"Explore your roots - Factory tour Ducati" : viaggio alla scoperta di Borgo PanigaleCuriosità news Reportage 

“Explore your roots – Factory tour Ducati” : viaggio alla scoperta di Borgo Panigale

"Explore your roots - Factory tour Ducati" : viaggio alla scoperta di Borgo Panigale

Non è questione di fede o di preferenze, qui è questione di cultura: la curva d’apprendimento del giornalista non s’appiattisce mai, e quando questo accade vuol dire che qualcosa ha smesso di funzionare o non ha mai funzionato a dovere.

I casi della vita mi hanno portato a vivere a Modena, cittadina tanto piccola quanto centrale per gli appassionati di motori, cosicché, appena avuta l’occasione, mi sono messo in marcia per cercare di scoprire di più sulla Motor Valley. Di cose da vedere ce ne sono parecchie, e questa volta è toccato alla casa di Borgo Panigale avermi tra i piedi nel bel mezzo della loro “stagione alta”, così viene definito il primo quadrimestre che darà alla luce migliaia di moto per i loro fortunati possessori, ma andiamo con ordine…

MUSEO

Prima tappa del tour è il museo: un locale circolare dove sono esposte le moto da competizione che hanno segnato la storia della casa bolognese. Si parte ovviamente dalle origini, con le moto protagoniste del Giro d’Italia dei primi anni del ‘900, fino a passare alle più moderne Superbike con delle piccole sale dedicate a dei modelli in particolare.

Nella prima sala campeggiano un prototipo costruito per battere dei record di velocità con una carenatura di derivazione areonautica ed il motore dell’Apollo. Quest’ultima è un prototipo mai prodotto dalla Ducati che avrebbe dovuto equipaggiare la polizia nel dopoguerra. L’unico esemplare della moto appartiene ad una collezione privata ed è esposto in Giappone, e monta un propulsore V4 di 1.297 cm cubici per un totale di oltre 220 kg (solo di motore!). Inutile dire che la moto rimase solo un prototipo assolutamente inadeguato alle tecnologie dell’epoca per quanto riguarda ciclistica, pneumatici ed impianto frenante.

Una sala speciale è stata dedicata alla Ducati 750 di Mike Hailwood, trionfatrice al Tourist Trophy il 2 giugno 1978. L’asso inglese portò alla vittoria l’inedita 883 capace di sviluppare 75 CV a 7.500 giri/min contro le ben più potenti Honda e Suzuki. Una nota di colore: sulla moto è presente la stessa pallina da tennis che il rider inglese aveva tagliato e riempito con la spugna imbevuta di acqua e sapone ed usava per pulirsi la visiera durante il Mountain Course.

Nella stessa sala anche la 750 Imola Desmo color argento con il quale Paul Smart trionfo alla 200 Miglia di Imola nel 1972. La vittoria del rider britannico è particolarmente importante per la casa di Borgo Panigale, tant’è che viene ricordata con delle carenature speciali color argento metallizzato ogni 10 anni. La colorazione argento fu scelta per distinguersi dalle MV Agusta, colorate di argento e rosso. Successivamente, con la moto di Hailwood, la Ducati assunse il colore rosso con dettagli verdi e biacchi per volere della Castrol, che era il main sponsor.

Andando avanti con la carrellata di moto si passa per la 851 guidata da Lucchinelli fino ad arrivare alla regina indiscussa del museo: la 916. Questa moto, semplicemente rivoluzionaria per il 1994, anno in cui fu presentata, è tutt’ora un esempio di innovazione tecnica e stilistica. Basti prendere una moderna 848 e confrontarla con l’anziana antenata per accorgersi che differenza non è così abissale: focellone monobraccio con doppi scarichi sotto al codone ed un cupolino dall’aerodinamica estremizzata sostenuti da un telaio a traliccio. Menzione a parte per Super Troy Bayliss e per le sue tre moto con il quale si è portato a casa altrettanti mondiali piloti in Superbike: l’australiano ha meritato una nicchia a parte in una sala, mentre le moto sono esposte assieme alle altre SBK vincenti. Il museo si conclude con l’apposito reparto con le bellezze della Moto GP, le Desmosedici che hanno portato sul tetto del mondo un altro australiano volante: Casey Stoner.

FACTORY

La linea di produzione è popolata da giovani, tantissimi giovani. Da 23enne, la cosa non può che farmi felice. Ai ragazzi già “skillati” (per usare un termine puramente aziendale) si aggiungono quelli del DESI, acronimo di Dual Education System Italia: ragazzi degli istituti tecnici che vengono a formarsi per 6 mesi in azienda, con lezioni teoriche ed ovviamente molta molta pratica. Gli operai sono divisi in due tipologie di linee: stop & go e continua. Nella prima il motore che deve essere assemblato si ferma per 4 minuti a stazione e riceve le amorevoli cure dei tecnici di Borgo Panigale, al contrario nella linea continua la moto avanza lentamente, e viene assemblata passo passo fino ad arrivare al collaudo. Ogni motore, e di conseguenza ogni moto, viene accompagnata con una scheda di prodotto, che ne definisce tutte le peculiarità a seconda del mercato di destinazione. La Ducati, infatti, usa un metodo di produzione “PUSH”, che significa che le moto vengono prima prodotte, e poi vendute. Al contrario, nel settore automotive, si usa il sistema “PULL”: in base alle ordinazioni dei clienti, le vetture vengono assemblate e spedite secondo le specifiche volute dal cliente stesso. Le previsioni di vendita vengono aggiornate ogni due mesi dal reparto commerciale che effettua delle accurate analisi di mercato, andando a regolare la produzione. Top secret, ovviamente, sono le aree adibite al reparto corse, sia SBK che Moto GP.

Senza proclami e sbandieramenti vari, ogni appassionato, indipendentemente dal tipo di moto che guida, dovrebbe venire a vedere con i propri occhi tutto questo. Torno a ripetere, non ci si può dichiarare appassionati senza avere la sete di conoscere le proprie origini ed i prodotti della propria terra.

Alessandro Roca – @AlessandroRoca – IG: @pitrentotto
Foto: Alessandro Roca & Francesca Miani

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