Villeneuve, 66 anniCuriosità 

Libri da Corsa: Scanzi e i 66 anni di Gilles Villeneuve

Villeneuve, 66 anni

La leggenda graffia e infiamma: questa fu la natura di Gilles Villeneuve. Un pilota venuto da lontano, dal Canada. Si era fatto strada attraverso la neve e i caroselli delle gare americane in nome della velocità. L’ultimo pilota amato da Enzo Ferrari. Un pilota che ieri, il 18 gennaio 2015, avrebbe compiuto 66 anni. Se non fosse rimasto ucciso nell’incidente di Zolder.

Andrea Scanzi è un editorialista del Fatto Quotidiano, per cui segue la cronaca politica. Ma Scanzi si interessa di tutto lo scibile (è molto simpatico il siparietto sulla sua pagina Facebook, in cui si dichiara  convinto di sapere tutto e ancora di più) e, perciò, anche di sport.

Il piccolo aviatore – Vita e voli di Gilles Villeneuve (Lìmina, 2002) è la biografia del canadesino della Ferrari scritta da Scanzi stesso. Un libro appassionante, ben scritto, che non disdegna il tono romanzato pur di tenere il lettore sempre col fiato sospeso. La penna di Scanzi coinvolge qualunque sia l’argomento di cui tratta, e traccia con una semplicità disarmante la carriera e la storia del pilota Ferrari.

Scandita in 27 capitoli (più un prologo, un interludio e un epilogo), la vicenda di Gilles si sviluppa con grande chiarezza. L’autore la narra con precisione e competenza, ma preferendo i retroscena alle testimonianze. La sensazione di star leggendo un romanzo, e non un saggio, caratterizza ogni pagina del libro. Il ritmo rimane incalzante ma l’atmosfera cambia in continuazione, secondo le esigenze del racconto, sempre in modo convincente e non risultando mai estranea al lettore. Sembra quasi una canzone molto duttile e raffinata, e in effetti Scanzi introduce ogni capitolo con una citazione musicale.

Magari il repertorio del giornalista non convincerà tutti, ma aiuta a inquadrare ogni capitolo nella giusta luce. Tra gli autori più citati si annoverano Guccini, De André e Gaber, quest’ultimo da sempre prediletto dall’autore aretino.

Il piccolo aviatore

Il lavoro di documentazione affiora da ogni singola rigola dell’opera. Dalle gare sulla motoslitta oltreoceano alle corse in Formula Atlantic, dall’unico assolo (con ritiro) nell’EuroF2 a Pau ai primi anni in Ferrari con Reutemann e Scheckter, le immagini delineate sono chiare e limpide, ricche di dettagli, dietro-le-quinte, ricostruzioni sportive e umane.

Dietro la sapiente narrazione dell’autore riusciamo a intravedere tanti altri spaccati della vita di quei tempi e di quei personaggi. Facciamo conoscenza con Forghieri, Scheckter, Pironi, col commendator Ferrari. Ma anche con Joann, la moglie di Gilles, e con i suoi figli. Jacques Villeneuve diventerà campione del mondo nel 1997, a 26 anni. Quel titolo che tanto sfuggì a suo padre.

Manca un po’ l’aspetto tecnico, ma in fondo ben si sposa con l’idea di Villeneuve che Scanzi ha voluto trasmettere ai suoi lettori. Un pilota romantico, che corre per correre, l’ultimo vero amante della velocità. Un Villeneuve coerente in tutto e per tutto, perché sotto il casco viene a galla l’uomo. «La persona più genuina che abbia mai conosciuto» lo descriverà il compagno di squadra e amico intimo Jody Scheckter. Il ritratto privato di Gilles è quello di una persona fragile ma allegra, timida ma determinata: una serie di contrasti che chiariscono l’energia caratterizzante di Villeneuve.

Ed è così che Scanzi trasforma una biografia in un romanzo, una canzone, un film: raccontandola anziché scrivendola, grazie ad atmosfere e scelte stilistiche che non si dimenticano facilmente. Il prodotto finale è un Villeneuve malinconico, testardo e simpatico, che lascia l’amaro in bocca come un buon libro. O un buon film. Magari lo stesso di cui parlava Gilles.

«Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere». (Gilles Villeneuve).

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