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F1, le Pagelle del GP di Singapore: Vettel da 10, bene Ricciardo e Verstappen

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All’indomani della terza vittoria stagionale di Sebastian Vettel, che nella notte di Singapore ha portato la Ferrari SF15-T sul gradino più alto del podio, per noi di Italian Wheels è arrivato nuovamente il momento, dopo qualche GP di assenza di troppo, di dare i voti ai principali protagonisti del GP. Se il tedesco della Ferrari è stato perfetto, infatti, c’è anche qualcuno che ha deluso. Scopriamo insieme chi.

SEBASTIAN VETTEL – 10. Non sbaglia niente. Singapore è uno dei suoi terreni di caccia perferiti, e la quarta vittoria in 5 anni lo dimostra. Sfrutta una Ferrari praticamente perfetta per un giro da qualifica monstre che gli vale la Pole e per una gara gestita da campione conclamato: per ben due volte è costretto a ricostruire il suo vantaggio da 0 dopo i regimi di Safety Car, ma il tedesco a Marina Bay è in uno stato di grazia. Tiene a distanza Ricciardo e va a vincere in maniera perentoria. Fare meglio di così era impossibile.

DANIEL RICCIARDO – 9,5. A Singapore non conta la PU, e questo Ricciardo lo sa. Sfrutta al meglio le doti della RB11 sul toboga di Marina Bay, mettendo in mostra la bontà del telaio della Scuderia austriaca. Ma Daniel ci mette del suo, forse sfoderando la migliore prestazione dell’anno. Cerca di tenere sotto pressione Vettel, lo sfida sul filo dei decimi di secondo praticamente per tutta la gara e non è mai messo in pericolo da Raikkonen. Gli è mancato davvero poco per essere a livello di Vettel oggi: e quel qualcosa potrebbe averlo sotto il cofano motore anche lui a partire dal 2016.

KIMI RAIKKONEN – 8. Si riscatta con una buona seconda fila in griglia ed un podio concreto dopo la semi-debacle monzese. Gara positiva per Iceman, anche se Vettel gli rifila una vita e non riesce neppure ad attaccare Ricciardo quando il tedesco rallenta volutamente il proprio ritmo per tenerli più vicini tra loro. Non soffre però neppure la pressione di Rosberg, che avrebbe invece potuto creare dei problemi al Raikkonen di questi ultimi tempi.

NICO ROSBERG – 6. Ok, la Mercedes a Marina Bay non andava, ma Hamilton prova a metterci una pezza: lui invece no. Perde il confronto con il compagno di Team in qualifica, e il compagno di squadra era a ridosso dei primi tre mentre lui navigava diversi secondi più indietro. Mantiene in vita il Mondiale solo grazie al ritiro di Hamilton, ma siamo arrivati al punto – impensabile ad inizio Campionato – in cui sembra essere Vettel il principale avversario del #44 inglese. Il che, vista la disparità tecnica tra la Mercedes e la Ferrari, la dice lunga sulla stagione di Rosberg.

VALTTERI BOTTAS – 7,5. La configurazione low drag della FW37 è forse la meno adatta possibile per le curve ad angolo retto di Singapore, e le due vetture di Grove appaiono in difficoltà sin dal venerdì. Ma mentre Massa arranca (complici anche alterne sfortune) Bottas porta a casa punti importanti con una gara solida. Anche perchè tra una settimana si va a Suzuka, e lì forse i CV della PU Mercedes torneranno ad essere più utili dell’aerodinamica raffinata.

DANIIL KVYAT – 6,5. Aveva iniziato il weekend con grandi aspettative, poi la sfortuna si accanisce su di lui proprio alla domenica. Rientra per il Pit un attimo prima che sia chiamata in causa la VSC e perde la posizione nei confronti dei due Mercedes. In più, in entrambe le soste, perde del tempo a causa di piccole noie durante le operazioni di cambio gomme. Poi, forse demoralizzato, non riesce a recuperare, e nel complesso non trova lo stesso ritmo gara di Ricciardo. Ci si aspettava un pochino di più, ma il giovane russo ha ormai già dimostrato che il posto in Red Bull lo merita ampiamente.

