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IndyCar 2016, la Copertina di IW: tutte le sfide del nuovo anno

IndyCar 2016

Ormai ci siamo: la IndyCar sta per inaugurare la sua stagione. Con una settimana d’anticipo rispetto al Circus della F1, la serie a stelle e strisce esordirà sulle strade di St. Petersburg domenica 13 marzo. Sarà un anno denso di sfide, con tanti piloti alla ricerca del riscatto o della riconferma, con la storica 500 miglia di Indianapolis che spegnerà le 100 candeline e una sfida tecnica di tutto rispetto tra la Chevrolet e la Honda.

Il confronto inedito tra le due Case automobilistiche sarà il pepe del 2016. Dopo un poker di titoli costruttori negli ultimi quattro anni, la Chevrolet è chiamata a rispondere al primo vero guanto di sfida della Honda. I nipponici hanno strappato delle deroghe al regolamento per poter sviluppare i propri pacchetti aerodinamici, ma ancora non si sa quanto siano migliorate le macchine di Tokyo.

Negli ultimi test di Phoenix i team Honda non hanno sfigurato, ma non sono riusciti a conquistare la vetta della classifica. La situazione si fa quindi preoccupante per l’Andretti Autosport, che da quando è passato ai motori giapponesi è rimasto a secco di titoli. Quest’anno il pilota di punta rimarrà l’americano Ryan-Hunter Reay, anche se Marco Andretti ha mostrato qualche guizzo negli ultimi collaudi. Fuoco di paglia, come gli capita spesso? Chissà: certo è che per l’erede del grande Mario c’è bisogno di una sveglia (nell’inverno si è addirittura vociferato che Marco fosse pronto a lasciare la squadra di famiglia, alla ricerca del salto di qualità).

Un team da tenere sotto controllo sarà anche il Rahal Letterman Lanigan, che l’anno passato è risorto, candidando Graham Rahal alla vittoria del titolo finale. Quest’anno affronterà la prova del nove, e tra l’altro potrà contare sul sostegno prepagato di Spencer Pigot in tre corse (St. Petersburg, la 500 Indy e il GP stradale a Indianapolis, finanziate dalla sua vittoria in IndyLights). Vedremo come si evolverà la situazione.

Tra le squadre Honda spicca anche lo Schmitt Peterson Motorsport, che avrà dalla sua due piloti di calibro come il canadese James Hinchcliffe (su cui grava però l’incognita delle condizioni fisiche, a seguito dell’incidente a Indy dell’anno passato) e il russo Mikhail Aleshin. Anche se il team deve ancora adattarsi alla gestione delle due macchine, lo SPM cercherà in questa stagione di ritornare ai tempi d’oro di Simon Pagenaud, consolidandosi grazie ai progressi Honda.

L’AJ Foyt Enterprises ha confermato il duo scoppiettante dell’esperto Takuma Sato e del giovane Jack Hawksworth. Una scelta per la continuità utile anche a stabilizzare l’esperienza della doppia macchina (discorso simile al SPM). A chiudere lo schieramento nipponico è il Dale Coyne Racing, la squadra piccolina che ha già assunto Conor Daly. Il secondo pilota a tempo pieno potrebbe essere Luca Filippi: sarebbe un colpaccio per l’italiano, che avrebbe finalmente l’occasione per debuttare sugli ovali. Dopo la svolta con Carpenter l’anno passato, se l’accordo venisse confermato Luca avrebbe davvero coronato il suo sogno in America.

IndyCar 2016 Chevy

Ma la Chevrolet non sta di certo a guardare. Oltre a un motore più manovrabile e a un pacchetto aerodinamico progettato con più di un occhio alle soluzioni degli avversari, la Casa americana può vantare squadre e piloti di un peso specifico davvero gigantesco.

Anzitutto, il Team Penske. Lo storico team americano ha dalla sua un quartetto proprio d’eccezione. Oltre a Will Power, ormai pilota di punta della squadra e già campione 2014, schiera un duo ricco di talento ed esperienza come quello formato da Montoya e Castroneves. E oltre alla grande sfida di recuperare lo schiaffo dell’anno passato (in cui Dixon ha vinto all’ultimo), c’è anche il riscatto nel riscatto di Simon Pagenaud, chiamato a convincere di più i suoi superiori del proprio talento. Il 2015 del francese non è stato negativo, ma da lui ci si aspetta qualcosa di più.

