[Il Blog] La Superbike? Non chiamatela "Serie B"...Curiosità news WSBK 

[Il Blog] La Superbike? Non chiamatela “Serie B”…

[Il Blog] La Superbike? Non chiamatela "Serie B"...

Da quando MotoGP e World Superbike si contendono (anche se ormai sotto un unico tetto) la scena come “classi regine” del motociclismo sportivo, una grande “rivalità” e differenti atteggiamenti si sono intervallati tra le due scuole di pensiero: per piloti, squadre, appassionati e puri sostenitori, la Superbike rappresenta il “vero” motociclismo, dove a contendersi le gare sono le proiezioni (professioniste) degli stessi appassionati che arrivano al circuito in sella alle proprie moto, moto che vogliono vedere e tifare e con le quali, tra passi di montagna e prove libere in pista, rivivranno il proprio gran premio personale. C’è un rapporto familiare che lega, a doppio filo, il pubblico della Superbike ai piloti e alle squadre della categoria stessa; è qualcosa di davvero intimo, che si vive e si respira, che non ha bisogno di chissà quale copertura mediatica. E’ roba, insomma, di nicchia, per appassionati veri ed essi difendono questo stesso status sia per loro stessi che per i propri, velocissimi beniamini.

Dall’altra parte della “barricata”, invece, una barricata che luccica di moneta sonante, ci sono coloro che vedono nella classe prototipale la sacra e massima espressione di questo sport, dove a darsi battaglia sono i piloti e le moto più veloci del pianeta. Quello, e solo quello, è il punto di arrivo. Poi c’è il resto… poi c’è la Superbike, per lunghi anni bistrattata e classificata come la “Series B” del motociclismo. Una categoria, quella delle derivate dalla serie, che non poteva in alcun modo sfornare talenti che potessero, non tanto vincere quanto almeno dimostrare il proprio valore in MotoGP. Per non parlare poi delle più piccole cinidrate di derivazione stradale. Impossibile pensare di mettere in paragone quei piloti con gli arrembanti protagonisti della 125 o della 250.

A lungo quindi piloti provenienti dalla Superbike hanno provato a fare il salto “dall’altra parte”, per dimostrare cosa sapessero fare e per rompere un taboo che iniziava ad avvelenare il paddock della Sbk. Penso ai vari Haga, Corser, Bayliss, Toseland, piloti di infinito valore, Campioni del Mondo (nel caso di Corser, Bayliss e Toseland) o quasi (Haga), che alla fine fallirono (o quasi), tornando poi in quella che – stavano dimostrando i detrattori – era la “Serie B”. Poi però, le moto da Superbike iniziarono sempre di più ad avvicinarsi al livello di performance offerto dalle MotoGP e con esse fu alzata anche l’asticella delle capacità dei piloti. Ripresero quindi le emigrazioni in MotoGP: arrivarono Spies, Crutchlow… piloti veri, che hanno iniziato ad incidere il proprio nome nella massima espressione della categoria prototipale, suscitando nuovamente un certo diffidente interesse nella Superbike da parte dei suoi stessi detrattori.

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Però, mentre nessuno degli ex-Sbk era, ed è, ancora arrivato a vincere un Mondiale MotoGP, mentre tra le derivate della serie, quello che si pensava fosse ormai un pilota finito, bollito ed esiliato dalla MotoGP – Max Biaggi – sviluppava, dominava e vinceva, trovando addirittura l’ultimo successo iridato dopo aver varcato la soglia dei 40anni, lottando con il coltello fra i denti con chi all’anagrafe vantava 20 anni di meno. Da qui scaturì l’idea che la Superbike potesse fungere da cuscinetto per quei piloti ormai vecchi e poco competitivi per la MotoGP ma ancora desiderosi di dare battaglia, vincendo magari ancora gare e mondiali. Arrivò quindi in Superbike Marco “Macho” Melandri, ex-vice Campione Mondiale della MotoGP, un pilota che su carta doveva annichilire la concorrenza malgrado ormai fosse dall’altra parte un pilota da scartare, e anche in fretta.

Certamente la carriera in Superbike di Melandri fu costellata di vittorie, di grandi battaglie e anche di continue sfortune con i team; ma quando arrivò l’anno decisivo, quando al ravennate fu affidata l’Aprilia RSV4 ufficiale, che aveva portato l’anno precedente Max Biaggi di nuovo sul tetto del mondo, colui che avrebbe fovuto vincere a mani basse fu invece sconfitto in casa da un pilota, dai più considerato un mediocre, che con lui divideva il box: stiamo parlando del francese Sylvain Guintoli, oggi ufficiale Yamaha, la stessa casa che ha rifiutato la candidatura di Melandri come pilota per il 2016.