SERGIO PEREZ – 7. Sfortunato al sabato quando le bandiere gialle esposte per i detriti lasciati in pista da Sainz lo costringono ad abortire un giro che forse gli avrebbe permesso di accedere alla Q3, in gara “Checo” fa le spalle larghe e porta la Force India ampiamente in zona punti, non dando chance di sorpasso durante gli ultimi giri ad uno scatenato Verstappen. Negli ultimi appuntamenti, forse anche per mettersi in mostra ed ottenere il rinnovo del contratto, è più concreto della “star” Hulkenberg. Aiuta la squadra a staccare ulteriormente la Lotus nel Mondiale Costruttori.

MAX VERSTAPPEN – 9. Non sappiamo con certezza per quale motivo si sia piantato al via, se per un suo errore o per un risolvibile guasto meccanico. Ma il suo voto non può scendere al di sotto di questo, perchè la rimonta che porta a termine è semplicemente impressionante. Si ritrova ultimo, ma dopo la SC che gli permette di sdoppiarsi inizia a superare chiunque gli si pari davanti. Entra prepotentemente in zona punti con manovre che sarebbe lecito aspettarsi da piloti con ben maggiore esperienza in una delle piste più difficili del Mondiale. Ah, al suo esordio. Si rifiuta di obbedire al Team Radio che gli ordina di cedere la posizione nei confronti di Sainz, per motivi che tuttora per noi sono ignoti. E probabilmente ha fatto bene.

CARLOS SAINZ – 8. Anche lui è costretto ad una gara in rimonta dopo che, alla ripartenza dopo il primo regime di SC, la sua STR10 rimane piantata a folle e decide di ricominciare a funzionare solamente dopo che lo hanno superato tutti, tranne Verstappen. Che però gli finisce davanti. In più, a differenza del compagno di Team, per due volte in questo weekend stringe amicizia con i muretti di Marina Bay, pur senza causare danni ingenti. Però anche Carlos lotta con il coltello tra i denti seguendo a ruota Max nella rimonta fino alla zona punti. Sbaglia quando si arrabbia per non aver beneficiato di un ordine di scuderia semplicemente incomprensibile.

FELIPE NASR – 6,5. Porta una Sauber nei punti, ma ci arriva solamente grazie ai diversi ritiri e problemi in cui incappano i piloti davanti a lui. Però non fa danni, e dopo diverse prove opache torna ad essere davanti al compagno di Team in maniera costante. Certo è che forse si aspettava anche lui qualcosa in più dalle novità portate dalla scuderia elvetica proprio a Singapore.

MARCUS ERICSSON – 6. Una minore incisività rispetto al compagno in determinate situazioni di sorpasso non gli permette di provare un minimo accenno di attacco nei suoi confronti. Termina fuori dai punti, ma con questa Sauber c’è voluto davvero un GP con 6 ritiri per portarne una in Top Ten. Fa quel che può con quello che ha.

PASTOR MALDONADO – 6,5. Soffre in una maniera indicibile sia venerdì che sabato, uscendo addirittura in Q1. In gara ritrova se stesso ed una Lotus più competitiva e, approfittando del macello accaduto dinanzi a lui, per diversi giri si ritrova anche in zona punti. Poi Button lo tocca qualche giro dopo la fine della seconda neutralizzazione, danneggiandogli il diffusore. A quel punto la sua E23 perde guidabilità e Pastor viene risucchiato indietro nel gruppo. Stavolta non per colpa sua.

ALEXANDER ROSSI – 6. Buttato nella mischia all’improvviso, in una monoposto nella quale con le ginocchia tocca praticamente la frizione, arriva al debutto in F1 davanti al compagno di Team. E il botto di FP1 fa il pari con quello di Stevens in FP2. Cosa si può chiedere di più ad un pilota con una macchina che, nonostante con due Safety Car, taglia il traguardo con 2 giri di ritardo? Nulla.

