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Alex Zanardi, vero cuore da pilota

Alex Zanardi compie gli anni. 49, per la precisione. Dei quali gli ultimi 14 trascorsi come simbolo vivente della concreta possibilità di non arrendersi di fronte alle avversità che la vita ci pone davanti, qualunque esse siano.

Alex Zanardi

Una carriera automobilistica intrapresa dal basso, come quasi tutti i piloti attuali: gli esordi nei go-kart, la gavetta nelle formule minori. Poi, un giorno, arriva la chiamata di Eddie Jordan, manager dell’omonima scuderia, che gli offre un sedile e un volante per la stagione di F1 del 1991. Tempi duri, quelli, per i piloti delle case minori. Troppo il divario che separava le vetture sulle quali salì Alex (oltre alla Jordan, ricordiamo la Tyrrell o la Lotus ormai da tempo orfana di Colin Chapman) dalle “prime della classe”, quelle McLaren, Ferrari, Williams e Benetton con le quali i vari Prost, Senna, Piquet, Mansell e Schumacher dettavano legge sui circuiti del mondo. Vincolato dalla pochezza tecnica delle monoposto, Alex non ha molte occasioni per farsi notare, ed è così che nel 1995 rimane appiedato.

Ma Zanardi non si arrende, ovviamente. Nel 1996 arriva l’occasione giusta: lontano dal vecchio continente, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, negli Stati Uniti, dove si corre la Formula CART. Nel 1995 un manager dall’occhio lungo come Chip Ganassi intuisce il talento del pilota bolognese, facendogli firmare un contratto per il 1996 con la sua scuderia.

Alex Zanardi 3

Alex, a bordo di un’auto finalmente competitiva, vince il premio Rookie of The Year (il sorpasso su Bryan Herta al Cavatappi a Laguna Seca è storia), per poi andare a vincere due titoli iridati nel 1997 e nel 1998.

Nel 1999 tornano a farsi sentire le sirene Europee, con il team di F1 di Frank Williams che offre a Zanardi una monoposto per due stagioni. I risultati però, nonostante il nome blasonato della scuderia – che all’epoca era in uno dei suoi periodi più bui – stentano ad arrivare, e alla fine della stagione 2000 Alex si ritrova nuovamente a piedi.

In America però si ricordano bene di Alex. Ed ecco perchè, nel 2001, Zanardi torna nuovamente nella Formula CART. La sua stagione, partita in sordina a causa dell’inesperienza del team, è in crescendo. Fino a quando, nella gara del Lausitzring, uno scontro terrificante con Alex Tagliani, che colpisce con la propria vettura la monoposto di Zanardi, rientrata in traiettoria dopo un’escursione fuori pista causata probabilmente da una mistura di acqua ed olio risalente ad un incidente precedente ancora presente sulla pista, non taglia di netto le gambe del pilota bolognese. Lo schianto è spaventoso, nessuno crede che Alex possa sopravvivere; il cappellano della serie automobilistica dà persino l’estrema unzione.

Ma è evidente che non lo conoscono bene. Alex infatti, dopo un coma di 3 giorni e 6 settimane di ricovero, esce dall’ospedale per cominciare una nuova vita.

Alex Zanardi 5

Ricomincia a correre in auto, continua a vincere in auto: il Campionato Italiano Superturismo, diverse tappe del WTCC a bordo di una BMW modificata per permettergli di guidare anche senza gambe. Poi Alex si innamora dell’handbike e, ovviamente, vince anche lì: la maratona di New York nel 2011, quella di Roma del 2012, le tre medaglie ai Giochi paralimpici di Londra 2012, le tre medaglie ai Campionati del mondo canadesi del 2013 ed ancora tre medaglia ai Mondiali statunitensi l’anno successivo. Nello stesso anno Alex porta a termine un’altra impresa della sua vita: partecipa al Triathlon più duro del mondo, quello Hawaiano di Kona, classificandosi 273° assoluto e portando a termine l’intero percorso in meno di 10 ore. Nel 2015 Alex ha continuato a fare quello che gli riesce meglio, ovvero mettersi in gioco: nuovamente al fianco di BMW, infatti, il driver bolognese ha partecipato alla 24 H di SPA assieme a Timo Glock e Bruno Spengler, gara conclusa sfortunatamente con un ritiro a causa di un problema tecnico dopo aver a lungo presenziato nella Top Ten della propria categoria. Progetti per il futuro, oltre alla sempre presente handbike? Nulla di certo, ma addirittura qualcuno parlava di una presenza in Indycar…

22th/26th July, Spa-Francorchamps (BE). 24h Spa-Francorchamps 2015. #9 BMW Z4 GT3, ROAL Motorsport, BMW works drivers Alessandro Zanardi (IT), Timo Glock (DE), Bruno Spengler (CA). This image is copyright free for editorial use © BMW AG (07/2015).

In occasione della cerimonia d’apertura dei Giochi paralimpici invernali di Torino 2006, gli è stata data la parola, Alex Zanardi ha iniziato il suo intervento con una frase semplice, che però racchiude tutta la sua storia e tutta la sua immensa personalità: “Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota. Perchè Alex, oltre a dimostrare come gli unici limiti che abbiamo siano quelli che decidiamo di porci, incarna quello che io ho sempre sostenuto: una volta che sei stato pilota, rimarrai sempre un pilota, qualsiasi cosa possa accadere. E’ la mentalità che non cambia: la mentalità del vincente, la mentalità della competizione, la mentalità del mettersi in discussione e del migliorarsi (Zanardi ha personalmente studiato l’aerodinamica della sua handbike per ottenere tempi più veloci). La mentalità del sentirsi vivo, insomma. La storia del pilota bolognese è uno splendido inno alla vita: perchè sì, il destino avverso potrà anche aver fatto a pezzi il corpo di Alex Zanardi, ma non è mai riuscito a scalfire il suo cuore. Il cuore di un vero pilota.

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