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Ma non saremo mica costretti a comprare solo Porsche per evitare la guida autonoma?

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Essere un Blogger, tra le tante cose, comporta molto spesso anche essere iscritto alle Newsletter dei Reparti Stampa delle varie Case automobilistiche, sempre pronte ad inviare Mail informative sulle novità del marchio, sui risultati produttivi ed economici o sui provvedimenti da adottare in caso di crisi improvvise. La frequenza di queste Mail, solitamente, si intensifica in prossimità o durante i vari Autosaloni, nei quali i Marchi di tutto il mondo si affannano e si prodigano per presentare le loro ultime novità sotto i riflettori della stampa. E durante una delle ultime esposizioni ho notato qualcosa che, in un certo senso, mi ha inquietato.

Sto parlando del NAIAS di Detroit, che si è tenuto a gennaio. Sin dal giorno della sua apertura, come avvenuto già altre volte, la mia casella Mail ha iniziato ad accogliere messaggi provenienti dai Settori Stampa dei più disparati costruttori automobilistici, tutti intenti a sponsorizzare le loro più recenti novità. Ma sin dal giorno della sua apertura, a me che leggevo le Mail, sorgeva sempre più il dubbio se, al NAIAS, al posto della solita esposizione di automobili non fosse andata in scena quest’anno una rassegna dedicata a Smartphone, Tablet, PC ed altri oggetti Hi-Tech. Salvo rarissime eccezioni infatti, tutte le Mail erano volte a celebrare dispositivi di guida autonoma proposti dalle varie Case: la macchina che decide quando sorpassare e quando rientrare in corsia a manovra terminata di qua, la macchina che si guida completamente da sola di là, la macchina che parcheggia da sola di su, la macchina che frena da sola di giù. Ovviamente, il tutto accompagnato da attente descrizioni di tutti i meccanismi elettronici e satellitari sfruttati per ottenere tali risultati. Le Mail del NAIAS di Detroit, sostanzialmente, si riducevano in un’analisi Hi-Tech di una miriade di trovati tecnologici che, con il mondo dell’automobile vero e proprio, ben proprio sembrano averci a che fare.

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Ora, permettetemi di dire una cosa. Siamo pronti a rinunciare anche a questo? Siamo pronti ad affidare incondizionatamente la nostra vita a dei computer di bordo che, per quanto affinati ed avanzati, potrebbero essere comunque inclini a guasti di qualsiasi tipo? La Crociata contro le Ibride e le Elettriche, per quanto automobilisticamente poetica, è destinata a capitolare di fronte alle esigenze ambientali sempre più pressanti. I combustibili fossili prima o poi finiranno, e non sarebbe un bene farsi trovare completamente impreparati quel giorno. Senza considerare che, volenti o nolenti, la Terra ha delle necessità che noi, utilizzando all’infinito motori a scoppio, violenteremmo per l’eternità. Ci vorrà del tempo magari, perchè l’elettrico sta prendendo piede solamente ora e con modalità di realizzazione che, in termini di consumo complessivo del ciclo di produzione, lasciano ancora qualche dubbio, ma il giorno in cui si smetterà di parlare di cilindri, pistoni, bielle ed alberi a camme arriverà. Ma visto che tutto ciò verrà fatto in vista di un futuro (si spera) migliore, forse noi Petrolhead potremmo anche decidere di accettarlo. A malincuore, questo è certo, ma lo accetteremmo.

La guida autonoma, invece, proprio non riesco a farmela andare giù. E vi spiego meglio perchè. Io, come credo molti di voi, ho un rapporto quasi viscerale con la mia automobile. E’ una sorta di rifugio, un qualcosa che, anche solo per qualche minuto, mi permette di staccare la spina dai pensieri quotidiani. Inanellare una sequenza di curve (e attenzione, non sto parlando di andare a velocità iperboliche, io sto semplicemente parlando di Guidare) tiene concentrati sugli apici, sulle traiettorie, sulle velocità, sulla sequenza di movimenti da effettuare tra pedali e leva del cambio e spesso sgombra la mente da ogni altra incombenza. E’ una continua ricerca della linea perfetta, è una continua attenzione al momento esatto della cambiata, è un gioco di distanze per capire il punto esatto di frenata. E’, per noi Petrolhead, un’esperienza quasi unica, un piacere che è difficile da spiegare e che, in fondo, siamo contenti che non tutti capiscano ed apprezzino appieno. Per questo fatico ad accettare che un giorno possano smettere di esistere volanti e pedaliere per far spazio magari ad una semplice serie di bottoni accompagnati da qualche schermo LCD sulla plancia per non far annoiare troppo i passeggeri. Perchè il mio timore è che, un po’ come accaduto per il cambio automatico (ormai forzatamente inserito su sempre più modelli in listino), una primizia tecnologica inizialmente proposta come optional diventi pian piano obbligatoria, fino a giungere ad un futuro ipotetico (ma nemmeno tanto, perchè alcune Case hanno dei progetti per il 2030) in cui le auto in circolazione saranno dei veri e propri robot.

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I motori a scoppio abdicheranno per motivi di inquinamento, ma la guida “umana”? Per evitare incidenti? Probabile, ma la circolazione stradale rimane comunque un’attività pericolosa: dubito infatti che un robot, in caso di lastra di ghiaccio improvvisa sulla strada, possa evitare un incidente. Certo, la percentuale diminuirebbe sicuramente (facendo affidamento sul fatto che si sia tutti al sicuro da attacchi hacker e dal rischio di guasti), ma la percentuale diminuirebbe lo stesso se fossimo dotati di maggior buon senso e, giusto per fare un esempio, evitassimo di rimetterci in auto dopo aver bevuto. Oliver Blume, CEO di Porsche, ha recentemente dichiarato che chi compra un’auto di Zuffenhausen “…vuole guidarla da solo. L’iPhone appartiene alle tasche, non alla strada”. E non credo che la cerchia di chi compra un’automobile soprattutto per guidarla sia ristretta ai soli clienti Porsche. Anche perchè, per dire, io non ho mica una Porsche (purtroppo).

Toglieteci, se proprio dovete, il rombo, l’odore della benzina ed i cilindri e rimpiazzatemeli con delle batterie. Ma, vi prego, lasciate che possiamo essere ancora noi a decidere con quale curva disegnare la nostra vita da Petrolhead. 

 

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