Kawasaki superbike 2015 vittorianews WSBK 

Mentre Kawasaki vince tutto il possibile, cosa aspetta la Honda?

Kawasaki superbike 2015 vittoria

Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi, con la tappa francese di Magny-Cours anche gli ultimi rimasti saranno certamente stati fugati: il 2015 è stato in assoluto l’anno della Kawasaki.

Titolo Mondiale piloti Superbike, Titolo Mondiale costruttori Superbike, Titolo Mondiale piloti Supersport, Stock600, Bol d’Or più innumerevoli successi in gara e pole-position. Sono mancati all’appello soltanto la 8 Ore di Suzuka ed il Titolo Superstock 1000 (per il quale ad Akashi hanno già giurato che sarà loro nel 2016, quando arriverà la nuova moto). Ma tutti questi successi non sono casuali, bensì sono il frutto di un piano studiato a tavolino parecchi anni fa, quando Kawasaki decise di ritirarsi definitivamente dalla MotoGP, lasciando soltanto per un anno in più una ZX-RR affidata al Team Hayate con in sella Marco Melandri.

Portare avanti il progetto MotoGP, infatti, richiedeva troppi costi; costi ai quali Kawasaki non era più disposta a far fronte, soprattutto vista la mancanza di risultati della moto verde e d’altro canto, neanche in Superbike le moto di Akashi brillavano per risultati, così come poi le vendite nel “mondo reale”. Uno scenario che indusse gli uomini in verde a fare una scelta ben precisa: spostare tutte le proprie forze nei campionati con moto derivate dalla serie, e cambiare profondamente la filosofia costruttiva di queste stesse moto, che da lì in avanti sarebbero iniziare ad essere progettate per le competizioni per poi essere successivamente adattate alle esigenze della strada. Fu una vera e propria rivoluzione, ma che modificò per sempre il modo con cui le case guardano alle moto del settore supersport: sempre più potenti, performanti, tecnologiche, sempre più racing. Insomma, delle vere e proprie Race Replica che potrebbero giocare ad armi pari con le Superbike da Mondiale di qualche anno fa.

Tutte le Case ormai hanno seguito, infatti, la linea tracciata dal Costruttore di Akashi, presentando al pubblico modelli incredibili come la Yamaha R1 M, la Aprilia RSV4 FR, la MV Agusta F4 RC, la futura Suzuki GSX-R e così via. A mancare all’appello, infatti, rimane ad oggi soltanto Honda, che in MotoGP vince e stra vince (okey, quest’anno è un anno particolare, ma non scordiamoce degli ultimi due mondiali e lo strapotere che Yamaha e Ducati hanno dovuto subire) ma che in Superbike brancola nel buio con una moto ormai troppo lontana dalla concorrenza. La CBR, infatti, rimane una delle moto ancora adesso più apprezzate in ambito Road Race, proprio per le peculiarità della ciclistica di Tokyo che la rendono molto più facile ed “amichevole” sulle strade fuori dai circuiti. I grandi limiti, tuttavia, si evidenziano appena varcata la pit-lane di una pista: un mancanza di potenza data da un motore ormai obsoleto, telaio troppo morbido per ciò che i piloti di oggi chiedono alle proprie moto, necessità di impiantare un’elettronica totalmente estranea alla moto (dove invece le rivali sono progettate a priori con già installati tutti i controlli del caso) e così via.

Certamente, anche la Casa alata ha annunciato che una nuova CBR (sostanzialemente ferma al 2008) arriverà, Sì, peccato che si parli di 2017, addirittura i più scettici credono invece non prima del 2018. E nel mentre? Nel mentre lo abbiamo visto tutti, Honda ha deciso di dare alla luce una versione “street-legal” della moto Campione del Mondo MotoGP 2014, la RC213V-S. Fantastica, velocissima (però la versione da 210.000€), esclusiva all’inverosimile, una pietra miliare assoluta…Ma di certo, non ciò di cui Honda, e gli appassionati del marchio, avevano bisogno in questo momento. Mentre la concorrenza, infatti, avanza inesorabile, la CBR arranca sempre più, scomparendo addirittura dai diversi campionati Stock, perché ormai troppo obsoleta.

La domanda, quindi, rimane una: quanto senso può ancora avere stra-vincere nella Classe Regina dei prototipi, se poi tutto ciò non viene anche supportato dalla controparte “stradale”? E che cosa sta aspettando la Honda a tornare grande anche in Supersport, rinnovando (davvero) una seicento troppo stradale e sostanzialmente ferma dal 2008 anch’essa?

Umberto Moioli

Sono nato a Monza il 9 gennaio 1993, ed ho iniziato a frequentare il paddock fin dalla più tenera età grazie a mio padre, ex pilota e team manager. Amo le corse, scrivere, e guidare tutto ciò che è scomodo, rumoroso e soprattutto veloce. Sono appassionato di roba Old-School e ho una visione parecchio romantica delle Corse.

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