F1 news 

Il veto della Ferrari e quel rischio di avere una “Formula B”

Cosworth-power-unit

27 milioni di € sono troppi. Da questo assunto si è partiti quando, durante il venerdì di relax forzato di Austin, i rappresentanti della FIA, dei Team, Ecclestone ed i motoristi della F1 si sono incontrati in uno degli uffici del CoTA per discutere, ancora una volta, di come provare a curare uno sport in difficoltà. 27 milioni di €, all’anno, è la cifra che ogni Scuderia clienti deve sborsare per ottenere la fornitura di PU da uno dei motoristi attualmente sul campo. Una cifra astronomica, spesa oltretutto per disporre di propulsori non costantemente aggiornati come quelli della Casa madre. Basti pensare che qualche anno fa, per ottenere la fornitura dei V8 aspirati, bastavano circa 13 milioni di €.

E’ una cifra che non tutti possono – o sono disposti – a pagare. La Sauber è in crisi economica, ancora per pochi anni potrebbe riuscire a tenere questi ritmi di uscite a fronte di risultati così poveri; la Force India e la Williams finanziariamente sono messe meglio, ma i segnali di malcontento derivanti dal non poter disporre della PU aggiornata crescono di GP in GP. Il rischio che Bernie teme di veder concretizzato è una F1 che nel 2017 non vada oltre le 6-7 Scuderie in griglia, causando così una caduta d’immagine spaventosa. Ecco perchè, coadiuvato dai suddetti Team – più RedBull e Toro Rosso, che con l’era PU non hanno mai avuto un grande rapporto – Mr. E ha proposto allo Strategic Group della F1 di creare un tetto massimo per il costo della fornitura delle PU, quantificato in 10,5 milioni di € per i motori della Stagione in corso ed in 7 milioni di € per i propulsori della Stagione precedente. Un abbassamento di prezzo ottenuto standardizzando e ponendo sotto obbligo di omologazione un numero sempre crescente di componenti della PU.

Ci ha pensato la Ferrari a tagliare subito le gambe a questa proposta. La Scuderia di Maranello, infatti, in quanto Team più importante a livello storico, è l’unica a disporre di un sostanziale potere di veto. Se alla Ferrari non va a genio una proposta destinata ad entrare nel regolamento della F1, soltanto lei può bloccarne la procedura di approvazione. E’ un potere sconosciuto ai più, anche perchè durante l’era Montezemolo non è mai stato utilizzato. Ma con Marchionne le cose sono cambiate e la Ferrari, che quest’inverno ha sputate sangue per riuscire a produrre una PU competitiva al livello – o quasi – di quella Mercedes, ha immediatamente bloccato la procedura di approvazione del suddetto tetto massimo.

La FIA, però, forse si aspettava una mossa del genere ed in qualche modo si era già coperta le spalle. Anche la Federazione infatti, che con Jean Todt in primis aveva spinto tantissimo per l’introduzione delle PU ibride attuali, si è resa conto che i V6 Turbo chiedono effettivamente un sacrificio eccessivo alle squadre in corsa per il Mondiale. Ecco quindi, con il placet di Bernie, la proposta di introdurre per il 2017 (anno in cui, lo ricordiamo, ci sarà una nuova rivoluzione regolamentare) dei propulsori low cost. Ovvero dei V6 Turbo da 2.2 litri di cilindrata, uguali per tutti i Team che li richiedessero, con una parte ibrida che dovrebbe essere formata da due KERS ma che sarà priva dell’MGU-H (il sistema più complesso di queste PU ibride, che finora nel mondo del Motorsport è stato ben utilizzato solamente da Mercedes e Ferrari in F1 e da Porsche nel WEC). Ovviamente questi motori dovranno essere in grado di generare la stessa potenza della PU 1,6 Turbo attuali, che si attesta attorno agli 850/900 CV. Fanta-politica? Non proprio, perchè due motoristi piuttosto famosi nel mondo del Motorsport (Illmor e Cosworth) pare abbiano già avanzato le loro proposte per accaparrarsi il ruolo di fornitori.

Entrambi, infatti, hanno già pronto un motore di quella cilindrata progettato per le monoposto, anche se per ora si tratta solo delle IndyCar: Illmor fornisce il motore a Chevrolet, mentre Cosworth ne aveva progettato uno quando si paventava il ritorno della Ford sugli ovali americani. Entrambi i motoristi partirebbero da un motore che di base eroga 700 CV ed è garantito per una percorrenza di circa 4000 km. Con i dovuti aggiornamenti si riuscirebbe quindi ad accontentare le richieste della FIA piuttosto facilmente, con le squadre interessate che, in luogo appunto dei 27 milioni di € richiesti per le PU ibride attuali, si troveranno a sborsare una cifra che, secondo la Federazione Internazionale, non dovrà superare i 7 milioni di €.

Il rischio della griglia dimezzata dunque sembra essere in questo modo definitivamente scongiurato. Potremmo però trovarci di fronte, a partire proprio dal 2017, ad una sorta di “Formula B”. I nuovi motori è vero infatti che erogheranno potenze simili a quelle delle PU ibride, ma saranno sicuramente più pesanti (ci sono 600 cc di cilindrata in più) e consumeranno di più – cosa che ha fatto paventare ad Ecclestone addirittura un ritorno ai rifornimenti solamente per quelle squadre che ne avranno bisogno – costringendo la FIA ad escogitare degli escamotage per garantire l’equivalenza tecnica con i Top Team dotati dei 1.6 Turbo. In più, parità di cavalli non vuol dire parità di prestazioni, soprattutto quando ci si raffronta con il campo dell’ibrido: la rapidità di erogazione della potenza e di disponibilità della coppia garantita dall’MGU-H difficilmente sarà pareggiabile dai motori da 2.2 litri. A tutto svantaggio dello spettacolo. 

Related posts

Leave a Comment