WILL STEVENS – 4. Inconcepibile come un esordiente possa terminargli davanti nonostante lui abbia praticamente una stagione di F1 alle spalle. Anche lui termina staccato di due giri, ma la sua gara era contro Rossi. E la perde clamorosamente.

ROMAIN GROSJEAN – 7. Più in palla del compagno di Team per tutto il weekend, era scivolato ai margini della zona punti alla guida di una Lotus apparsa estremamente in difficoltà in questa trasferta asiatica. Il ritiro all’ultimo giro è sfortuna pura, perchè un punto forse si poteva pensare di prenderlo. Invece il tabellino segna 0 anche stavolta, e la Force India nel Costruttori scappa via.

JENSON BUTTON – 4,5. Voto che gli vale non tanto per averle prese da Alonso sia in Qualifica che in Gara, ma per come ha rovinato la sua gara e quella di Maldonado in un colpo solo, cercando il sorpasso in punto dove francamente era impossibile. Peccare di irruenza, per un pilota dall’esperienza pluriennale come la sua, è grave: che stia prendendo il sopravvento, sulla calma inglese di Jenson, la frustrazione per una situazione di pochezza tecnica stagnante?

FERNANDO ALONSO – 7. Indomito Matador. Potrete criticarlo, biasimarlo, odiarlo per le sue dichiarazioni, ma quando entra nell’abitacolo è ancora uno dei migliori al mondo a fare questo mestiere. Sa che Singapore potrebbe essere l’ultima chance per la McLaren-Honda di portare qualche punto a casa, quindi corre con un’intensità pazzesca. Stravince stavolta il confronto con Button, lotta con le unghie e con i denti per rimanere aggrappato al margine della zona punti, si difende per diversi giri dal Sainz visto a Singapore ed inizia a vedere la decima posizione proprio quando, per l’ennesima volta in questa stagione, è costretto a parcheggiare la sua MP4-30 ai box.

LEWIS HAMILTON – 7,5. Argina con la sua classe immensa un weekend storto per la Mercedes: bastona Rosberg in Qualifica, in Gara con le gomme Soft arriva persino a ridosso dei primi tre. Ma proprio mentre sta pensando alla strategia per agguantarli sfruttando il degrado delle SuperSoft in cui incapperà il trio di testa, la PU “gettonata” della Mercedes inizia a perdere potenza. Risucchiato fino al fondo della Classifica, si ritira per risparmiare km alla vettura. Nonostante lo “0” rimane comunque saldamente in testa al Mondiale.

FELIPE MASSA – 6,5. Anche lui sconta il fatto di essere alla guida di una vettura con poco carico aerodinamico in una pista che ne richiede molto. Soffre sia al sabato che alla domenica, dove il contatto con Hulkenberg (nel quale Felipe viene giudicato incolpevole) lo costringe ad una doppia sosta nell’arco di pochi giri, spedendolo nelle retrovie nonostante il regime di SC. Poi, mentre naviga a vista attorno alla 14esima piazza, la sua FW37 inizia a dare noie spedendo più volte il cambio in folle e lo costringe al ritiro.

NICO HULKENBERG – 3,5. E’ più lento di Perez durante tutto il weekend, ma non è questo il motivo per cui siamo così severi con lui. Semplicemente, non riusciamo a capire come un pilota con il suo talento e la sua esperienza abbia potuto centrare Massa in quel modo durante la prima curva. Ok, Nico era più avanti di una gomma, ma Felipe era all’interno e a quel punto non avrebbe potuto nè frenare nè tantomento scomparire. Che senso aveva stringere così tanto la traiettoria? Probabilmente nessuno, ed ecco perchè il collegio dei Giudici di Gara lo reputa colpevole e gli rifila 3 posizioni di penalità in griglia a Suzuka. Peccato, perchè oggi il potenziale per stare nei punti c’era.

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