Che sia tutta questa qualità il punto debole di Penske? Dopotutto Ganassi scommetterà solo (e ancora) su Scott Dixon. Il campione 2015 è una vecchia volpe della serie a stelle e strisce, nella Top 3 degli ultimi nove campionati, e anche quest’anno sarà l’uomo da battere. Vero, la sua vittoria l’anno passato non ha convinto tutti gli opinionisti, ma resta il fatto che Dixon rimane un pilota molto solido, e l’unica stella polare del Chip Ganassi Racing. Dopotutto ha per compagni un Tony Kanaan a fine carriera, ancora grintoso ma non credibile nella lotta per il titolo, un Charlie Kimball non abbastanza pronto per la vittoria finale e un Max Chilton arrivato in Ganassi quasi per caso. Proprio Max, dopo i suoi trascorsi in F1 con la Marussia, è un osservato speciale: da lui ci si aspetta una concreta dimostrazione del suo talento. Il debutto in un Top Team, si sa, non è proprio facile.

Sarà in difficoltà l’Ed Carpenter Racing. Da quando Sarah Fisher ha abbandonato il progetto la squadra motorizzata Chevrolet ha avuto problemi di budget, al punto da non poter schierare entrambe le macchine a tempo pieno. Carpenter girerà con la #20 sugli ovali senza avere un collega per gli stradali. Speriamo che Newgarden non ne risenta…

Qualche problema anche per il KVSH Racing, che ha licenziato il deludente Stefano Coletti per mantenere soltanto il veterano Sebastien Bourdais. Ma questo rimpicciolimento potrebbe essere il punto di forza per la squadra di Vassirer: concentrare maggiori risorse su una macchina sola potrebbe portare il pilota francese, vincitore di due gare l’anno passato, a puntare al titolo… Staremo a vedere.

Max Chilton in IndyCar

Il 2016 sarà un campionato più lungo del precedente (si chiuderà a settembre) e tecnicamente molto equilibrato. Su quindici tracciati, cinque saranno stradali, cinque cittadini e cinque ovali: il totale delle corse è sedici perché a Detroit si terrà un doppio appuntamento. Rientrano nel Circus l’ovale di Phoenix (i test hanno già ufficiosamente distrutto il record precedente) e il circuito di Road America. Al debutto, proteste e mal di pancia permettendo, un cittadino per le strade di Boston. Sono costretti a lasciare la serie Milwaukee, NOLA e Fontana, chi per denaro, chi per disorganizzazione e chi per conflitti con la IndyCar.

Sul fronte sportivo, rimangono i discussi doppi punti all’ultima gara di Sonoma oltre a quelli della 500 miglia di Indianapolis. Storica corsa che, come anticipavamo, taglia quest’anno il traguardo delle cento edizioni: una vittoria molto prestigiosa quella in palio nel 2016, che perciò è stata caricata con campagne promozionali straordinarie. La Penn Grade Motor Oil è riuscita a strappare agli organizzatori il ruolo di title-sponsor della 500 miglia (sponsorizzazione mai assegnata prima d’ora) e ricoprirà questo ruolo fino al 2018.

ABC (sponsor di Foyt) e NBC Sports si spartiranno le corse della stagione: la prima trasmette St. Petersburg, il GP stradale e la 500 miglia a Indy, e il double-header di Detroit, mentre alla seconda rimangono i restanti undici appuntamenti.

Notizia recente (e lietissima) è il prolungamento del contratto di Sky Sport Italia: anche quest’anno, e fino a tutto il 2018, la pay-tv di Murdoch offrirà la serie americana. L’appuntamento è già schedato nella guida TV: domenica 13 marzo, ore 17.45, Sky Sport 3.

Appuntamento a giovedì per l’anteprima di St. Petersburg! (In cui saprò dirvi se Sky trasmetterà, la prossima settimana, le sue comode sintesi della corsa).

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