui rimediò una frattura vertebrale; malgrado non poté guidare la sua moto per diverso tempo, Davide arrivò all’Enzo e Dino Ferrari con tanto voglia di vincere e di distinguersi come sempre aveva fatto, e così fece: siglò la Pole e si portò a casa un terzo posto in Gara-1, alle spalle delle due Ninja. Il tutto superando, come se nulla fosse, il timore per un incidente che mise seriamente a repentaglio la sua salute e la sua carriera.

Di quel pilota, ora, cosa ci rimane? Sembrerebbe infatti che le troppe critiche mosse al romano nel corso degli ultimi mesi, a causa delle sue numerose cadute, lo abbiano profondamente intaccato. Ora, pur di arrivare al traguardo Giugliano sembrerebbe disposto a non prendere più (grossi) rischi, a farsi sfilare e ad accontentarsi di risultati mediocri, pur di non ricevere più una sassaiola di giudizi negativi da parte di troppi che, con tutta probabilità, non conoscono il significato della frase “correre al limite”. Certo, i Mondiali non si vincono collezionando pic-nic nelle vie di fuga o tuffi nel ghiaione, ma almeno Giugliano ci provava, mettendo tutto se stesso, emozionando il pubblico e gli appassionati del marchio italiano, facendo trattenere a tutti noi ben più di un respiro in battaglie sempre al limite della fisica, sempre incerte nel risultato, che ti facevano saltare dalla gioia quando Davide ci riusciva, o sbattere i pugni sul divano quando invece la Panigale lo lasciava(/lanciava) a terra.

Forse quel modo così pericoloso di correre stava anche mettendo un po’ in forse il suo rinnovo con Ducati, ma probabilmente Giugliano non fu mai così in forse come adesso, perché ora deve fare i conti con un compagno di squadra che lotta e vince tanto, e con un se stesso ingrigito, spento… quasi alla Marco Melandri. Quindi caro Davide, oggi l’appello è solo uno: sveglia! Rinnova il tuo vigore e torna ad essere quel pilota che tanto abbiamo imparato ad amare e che ancor più ha saputo emozionarci, nel bene e nel male.

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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