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Perché il 2° posto nel Mondiale di Vettel ha cambiato i piani della Ferrari

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C’erano delle tappe da rispettare, per i motoristi di Maranello. Sin dalle prime gare della Stagione, infatti, gli uomini in Rosso si erano resi conto che 4 propulsori non sarebbero bastati alla Ferrari per riuscire a coprire tutte la gare in programma. L’affidabilità della PU 060, sebbene migliorata, non era ancora al livello della PU 106B che equipaggia le Mercedes permettendo loro di coprire una distanza di ben 4.400 km senza dover sostituire il proprio motore. Ecco quindi che, in occasione degli ultimi appuntamenti stagionali, era stata preventivata da diverso tempo una penalizzazione di 25 posizioni sulla griglia di partenza, “guadagnata” a seguito del montaggio di una quinta PU sulle due SF15-T, un’unità per la quale gli ultimi gettoni di aggiornamento avrebbero dovuto essere spesi soprattutto in ottica 2016, facendola diventare una sorta di “base” dalla quale partire per lo sviluppo del propulsore della Stagione successiva. Nei programmi originari, dunque, il quinto motore sarebbe dovuto entrare in scena in occasione del GP degli USA, dato che Austin, Città del Messico, Interlagos e Yas Marina sono tutti tracciati dove la potenza fa la sua parte.

Poi però qualcosa è cambiato. E quel qualcosa è la situazione nella Classifica Piloti. I suddetti programmi della Ferrari, infatti, erano stati stabiliti a tavolino prima ancora che la Stagione iniziasse, senza quindi minimamente prendere in considerazione l’eventualità che uno dei piloti in Rosso potesse trovarsi, a 4 gare dalla fine della Stagione, davanti ad un pilota Mercedes nella Classifica generale. Ma arrivati alla vigilia di Austin la realtà è ben diversa: se Hamilton infatti è leader incontrastato – e già negli USA potrebbe agguantare il suo terzo titolo iridato – dietro di lui non c’è Rosberg, ma Vettel, a sorpresa primo degli inseguitori con 7 lunghezze di vantaggio sul tedesco della Mercedes. Una posizione, quella del #5 di Maranello, che porta a fare delle riflessioni strategiche. Sostituire il motore proprio ad Austin, partendo dal fondo dello schieramento, significherebbe di fatto consegnare nuovamente la seconda piazza nel Mondiale a Rosberg, nonostante il circuito americano sia piuttosto favorevole a chi vuole rimontare. La Ferrari sarebbe poi obbligata ad affrontare le ultime 3 gare in rimonta, nei confronti di un pilota equipaggiato con una vettura che sulla carta è ancora la stra-favorita. Come a dire che, a scanso di un miracolo, la seconda posizione di Vettel potrebbe rimanere un’utopia. Mantenere invece invariato il propulsore che equipaggia la SF15-T del tedesco, invece, permetterebbe di marcare più da vicino Rosberg, di mettergli pressione e magari indurlo così all’errore. Ma anche questa tattica, più conservativa ed all’apparenza anche più concreta, ha un suo rovescio della medaglia.

A preoccupare infatti sarebbe in quel caso l’affidabilità del quarto propulsore Ferrari, che la monoposto di Vettel monta dal GP di Monza (ovviamente sempre alternandone l’utilizzo, nelle FP, con le PU già utilizzate nei precedenti appuntamenti). La Power Unit del tedesco ha macinato già 2.765 km, ed il record di utilizzo di un propulsore per la Ferrari in questo 2015 sono i 3.270 km percorsi dal motore numero 3 di Vettel, ma su Raikkonen la stessa unità ha ceduto dopo 2.724 km. Calcolando che, mediamente, un weekend di gara comporta una percorrenza media di circa 650 – 700 km, terminare la Stagione con la sola PU numero 4 vorrebbe dire per Vettel arrivare a Yas Marina disponendo di un’unità arrivata praticamente al limite del proprio chilometraggio, quindi non solo meno performante ma anche più incline a rotture. La situazione migliorerebbe leggermente se si optasse per una rotazione massiccia delle precedenti PU durante le FP degli ultimi GP rimanenti, andando in questo modo a limitare l’utilizzo dell’unità propulsiva numero 4 a “soli” 400 km a weekend di gara. Ma è comunque rischioso.

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Ad Austin, dove le F1 scenderanno in pista a partire da domani pomeriggio, a scanso di clamorose novità dell’ultimo momento è stata scelta la linea conservativa. Il risultato del GP degli USA sarà dunque ancora più importante per gli uomini di Maranello, che a seguito della gara potranno effettuare le loro valutazioni in merito a che strada prendere per permettere a Vettel di affrontare nel migliore dei modi possibili il rush finale per la lotta al 2° posto iridato. Perché se è effettivamente vero che partire dal fondo dello schieramento è un assist enorme per Rosberg, un pesantissimo “0” in Classifica, magari addirittura nel corso dell’ultima gara e dunque senza alcuna possibilità di replica, sarebbe un aiuto ancora più grande per il tedesco della Mercedes. Almeno, in caso di penalizzazione, si ha la possibilità di rimontare.

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