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Ma come? Un pilota MotoGP, vice campione del mondo della massima espressione del motociclismo prototipale, che in sella sempre e soltanto a moto più ufficiali che mai, non riesce a sconfiggere piloti di livello “inferiore”? L’epilogo dell’annata in cui Melandri fu ufficiale Aprilia fu un vero e proprio choc per i detrattori del Mondiale delle Derivate dalla Serie, che tuttavia vantavano ancora diversi dardi al proprio arco, come l’ormai bassa reputazione che il paddock MotoGP aveva di “Macho” o i sospetti generati dal fatto che la Superbike fosse di proprietà dei fratelli Flammini, che avrebbero potuto indurre Aprilia a favorire Guintoli per screditare quindi il mondo della Dorna e i suoi piloti. Ovviamente stiamo parlando della più spiccia speculazione in malafede, ma comunque si sentirono anche queste stravaganti ipotesi.

In questo 2016, però, quando ormai la Dorna possiede la Superbike già da anni, abbiamo assistito nuovamente all’arrivo di altri nomi MotoGP nel mondiale delle derivate dalla serie: penso infatti al ex-iridato Nicky Hayden o al più giovane Karel Abraham, entrambi ottimi piloti in cerca di riscatto, di voglia di tornare protagonisti. Eppure, al termine del secondo round del calendario, andato in archivio proprio questa mattina, i risultati di chi doveva approdare in Superbike riportando in auge, con grandi prestazioni, il proprio nome non soltanto stentano ad arrivare, ma sono a dir poco deludenti. Il più ecclatante è certamente il caso dell’americano, che ha preso letteralmente paga dal molto più giovane ed inesperto (“pilota da serie b”) Michael VD Mark. Senza annoverare poi il caso Abraham, che si ritrova esattamente nelle stesse posizioni in cui navigava in MotoGP.

Ma quindi, alla luce di ciò, la Superbike è o non è la Serie B del motociclismo sportivo, se paragonata alla MotoGP? Bhe amici, per dirla una volta per tutte, no non lo è. Anzi, adesso è la volta buona che ci si interroghi se non siano i piloti della MotoGP ad esserlo. “Ma cosa dice, è impazzito?!”, starete pensando. E invece no, ed ora vi spiegherò il perché.

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Il mondo dei prototipi, infatti, è un mondo che richiede ai piloti una infinita sensibilità, per far fronte alle infinite possibilità di set-up, su ogni singolo parametro e componente, che una MotoGP offre. Senza contare, infatti, l’enorme differenza che concerne le mescole dei “gommoni” da MotoGP. Le Superbike, invece, che negli ultimi anni sono passate da essere moto stradali preparate per il Mondiale a moto da Mondiale vendute poi con targa-frecce-fari al grande pubblico, sono rimaste comunque più grezze, nonostante ormai abbiano davvero prestazioni che in alcuni casi sono state superiori alle MotoGP stesse, e ciò permette ai piloti di avere meno possibilità di manovra dai box ed obbligandoli, spesso e volentier, a correre gettando il cuore oltre l’ostacolo. Questa filofia, invece, blocca colui che è cresciuto avendo la possibilità di cucirsi letteralmente addosso la moto e che si ritrova quindi spiazzato quando per fare certe cose deve aver il coraggio (e spesso l’incoscienza) di tentare, senza sapere a priori se riuscirà in base al set-up preparato.

Quindi, adesso, bisognerebbe davvero interrogarsi se ad essere di serie B non siano quegli stessi piloti che entrano in piena crisi appena la moto non è al 110% come vorrebbero che fosse, e non chi invece per correre deve metterci molto più “cuore” che non sensibilità. Melandri docet… Voi, che ne pensate?

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One Thought to “[Il Blog] La Superbike? Non chiamatela “Serie B”…”

  1. AvatarLauro Caramanico

    Ancora una volta mi trovi d’ accordo, e aggiungo: tanti fenomeni pseudo esperti, compresi un certo tipo di giornalettismo; continuan a sostenere che la SBK sia la serie B o cimitero degli elefanti, ma dimenticano VOLUTAMENTE di dire che i grandi campioni americani della 500 anni venivano TUTTI dalle SBK ; in piu’ , ultimamente sono pochissime le volte in cui un pilota proveniente dalla SBK e’ stato DAVVERO MESSO IN CONDIZIONI DI VINCERE IN GP (ricordiamoci il caso di Spies e dei tanti guai avuti nella Yanaha ufficiale…) .Di contro, dovremmo ricordare anche Bayliss che sulla Desmosedici a Valencia diede la paga a tutti, compreso Capirossi . E vogliam parlare di Barros, che in SBK vinse UNA SOLA MANCHE? La realta’ e’ che un Mondiale e’ un Mondiale, e senza un supporto tecnico factory NESSUNO potrebbe vincere in SBK, neanche Marquez. PS ma quei fessi che ancora credono a questa leggenda supportata dai media mainstream, lo sanno che in SBK si corre c on moto SBK o credono che perché uno arrivi dalla GP possa correre con una GP?!

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