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E’ la RB12 la macchina che segna il ritorno a tempo pieno in F1 di Adrian Newey

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La giornata per gli uomini Red Bull è cominciata presto quest’oggi, se già alle 07.30 erano tutti pronti per presentare al mondo l’ultima creatura nata tra le mura di Milton Keynes. La RB12, una delle monoposto che mancavano all’appello delle presentazioni dopo che il Team austriaco si era limitato qualche giorno fa a presentarne la livrea, ha fatto la sua apparizione direttamente nella Pit Lane di Barcellona, dove Daniel Ricciardo e Daniil Kvyat l’hanno mostrata al mondo prima di andarsi a preparare per la prima giornata di Test.

La RB12 è una monoposto che, pur non presentando particolari stravolgimenti rispetto alla sua controparte del 2015, mostra come Adrian Newey abbia deciso di tornare prepotentemente in campo nella F1. Le soluzioni aerodinamiche della nuova nata della Scuderia austriaca sono più estremizzate della RB11, a partire dall’anteriore: i fori ai lati del “bulbo” anteriori sembrano ancora più grandi, mentre guardandola da 3/4 si nota come ai lati del musetto, verniciate in giallo, ci siano delle sorta di pinne – piuttosto accentuate – che dovrebbero indirizzare meglio i flussi verso il T-tray e le pance laterali. Anche sulla RB12 troviamo la sospensione anteriore con schema push-rod e con il triangolo inferiore abbassato per lavorare in sinergia con l’ala anteriore, già piuttosto sofisticata per essere una prima uscita.

L’airbox non è grande come quello di altre sue concorrenti, ed ha una forma molto regolare con l’airscope abbastanza distante dalla testa del pilota. I deviatori di flusso salgono dalle pance fino alla parte superiore del telaio, ma non si raccordano con esso all’altezza degli specchietti retrovisori (come nel caso invece della W07 Hybrid). Questo perchè la RB12 ha due alette orizzontali dietro ai suddetti specchietti, destinati a ripulire i flussi per farli scorrere meglio sul cofano motore. Le pance laterali sono molto ricercate nella forma, visto che in poche altre auto si è vista finora una rastremazione così accentuata anche della parte iniziale delle fiancate, ed il cofano motore pur non presentando per il momento alcun tipo di vistosa “vela” e pur avendo un andamento curvilineo e molto lineare, è piuttosto alto nella zona dello scarico. Buona inoltre sembra essere anche la rastremazione della coda.

Sul fondo piatto troviamo poi, come in tante altre concorrenti, le piccole fessure orizzontali davanti agli pneumatici posteriori, con una piccola paratia verticale posta più internamente rispetto alla gomma. Manca anche qui il Monkey Seat, e sembra nuovo anche il supporto monopilone dell’ala posteriore. A sottolineare poi ulteriormente la cura aerodinamica della RB12, anche qui troviamo i mozzi dei cerchi forati per creare maggiore deportanza incanalando l’aria proprio attraverso il cerchione.

Come accaduto per lo scorso anno dunque, l’incognita della Red Bull sembra essere la PU Renault (qui marchiata TAG Heuer). Se i francesi nel corso dell’inverno sono riusciti a risolvere i loro problemi, anche la RB12 potrebbe dire la sua nel corso di questa Stagione. 

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